In Nome del Cielo Recensione: il crime drama con Andrew Garfield su Disney+

Analizziamo insieme la nuova miniserie crime Star tratta dal bestseller di Jon Krakauer, Under the Banner of Heaven, disponibile su Disney+

In Nome del Cielo Recensione: il crime drama con Andrew Garfield su Disney+
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Mentre ci godiamo le uscite Disney+ di settembre 2022, un atteso titolo chiude l'estate Disney+ in grande stile, perché la sezione Star ha da poco accolto l'intera miniserie Hulu In Nome del Cielo, trasposizione del best-seller scritto da Jon Krakauer nel 2003. Complice un racconto tutto americano, sviluppato su una raccapricciante storia vera, il progetto ha presto suscitato curiosità in molti spettatori.

In seguito all'annuncio del Premio Oscar Dustin Lance Black (Milk) come showrunner al timone insieme al regista David Mackenzie (Hell or High Water), la conferma di Andrew Garfield nel ruolo di protagonista non ha fatto altro che aumentare a dismisura le attese sul nuovo prodotto crime della piattaforma. Portando a compimento un progetto del quale si vociferava da quasi dieci anni, possiamo ora osservare da vicino l'esperimento di Black, capace di mescolare i toni romanzati di un crime drama a una narrazione che non può lasciare indifferenti.

I Santi degli ultimi giorni

Il preciso schema di questa miniserie in sette parti racconta una triste serie di eventi accaduti nel 1984. Il 24 luglio di quell'anno, nello Utah, Brenda Lafferty (Daisy Edgar-Jones) e la sua bambina di quindici mesi Erica vengono ritrovate morte all'interno della loro abitazione. A sconvolgere ulteriormente la comunità è la brutale metodica di quello che si configura a tutti gli effetti come un macabro omicidio.

Ciò che Krakauer ha realmente raccontato vent'anni più tardi, ricostruendo con dovizia di particolari come si fosse arrivati a un crimine di quel tipo e offrendo una prospettiva mai considerata prima sul fondamentalismo dei mormoni, ha reso il doppio racconto un vero e proprio libro-inchiesta in cui alle indagini del crimine si alternavano digressioni sull'origine del movimento religioso. Il racconto di Black, che oltre a una serie di eventi inserisce anche personaggi in carne e ossa all'interno delle vicende, batte invece un sentiero completamente nuovo.

L'autore, cresciuto secondo quel tipo di educazione religiosa, intende sin da subito mostrare una netta differenza tra i mormoni comuni e la frangia fondamentalista del movimento. Questo antefatto, che potrebbe facilmente creare discrepanze, rende invece le dinamiche di quelle sconcertanti vicende estremamente verosimili nelle reazioni di chi si ritrova ad affrontare eventi di enorme portata dall'interno. La struttura della serie, in questo senso, non si discosta molto da quelle tipiche del genere.

Ad accompagnare chi osserva nel corso delle indagini è l'investigatore Jeb Pyre (Andrew Garfield), membro della comunità completamente stravolto nell'affrontare un caso del genere insieme al partner Bill Taba (Gil Birmingham), nativo americano si pone invece nella prospettiva opposta di chi non conosce certi contesti. Percorrendo a ritroso le origini del movimento fondamentalista e dei celebri fratelli Lafferty, la copertura della comunità nei confronti dei propri pari creerà un contorto labirinto di indizi e mezze verità che metteranno in discussione qualsiasi tipo di certezza.

Oltre la cieca fede

Fin dal primo episodio, Under the Banner of Heaven fa del proprio meglio per enfatizzare con estrema potenza la complessità delle indagini e del contesto in cui avvengono le vicende. L'attenzione per le sensazioni e per le atmosfere non è affatto delle più comuni, e con la maniacale cura volta a rispettare lo spirito e l'intento dell'opera di riferimento Black e soci riescono a mescolare le carte quanto basta per completare la transizione dello scritto non-fiction in un dramma particolarmente romanzato.

Sfruttando con grande acume la prospettiva dei detective, lasciandosi dietro qualche sbavatura in termini di rappresentazione per certi caratteri e bruschi cali di ritmo, lo showrunner riesce a rappresentare in modo esemplare l'angosciante e rigido schema radicalizzato dei fondamentalisti religiosi. Nel far ciò, il vero colpo da maestro in termini di adattamento è stato proprio l'inserimento di un personaggio come quello del protagonista, partecipe a suo modo della comunità e per questo costantemente posto dinanzi a situazioni spinose o a vere e proprie crisi esistenziali. Jeb è un personaggio completamente immerso nelle vicende e nelle atmosfere, si pone al centro del racconto e proprio grazie al suo punto di vista lo spettatore riesce a sentire profondamente ogni dubbio o trauma. Contrapponendo il trasporto di Andrew Garfield alla freddezza di Gil Birmingham, l'orrore assume connotati sempre più mutevoli e si unisce a un confronto costante tra stili di vita differenti e percezioni ben distanti tra loro.

Non solo: attraverso gli sviluppi delle indagini, lo show trascina lo spettatore nel percorso di Jeb, costretto a far vacillare ogni certezza sulle proprie credenze, sulla propria educazione e sulla propria comunità. Pezzo dopo pezzo, il puzzle della serie rivela una natura ben diversa da quella appena visibile in superficie. Proprio come nell'opera di riferimento, i fatti accaduti vengono ricostruiti attraverso flashback e analisi del movimento religioso nella sua interezza, con tanto di focus sui caratteri principali e sulle fondamentali leggi interne a comunità di questo tipo o portata. Grazie all'incessante sguardo di Mackenzie, si tenta in ogni modo possibile di carpire ogni sfumatura dei personaggi per poter trasmettere allo spettatore un'angoscia che sia alienante e mai banale.

Speranze di giustizia

Black e soci sono riusciti a offrire una prospettiva quanto mai romanzata, ma estremamente verosimile, di un contesto ben vicino a certe sfere della società americana. Lo sguardo volto ad analizzare minuziosamente le radici di un movimento religioso assai controverso non lesina orrore e tensione per evidenziare il male del fondamentalismo in ogni sua forma. Under the Banner of Heaven si configura come un elegante adattamento che ha il coraggio di porre sotto i riflettori elementi assai spinosi.

A che punto si smette di agire per fede o in speranza di grazia assoluta? Contrastare il marcio compiuto in nome di ciò in cui si crede porta verso la luce, o allontana verso il buio? L'opera intende porre questioni e stimolare alla messa in discussione, proprio come fa con i propri personaggi: l'idea di porsi costantemente delle domande assilla, tiene svegli la notte e spinge a fare follie. Ma quando, oltre l'ombra degli dei, rimangono soltanto uomini, ha davvero senso marciare in guerra sotto il vessillo del paradiso?

In Nome del Cielo In Nome del Cielo è un prodotto avvolgente, accattivante e brutalmente affascinante che fa della densità narrativa il suo principale punto di forza. Sorretto da una struttura complessa e da una penna con le idee assai chiare, questo show trasmette in pochi episodi tutta l'enfasi e il mistero di una storia vera che saprà tenere incollati allo schermo gli amanti del genere - tra interpretazioni intriganti e ragionamenti di grande impatto.

7.5