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Cobra Kai 3 Recensione: il Karate secondo Netflix

Netflix rispetta la mitologia sacra di Karate Kid, raccontando qualcosa di nuovo e immergendo il tutto in un racconto più "teen drama" di prima.

recensione Cobra Kai 3 Recensione: il Karate secondo Netflix
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La terza stagione di Cobra Kai arriva nel momento giusto, il 1 gennaio, nella speranza che infligga un sonoro calcio rotante ad un 2020 che tutti vorremmo dimenticare. I colpi implacabili di Johnny Lawrence, di Daniel LaRusso, di John Kreese e dei loro agguerriti allievi hanno adesso un nuovo dojo: è Netflix, d'ora in avanti, la "casa" della serie sequel di Karate Kid, dopo due prime stagioni eccellenti prodotte da You Tube ma ingiustamente sconosciute al grande pubblico.

E insomma, alla vigilia del suo arrivo sulla piattaforma streaming c'è timore nei confronti di questo Cobra Kai 3. Perché un passaggio di distribuzione, e in molti casi anche di produzione, spesso non è facile, e il pubblico sa bene che nell'immenso calderone di progetti targati Netflix molto spesso si rischia di perdere la bussola.

Ora, però, il tempo delle congetture è finito. Si torna sul tappeto e i protagonisti di Cobra Kai sono pronti a nuove ed intense battaglie a suon di Karate. Specie dopo gli eventi della Stagione 2, conclusi con un finale estremamente drammatico, le vicende sono più tese e delicate che mai, e le vivrete in una terza stagione dai toni un po' diversi, in certe circostanze forse più debole narrativamente, ma comunque estremamente rispettosa nei confronti della mitologia originale.

Il Cobra sconfitto

Gli arrivati dell'ultim'ora che non conoscono il prodotto forse dovrebbero leggere perché secondo noi è obbligatorio guardare Cobra Kai per i fan di Karate Kid. In ogni caso, in questa sede basti sapere che lo show creato da Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald (che lo hanno ideato nel 2018 per You Tube Premium prima dell'acquisto di Netflix nel corso del 2020) si ambienta circa trent'anni dopo la saga cinematografica, e ha per protagonisti sia gli stessi eroi dei film classici sia i loro figli e allievi, coinvolti in nuove rivalità tra le due scuole di karate di All Valley, il Miyagi-do e il Cobra Kai. Stavolta, però, la prospettiva è ribaltata, perché il fulcro del racconto è Johnny Lawrence (William Zabka) e il suo cammino di riscatto dopo aver perso la finale nel torneo di Karate Under 18 nell'84 contro Daniel LaRusso (Ralph Macchio), che nel frattempo è diventato un ricco uomo in carriera proprietario di un autosalone. Johnny, nel tentativo di riprendere in mano una vita di fallimenti, riapre il suo vecchio dojo, il Cobra Kai, con l'obiettivo di insegnare dei nuovi valori ai suoi studenti e di prendersi una rivincita contro l'odiato rivale.

Johnny sarà un mentore e un padre per il giovane Miguel (Xolo Mariduena) e per tutti i nuovi allievi del Cobra Kai, ma al tempo stesso perde di vista il suo vero figlio, Robby, che al contrario diventa un discepolo di Daniel.
Gli intrecci e le rivalità tra vecchie glorie e nuovi volti per la saga di Karate Kid ci ha portato, attraverso due prime stagioni eccezionali, ad un epilogo drammatico che ci proietta verso le vicende della Stagione 3.

Per ricordare dov'eravamo rimasti, i conflitti aspri tra i ragazzi del Cobra Kai e del Miyagi-do è esploso con violenza in una rocambolesca rissa scolastica. Un'azzuffata a suon di Karate che, purtroppo, è finita in tragedia: per Sam (Mary Mouser), figlia di LaRusso, traumatizzata dalla violenza di Tory (Peyton List), che l'ha sfidata per contendersi l'amore di Miguel; per Falco e Demitri (Jacob Bertrand e Gianni Decenzo), la cui amicizia è ormai irrimediabilmente compromessa; ma soprattutto per i campioni delle due scuole, Miguel e Robby (Tanner Buchanan), accecati dall'odio reciproco scaturito dall'amore che entrambi provano per Sam.

Ricordando le parole del suo Sensei, Miguel decide di risparmiare Robby, il quale ha un'impeto d'ira e scaglia il suo avversario giù dal secondo piano dei corridoi scolastici, mandandolo in coma.
Terminava così Cobra Kai 2, con un racconto straordinariamente fedele ai canoni narrativi dell'opera originale, nostalgico al punto giusto, ma anche capace di raccontare qualcosa di nuovo: una storia di riscatto e lotta al bullismo attraverso adolescenti calati nella modernità, accecati dall'odio e dalla gloria piuttosto che dai valori che avrebbero dovuto imparare dai loro maestri.

Una nuova stagione di Karate e nostalgia

Cobra Kai 3, dunque, riparte da qui: Miguel lotta contro il coma e l'eventualità di non poter più camminare in seguito alle gravi ferite riportate, Sam combatte gli attacchi di panico dopo aver subito la violenza di Tory, Robby è in fuga e dovrà prima o poi confrontarsi con la legge. Daniel, oltre a dover affrontare alcuni guai economici per il suo autosalone, convive col rimorso e la preoccupazione: ha fallito.

Ha fallito nel trasmettere i valori del signor Miyagi ai suoi studenti. E ha fallito anche Johnny, raggirato dal suo ex Sensei John Kreese (Martin Kove), che ha preso possesso del dojo e ha plagiato gli allievi del Cobra Kai a sua immagine, rendendoli spietati e aggressivi. Ci sarà una sola luce, per Johnny. E per Daniel. Lottare per riconquistare l'onore perduto, combattere per salvare i propri studenti, fronteggiare la prepotenza e riabilitare il Karate, una disciplina che salvò LaRusso dal bullismo e che deve riscattarsi per riappropriarsi dell'onore perduto. Da questo assunto iniziale si sviluppa una stagione, a onor del vero, un po' altalenante, divisa tra il rispetto nei confronti del lavoro pregresso e una scrittura diversa, che rimanda esplicitamente al percorso creativo delle produzioni Netflix.
La nuova stagione di Cobra Kai restituisce lo stesso amore che le precedenti avevano mostrato nei confronti della saga originale. Anzi, va addirittura più a fondo, prendendosi l'onere di riportarci nella Okinawa del secondo capitolo di Karate Kid, di recuperare altri personaggi appartenenti al passato di Daniel-san e persino di approfondire il background di altri comprimari come il vecchio Kreese, del quale ci vengono forniti alcuni flashback inerenti alla sua gioventù e al suo vissuto in Vietnam.

Elementi che, forse, poco aggiungono alla trama orizzontale dell'opera, ma che dimostrano la capacità degli autori di modellare sapientemente l'immaginario di Karate Kid, scavando nel passato per solidificare e contestualizzare le fondamenta moderne.

E in effetti, negli episodi centrali di questa stagione, Cobra Kai 3 dà il meglio di sé. Lo fa con la nostalgia, e con un focus narrativo ben piazzato su Daniel, sulla riscoperta del Miyagi-do, sulle radici del Karate che gli insegnò il suo amato Sensei. Perché il fulcro di questa saga sarà sempre e comunque l'eroico LaRusso, che dalle sfumature iniziali dello show (una sorta di antagonista atipico, un "cattivo ragazzo" plasmato dalla diffidenza nei confronti dei bulli che lo hanno tormentato da giovane) il vecchio Daniel-san torna ad essere un eroe ed un co-protagonista effettivo insieme ad un Johnny che si ritrova a ricostruire nuovamente la propria vita.

Lo fa ripartendo dall'affetto per Miguel, dalla ricerca di un nuovo lavoro, dai sentimenti per Carmen e dalla nostalgia per i tempi andati, come dimostra quella richiesta di amicizia (a cui seguirà un scambio di messaggi) da parte della sua vecchia fiamma, Ali (Elisabeth Shue).

Il dojo di Netflix

Qui arriviamo all'altro lato della medaglia, cioè alcuni aspetti del racconto che (soprattutto rispetto alle edizioni precedenti) ci sono parsi meno a fuoco. Nell'economia generale del prodotto ci sembra evidente che Cobra Kai abbia perso un po' di quel fascino e di quella magia originari. Non deve però stupirci, soprattutto quando l'asticella iniziale è così alta; d'altro canto, la terza stagione riesce a confezionare alcuni momenti di altissimo livello emotivo (quelli del blocco centrale), proponendo in definitiva una dose di fanservice tanto misurata quanto eccezionale.

Il vero problema di Cobra Kai 3, piuttosto che nei singoli momenti, è perlopiù nella macro-narrazione, che reitera qualche momento di troppo e diventa (soprattutto negli snodi finali della vicenda) abbastanza prevedibile. Tra ruoli che si ribaltano, e piccoli (ma telefonati) colpi di scena, nella nuova stagione si avverte anche il peso maggiore di alcune sottotrame fortemente adolescenziali.

Non è certamente una colpa, questa: Karate Kid, e di rimando Cobra Kai, è da sempre una rivisitazione in salsa epica del "coming of age". Ci sembrano tuttavia ancor più palesi, rispetto al passato, certe sfumature da teen drama che in alcuni momenti rischiano di soverchiare tutto il resto, compresa quella marcata venatura "anni Ottanta" e quel cinismo politicamente scorretto che tanto ha funzionato nelle prime due season. Anche in tal senso, pur risultando meno efficace, si tratta di una scelta funzionale ai toni della sceneggiatura: le vicende tragiche di Cobra Kai 2, e le loro conseguenze nella S3, affrontano alcune tematiche complesse come la violenza giovanile ai giorni nostri, andando ancor più a fondo rispetto ai precedenti episodi.

In tal senso, per fortuna, lo show viaggia costantemente sul filo di un rasoio che non recide mai totalmente i legami con il passato e che (come già affermato in precedenza) continua a restituire le stesse ottime sensazioni di sempre.
Lo stesso vale per il comparto tecnico. Cobra Kai 3 è diretto con lo stesso amore nei confronti dell'immaginario di base, con una grande attenzione rivolta agli scorci e alle inquadrature di stampo prettamente "orientale" e un'ottima regia nelle fasi di combattimento.

Forse più che in passato, tuttavia, si avverte un divario tra le coreografie che coinvolgono gli attori più in forma e gli altri, come pure una certa "stanchezza" (e per certi versi anche una maggiore goffagine) da parte dei volti più anziani, che necessiterebbero forse di una migliore preparazione atletica. Nel complesso, però, Netflix confeziona un prodotto spettacolare al punto giusto, con alcuni confronti che - nonostante i difetti citati - rimangono di altissimo livello emozionale, tra scorci amorevolmente nipponici e lunghissimi piano-sequenza.

Un altro "problema" sta forse nel finale di stagione, che analizzeremo senza spoiler e che definisce in maniera piuttosto netta i ruoli di ciascuna parte in gioco, separando definitivamente i buoni dai cattivi (con qualche plot twist interessante). Se, da un lato, gli sviluppi finali di questa edizione ci sono sembrati l'evoluzione più naturale di questo racconto, dall'altro le scelte compiute dagli autori faranno perdere d'ora in poi quel pizzico di imprevedibilità garantita dall'ambiguità di certi personaggi. Non ci resta che attendere gli sviluppi di una Stagione 4 che potrebbe rappresentare la vera e propria resa dei conti, la "Sfida Finale" che potrebbe decretare il nuovo padrone assoluto della Legge del Pugno.

Cobra Kai - Stagione 3 Piuttosto che abbracciare la Legge del Pugno e "colpire per primo", Cobra Kai 3 sceglie di seguire gli insegnamenti del Miyagi-do, giocando in difesa e proponendo una stagione meno esplosiva delle precedenti. Pur rimanendo profondamente rispettosa della mitologia fondante di Karate Kid, al punto da approfondirne alcuni concetti essenziali esplorandone le radici, la nuova season fa sentire il peso dell'impronta creativa targata Netflix, confezionando un prodotto spettacolare e pieno di fanservice ma meno cinico e "cazzuto" rispetto alle prime due edizioni, con sfumature da teen drama più marcate. Il verdetto finale, quindi, non può che avvicinarsi all'eccellenza senza raggiungerla pienamente. D'altronde, il signor Miyagi ci insegnò che "tutto nella vita ha un suo equilibrio". Il Karate di Netflix deve ancora trovare il suo.

7.8