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Cobra Kai 4 Recensione: oltre Karate Kid, verso un nuovo futuro

La nuova stagione di Cobra Kai regala spettacolo ed emozioni soprattutto nella seconda metà, con qualche limite nella prima parte.

Cobra Kai 4 Recensione: oltre Karate Kid, verso un nuovo futuro
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Abbiamo trascorso le ultime settimane proprio come i dojo Cobra Kai, Miyagi-do e Eagle Fang: preparandoci all'attesissima nuova edizione dell'All Valley Tournament, la competizione Under 18 che a partire dal prossimo 31 dicembre deciderà il destino dei protagonisti di Cobra Kai 4. A embargo scaduto, infatti, possiamo finalmente raccontarvi com'è la nuova stagione della serie TV sequel si Karate Kid, arrivata ormai alla sua quarta iterazione (ma non temete: Cobra Kai Stagione 5 è già ufficiale!).

Non erano pochi i dubbi sulle nuove puntate dello show Netflix: d'altronde, il materiale d'origine, la trilogia di Karate Kid che è fonte imprescindibile non solo per il fattore nostalgia ma anche per la trama stessa, inizia ad assottigliarsi sempre di più nel ripescare personaggi, avvenimenti e citazioni dalle tre pellicole del franchise. Per fortuna che c'era ancora un grande cattivo da richiamare sotto i riflettori: Terry Silver, il folle e istrionico antagonista di Karate Kid 3 - La sfida finale, pronto ad unirsi al suo vecchio compagno John Kreese per fronteggiare l'alleanza tra Johnny Lawrence e Daniel LaRusso. E per fortuna, soprattutto, che i nuovi 10 episodi di Cobra Kai funzionano piuttosto bene, seppur riteniamo che la serie stia iniziando a mostrare qualche piccolo segno di stanchezza.

Colpire per primi oppure no?

Eravamo rimasti, al termine della Season 3 (a proposito, colpite per primi e senza pietà verso la nostra recensione di Cobra Kai Stagione 3), con le tensioni tra gli allievi dei tre dojo protagonisti esplose al massimo durante il violento agguato dei Cobra Kai a casa LaRusso.

Uno scontro che ha lasciato il segno: da un Hawk finalmente redento ad un Miguel che ha riscattato se stesso vincendo il proprio handicap fisico, senza dimenticare l'acceso confronto tra Sam e Tory, con la furia di quest'ultima che non smette di perseguitare gli incubi della figlia di Daniel. Infine, al termine di un altro esplosivo duello tra i rispettivi sensei, i personaggi di Ralph Macchio e William Zabka hanno infine raggiunto un accordo con Kreese: cessare le ostilità al di fuori del tatami fino al prossimo All Valley, durante il quale si giocherà il destino di tutti i dojo: il vincitore del torneo, infatti, decreterà il ritiro del team rivale dalle scene del karate. E perché i propri ragazzi abbiano delle chance concrete contro gli agguerriti discepoli di Kresse, Daniel e Johnny prendono una decisione epocale: unire le forze e addestrare i ragazzi del Miyagi-do e dell'Eagle Fang sotto un'unica ala.

Ed è ovviamente da qui che riparte Cobra Kai 4: dal tentativo dei due co-protagonisti di mescolare i propri insegnamenti e insegnare agli studenti cosa significa combattere sia in difesa che in attacco. Come prevedibile, però, le differenze di vedute tra le filosofie del Miyagi-do e dell'Eagle Fang sono troppo grandi, e il risultato è inizialmente solo quello di confondere i karateka sullo stile migliore da seguire e adottare. LaRusso e Lawrence capiranno che, prima ancora di trasmettere ai giovani uno stile nuovo e più completo, dovranno anzitutto appianare le loro divergenze. Ma andare oltre le rivalità, sia vecchie che nuove, sarà di gran lunga la sfida più impegnativa che abbiano mai affrontato.

Intanto, la quarta stagione di Cobra Kai impiega le prime puntate del nuovo blocco per ricostruire la genesi di un villain: quella di Terry Silver, nuovamente intepretato da Thomas Ian Griffith, che ormai conduce una vita lontana dal tatami. La chiamata di John Kresse rappresenterà per lui la ripertura di vecchie ferite, e in questo Cobra Kai 4 riesce a definire con efficacia la psicologia del suo personaggio, donandogli nuovo spessore e soprattutto fornendo nuovi spunti e retrospettive sul ruolo e sui comportamenti che ebbe nella trama di Karate Kid 3.

L'eredità e i fantasmi di Karate Kid

Quella che prende forma, dopo un incipit dedicato perlopiù a descrivere il nuovo status quo della serie e dei suoi protagonisti, è una stagione di transizione, specie nel blocco centrale dei nuovi 10 episodi.

Non che, arrivati al season finale, il racconto non arrivi ad un interessante punto di chiusura e di svolta verso nuove storyline: alle ultime due puntate, delle quali proprio la decima dura quasi un'ora, è dedicato l'epico e attesissimo All Valley, che saprà regalarvi non poche emozioni e colpi di scena nell'arco dei tantissimi confronti che attendono i personaggi. È però nel segmento centrale che, come detto, Cobra Kai 4 costruisce un intreccio più elaborato e complesso che in passato, utile perlopiù ad evolvere i vari personaggi mescolando le carte in tavola - anche per quanto concerne i legami e i rapporti tra gli stessi protagonisti. Ed ecco che il ruolo di Robby, dopo essersi "macchiato" di tradimento ai danni di genitore, sensei e compagni, diventa più ambiguo e solitario, mentre Tory dovrà concentrarsi sulle conseguenze dei suoi atti vandalici ai danni di Sam, affrontando persino le ire di Amanda. Pochissime le new entry, su tutte quella di Kenny, un ragazzino pensato soprattutto per dare più spessore alla figura di Antony LaRusso, il secondogenito di Daniel.

Mescolare l'intreccio sembra essere la scelta principale di una sceneggiatura che tenta di portare le sue principali tematiche su un altro livello di riflessione, più ambiguo e complesso di prima: il peso del bullismo, ma anche il ribaltamento di ruoli e la redenzione, diventano i messaggi principali di una storia che sembra voler fare da contraltare alle precedenti. Se ai tempi della rissa scolastica, così come in occasione dell'agguato a casa LaRusso, la serie Netflix chiamava il suo pubblico ad un'importante sospensione dell'incredulità, il focus della narrazione sarà ora incentrato sulle conseguenze di quanto accaduto durante le precedenti season.

Il risultato è una trama più coerente e realistica, incentrata sui rapporti tra i personaggi, ma che proprio per questo finisce per prestare il fianco ad un ritmo più compassato e meno avvincente. Fortuna che tutto si risolleva nella seconda metà di stagione, in cui le rivalità e i confronti tra le forze in gioco rievocano quelle stesse ondate di nostalgia e citazionismo che in Cobra Kai 4 sembrano mancare.

A non deludere, quando presente, è la componente action, soprattutto negli ultimi episodi. Scontri ben coreografati, soprattutto sul tatami, si alternano ad un buon lavoro svolto sulla spettacolarità e sul citazionismo, arricchiti da un montaggio efficace ed emozionante. Una regia che, pur puntando come sempre sulla nostalgia e sul confronto tra presente e passato, riesce ad intrattenere ed emozionare. La vera sfida per lo show Netflix, d'ora in avanti, sarà riuscire a reggersi sulle proprie gambe senza la mitologia di Karate Kid a fare da supporto. Perché il tempo del citazionismo marcato e prorompente inizia ad assottigliarsi, ed è il momento che Cobra Kai spicchi il volo dell'Eagle Fang rimanendo saldo e solido come un bonsai del Miyagi-do.

Cobra Kai stagione 4 Pur con un finale esplosivo e denso di colpi di scena, che non deluderà i fan della prima ora, Cobra Kai 4 è una stagione di transizione e ha il merito di assumere un'identità propria spingendo meno del solito sulla nostalgia e sul citazionismo marcato. Al tempo stesso, pur tentando di mescolare le carte in tavola e rendere l'intreccio tra i personaggi più complesso, la prima metà della nuova season presta il fianco a qualche problema di ritmo, costruendo comunque piuttosto bene le nuove origini di un villain già noto. La sfida più ardua della serie Netflix, ora, andrà ben oltre il tatami: riuscire a costruire la prossima season senza stancare. La strada sarà in salita e, come ci insegnò il signor Miyagi, rimanerne al centro rischia di spazzarti via.

7.5