Netflix

Il Codice da un Miliardo di Dollari Recensione: l'intrigo di Google Earth

La serie Netflix racconta la storia giudiziaria che ha visto Google scontrarsi con una piccola società tedesca, romanzandola ma risultando avvincente.

Il Codice da un Miliardo di Dollari Recensione: l'intrigo di Google Earth
Articolo a cura di

È il 1994 quando l'azienda Art+Com presenta al mondo Terra Vision. Il piccolo team con sede a Berlino ha sviluppato un programma che permette di visualizzare sul monitor del pc quasi istantaneamente un punto qualsiasi del mondo, renderizzando a velocità vertiginose migliaia di mappe tutte insieme. Il progetto, nato come un'opera d'arte senza scopo di lucro, ha risonanza mondiale rivelandosi precursore di tecnologie ed idee non ancora esistenti.

Nel 2005 il colosso di Mountain View annuncia Google Earth, un progetto mastodontico che ricalca in toto l'idea di Terra Vision cancellandone la portata artistica e trasformandolo in un modello di affari. I rappresentanti di Art+Com sfidano in tribunale gli avvocati di Google accusandoli di aver violato il loro brevetto, impelagandosi in un processo penale senza alcuna possibilità di vittoria. Netflix costruisce intorno a questa storia realmente accaduta una trama carica di emozioni e spunti a dir poco interessanti, dando alla luce una serie capace di tenere incollati allo schermo fino ai titoli di coda, che spicca tra le uscite Netflix di ottobre.

Il periodo tumultuoso oltre i resti del Muro

La nuova serie Netflix parte dal classico "Ispirato a fatti realmente accaduti", una frase dall'ampio respiro che può voler dire tutto e niente: a volte vengono descritti pedissequamente gli eventi reali, altre invece il presupposto cronachistico è così piccolo e marginale da risultare offensivo. Il Codice da un Miliardo di Dollari si piazza proprio al centro di questi due estremi, narrando con toni altisonanti una storia assurda accaduta davvero e spettacolarizzandola in più parti.

La trama racconta di Carsten Schluter (Leonard Scheicher), uno studente d'arte dalle idee innovative che non riesce a scendere a compromessi con la mancanza di originalità della Berlino post-sovietica, ma incapace di dare materialmente forma alle sue idee progressiste. L'incontro fortuito con Juri Müller (Marius Ahrendt), un esperto di informatica di origine ungherese, sarà la scintilla che darà il via al progetto Terra Vision, un'idea rivoluzionaria e dalla portata gigantesca che dovrà scontrarsi con le ristrettezze di una tecnologia ancora non sufficiente per la sua realizzazione.

Il processo alle intenzioni contro Google

La narrazione della serie procede attraverso le prove dell'imminente processo contro Google che si svolge 25 anni dopo il lancio di Terra Vision, evocato in una sorta di flashback dai due protagonisti seduti in un ufficio e incalzati dalle domande degli avvocati. Nelle fasi iniziali dello show questi spiragli sui nostri giorni ci fanno capire che i due visionari hanno smesso di parlarsi e che non tollerano nemmeno di stare nella stessa stanza.

Nell'ultima puntata, invece, le storie del passato vengono accantonate per far spazio al processo vero e proprio che si tiene negli Stati Uniti, davanti ad una giuria e contro gli avvocati di altissima fascia assunti da Google. Questo stile di narrazione non può non ricordare The Social Network di David Fincher (se non conoscete questo gioiello di film, qui potete leggere la recensione di The Social Network): anche il film del regista americano parla della contesa di una proprietà intellettuale tra informatici e lo fa alla stessa maniera, cioè attraverso le deposizioni delle parti chiamate in causa che spiegano l'origine e lo svolgimento dei fatti. Curiosamente anche la colonna sonora della serie sembra ricalcare i temi del film composti da Trent Reznor ed Atticus Ross che valsero loro l'Oscar, con le lunghe note al pianoforte che accompagnano le scene più intime mentre la tastiera elettronica aumenta i tempi con il suo sintetizzatore glaciale e dai ritmi elevati (il leader dei Nine Inch Nails ha vinto un Oscar anche quest'anno grazie alla colonna sonora composta per l'ultimo lungometraggio della Pixar, qui trovate la nostra recensione di Soul).

Le somiglianze però finiscono qui, e sarebbe ingiusto andare a cercarne altre, perché Il codice da un miliardo di dollari è un prodotto con un'anima propria che racconta con qualità una storia che sa intrattenere ed incuriosire, al di là di alcuni piccoli difetti di caratterizzazione dei personaggi che in una visione d'insieme appaiono davvero marginali.

"Non essere cattivo"

La storia narrata dalla serie Netflix è avvincente e capace di un paio di cliffhanger davvero niente male, ma per riuscirci gli sceneggiatori hanno dovuto ricorrere ad un gran lavoro di fantasia per ricamare intorno ad una realtà ben più scoraggiante.

Oltre alla diminuzione a soli due personaggi principali dietro alla creazione di Terra Vision (in realtà erano quattro), per lo show viene romanzata un po' tutta la questione legata al processo. Durante lo svolgersi delle quattro puntate, infatti, la piccola Art+Com sembra avere qualche asso nella manica e dopo un'estenuante preparazione allo spettatore viene data l'impressione che qualcosa riusciranno ad ottenere, perché loro sono nel giusto e sarebbe a dir poco miope non ammetterlo. La dura realtà è che i membri che hanno sviluppato Terra Vision non ebbero la minima possibilità di rivalsa contro Google: la società americana è ed era anche allora una multinazionale onnipotente capace di piegare qualsiasi sentenza senza nemmeno presentarsi in tribunale. Le vite private dei due protagonisti vengono accennate brevemente in ogni episodio, dettagliando un Carsten Schluter sempre a metà strada tra l'artista e l'uomo d'affari, ed uno Juri Müller con problemi di ansia che mettono i paletti ai suoi sogni rivoluzionari.

Tutti gli altri personaggi fanno solo da contorno, risultando banali e dimenticabili, pur senza obbligatoriamente rappresentare una minaccia per la trama. Non spostando mai i riflettori dal punto cruciale della narrazione, infatti, la serie procede spedita e quasi tutte le scene sono dense di informazioni e cariche d'importanza.

L'unico difetto che salta all'occhio è la banalizzazione di alcune problematiche tecnologiche che gli ingegneri hanno dovuto risolvere per sviluppare Terra Vision, ma andare a scavare nel linguaggio informatico dilungandosi in spiegazioni da addetti ai lavori avrebbe affossato il buon ritmo venutosi a creare, come viene dimostrato anche durante una deposizione del processo nell'ultima puntata.

Il codice da un miliardo di dollari Il Codice da un Miliardo di Dollari tratta dei temi che dovrebbero interessarci tutti, e lo fa abbellendo una triste storia reale risultando riuscita in quasi tutte le sue parti. La narrazione spedita non viene mai intralciata da scene esplicative, funzionando benissimo sia come show da consumare a piccoli morsi, sia come un'unica lunga maratona alla scoperta di un caso giudiziario sconfortante dove è Golia a vincere su Davide.

7