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Come diventare tiranni Recensione: la docuserie Netflix con Peter Dinklage

Analizziamo insieme la nuova docuserie con Peter Dinklage che osserva in maniera particolare alcuni fra i grandi regimi totalitaristici del nostro tempo.

Come diventare tiranni Recensione: la docuserie Netflix con Peter Dinklage
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Col passare del tempo, e specialmente in periodi assai recenti, i prodotti documentaristici che intendono osservare i regimi dittatoriali e le personalità che sono passate al lato oscuro della storia non cessano mai di aumentare. In questo senso, non si è arrivati solo a guardare con maniacale dettaglio i contesti sociali di riferimento, le lotte politiche e sociali o i movimenti che ne sono scaturiti, bensì si è sempre più propeso verso analisi sempre più profonde.

La maggior parte di questi prodotti potrebbe facilmente stuccare il pubblico generalista, ma Netflix è intervenuta in totale controtendenza proponendo fra le uscite Netflix luglio Come Diventare Tiranni, una docuserie in sei episodi prodotta e narrata dal Tyrion Lannister de Il Trono di Spade, Peter Dinklage. L'obiettivo di questa produzione è infatti quello di esplorare con metodi comunicativi moderni - dalla narrazione ironica all'uso dell'animazione - i vari dettagli e pattern che hanno condiviso alcuni dei regimi più terribili del secolo appena trascorso.

Informare e intrattenere

Lo show, disponibile in catalogo dal 9 luglio e prodotto anche da Jonas Bell Pasht, Jonah Bekhor, David Ginsberg e Jake Laufer, accompagna lo spettatore attraverso un percorso che vuole superare (e, per certi versi, oltrepassare) le classiche analisi educative o delle classi di storia, approcciando certi temi in maniera più focalizzata e aneddotica. Esplorando in maniera coinvolgente tutti i domini e le pratiche perpetrate da uomini che si sono elevati sui rispettivi popoli fino a definirsi dittatori, Come diventare tiranni tenta di proporre la sua analisi delle personalità al centro dei regimi.

Chiunque avrà almeno sentito nominare i personaggi presi in esame, studiandoli in modo più o meno approfondito nel corso degli anni e venendo a conoscenza delle atrocità da loro compiute. Ma è proprio su questa base che la docuserie Netflix intende muoversi, saltellando tra le curiosità e alcuni dettagli che solo interventi specifici potrebbero fornire.

Tenendo brillantemente alta l'attenzione attraverso una narrazione divertente e ritmi assai serrati, la serie osserva da vicino come questi leader abbiano raccolto i propri proseliti nonostante gli orrori di cui si siano macchiati, scrutando nel profondo del loro modus operandi per fornire una spiegazione delle loro sorprendenti capacità. Al di là dell'aspetto prettamente comunicativo, dunque, analizziamo più nel dettaglio ciò che rende la miniserie un prodotto più che interessante per passare qualche ora tra informazione, educazione e intrattenimento.

I sei passi del potere

Nel corso dei vari episodi di questa prima stagione, Netflix concentra il proprio sguardo sulla storia e sugli eventi che hanno portato alla ribalta alcuni fra i principali tiranni del secolo appena trascorso. Ogni puntata, mossa dal filo conduttore di un ipotetico vademecum da seguire per poter raggiungere lo stesso livello di uno dei suddetti personaggi, si concentra così sull'analizzare i metodi e le pratiche messe in atto dai protagonisti per opprimere i propri rivali, dominare le proprie nazioni e farsi amare dai propri popoli.

Pur non mostrando particolari informazioni nuove rispetto a ciò che già è noto o disponibile altrove, il modo in cui la narrazione di Dinklage si mescola agli interventi e alle osservazioni riesce a creare un connubio interessante ma anche esaustivo che spalanca le porte al pubblico meno abituato a questi tipo di produzioni. Scherzando, spesso anche poco velatamente, con lo spettatore, Come diventare Tiranni osserva l'ascesa al potere di alcuni grandi dittatori e li utilizza come caso studio per spiegare la propria visione.

In ciascuno dei sei quadri che vengono presi in esame, il ritmo viaggia sostenuto tra dettagli e aneddoti più o meno celebri, tenendo fisso il focus sul tema della puntata. Molte delle informazioni sono infatti distanti da ciò che si potrebbe imparare a scuola, visto che è assai raro arrivare a studiare in maniera approfondita gli schemi di potere dei grandi nomi e ancor meno dei tiranni di paesi lontani. Tra intermezzi animati, un pungente dark humor e diverse curiosità, la docuserie analizza ciò che occorre per essere un "perfetto tiranno", giocando con i riferimenti tra passato e presente.

Il primo passo riguarda l'ascesa al potere, analizzando la figura di Adolf Hitler; il secondo riguarda invece il mantenimento del potere attraverso l'oppressione dei rivali, prendendo come esempio il dominio di Saddam Hussein; dopodiché è la volta dell'affermazione di un dominio, come fece Idi Amin in Uganda.

Superata la prima metà dello show, gli ultimi tre episodi si concentrano invece su quelle pratiche che permettono ai tiranni di mantenere l'egemonia, partendo con la manipolazione delle informazioni attraverso la figura di Stalin, passando poi alla limitazione delle libertà civili sfruttando l'esempio di Gheddafi, e osservando infine la costruzione di un vero e proprio culto della personalità come fatto dalla dinastia Kim in Nord Corea.

Costruzione del consenso

Partendo da una solida base storica, spesso straripante di informazioni e particolari, il documentario Netflix rappresenta in modo intelligente temi e figure terribili per la storia recente del mondo. Le analisi sono dettagliate e raramente tralasciano qualcosa, ma lo spunto più interessante - come del resto da decenni tentano di esporre psicologi e sociologi - è rappresentato dal tentativo di trovare una vena comune, un fil rouge tra i vari modus operandi di queste personalità e tutti i punti in comune nel loro modo di opprimere e controllare i popoli.

Che si tratti di lavaggio del cervello, violenza, manipolazione dei media o repressione, la supremazia che questi individui hanno costruito è destinata a rimanere nella storia come una conquista e al contempo una falla della coscienza umana moderna. Il punto focale è proprio quest'ultimo, e Come diventare tiranni lo osserva con particolare attenzione: com'è stato possibile arrivare costruire una base di consenso talmente forte e radicata che, ancora tutt'oggi, molti individui siano portati ad auspicare simili regimi per le loro nazioni? Cosa, soprattutto, ha portato tanti di coloro che hanno vissuto al tempo di quei dittatori a supportarli e ad amarli incondizionatamente nonostante tutti i soprusi subiti?

Domande che è più che lecito porsi, vista l'idea di coscienza comune moderna. Eppure, proprio davanti a questa evidenza, il pensiero non può che andare a condizioni non solo presenti attualmente, ma indomitamente persistenti in realtà che molti paesi non possono neanche immaginare. Basti pensare alla dinastia Kim, che continua a dominare incontrastata sul proprio territorio: la macchina politica è stata completamente stravolta per favorire l'accumulo di consensi, evolvendosi però in maniera estrema fino a divinizzare la figura di un leader che, a detta del regime, farà sempre il meglio per il paese senza accettare compromessi.

Le pratiche d'acquisizione del consenso sono assai affascinanti, come mostra la serie dal suo primo episodio, e sono accomunate da elementi che prescindono dalla cultura dei popoli. Hitler, per esempio, ha speso anni per formare la propria ideologia, promettendo di ripristinare l'ordine e giurando vendetta contro chi aveva portato la Germania allo stremo.

Stesso discorso vale per Gheddafi, che nel caos dei gruppi violenti ha sedato con violenza le rivolte offrendo la sua idea di equilibrio alla Libia. Se la serie riesce a evidenziare un punto particolare, è proprio la coesistenza di punti in comune e di dinamiche simili tra loro, a prescindere dal paese in cui si instaura un regime: alcuni dei peggiori dittatori sono riusciti infatti a governare dopo periodi turbolenti, crisi economiche, guerre o disordini sociali.

Il consenso è costruito in maniere leggermente diverse, ma la base rimane sempre la stessa: in tempi difficili, in cui il popolo è disperato e non desidera altro che una spiegazione al caos che sta vivendo, si aggrappa facilmente a chi è disposto a non concedere nulla se non risposte decise e dirette per risolvere situazioni all'apparenza senza soluzione.

L'incredibile forza della personalità

Un'analisi supplementare riguarda infatti l'effettiva personalità di questi individui capaci di ottenere un tale potere. I dittatori sono figure enormi e riescono spesso a trasmettere il proprio carisma con una tale prepotenza da sembrare ipnotici agli occhi dei propri proseliti. Il modo in cui agiscono, in cui scelgono le parole e i gesti, rappresenta la loro incredibile tenacia nel portare avanti la propria opera di conquista.

Alla base di questo principio, oltre a una certa dose di follia che è difficile giudicare, i leader di regime sembrano non avere punti deboli: nessuno di essi cede la propria confidenza, nessuno di essi si mostra vulnerabile, nessuno di essi si guarda indietro dopo aver preso una decisione. L'incredibile forza del tiranno lo rende affascinante agli occhi di chi lo segue, perché in situazioni simili sembra essere l'unico a trasmettere l'idea di sapere cosa il popolo voglia.

Alle origini della tirannia, come accennato più o meno velatamente nell'osservazione dei vari personaggi presenti nello show, emerge prepotente la ferrea convinzione che un singolo possa affermarsi come ultimo potere risolutore, come onnipresente elargitore di grazia, come rappresentante impeccabile e intoccabile della coscienza comune.

Tra interventi e scene animate, Come diventare tiranni si ritrova spesso a riflettere sulla questione dialettica: i dittatori offrono fantastiche idee, spiegazioni per ogni cosa, promesse che sono sicuri di poter mantenere e che rendono felice chi è troppo distratto dai propri problemi per osservare con attenzione ciò che gli viene propinato. Per antonomasia, il dittatore dice al popolo ciò che vuole senza offrire il minimo contraddittorio, educa e istruisce la massa senza concepire alternative, insegna ma non vuole che i suoi adepti sviluppino coscienza propria.

Il tiranno si trova così a capo della mente alveare, bramoso del bisogno delle colonie di essere rassicurati e guidati verso una felicità o un obiettivo comuni. Per quanto rimanga ancora parecchio spazio per osare, e forse questa è l'unica lacuna che la serie evidenzia, non serve davvero altro per spingere ad attente riflessioni sulle dinamiche politiche e sociali del mondo odierno.

Sviluppare un'analisi

Non occorre certo un genio per comprendere l'importanza delle pratiche osservative in un prodotto del genere: osservare il passato nella maniera più libera e adatta è lo strumento migliore per educare al futuro. In Come diventare Tiranni non si ha mai la sensazione di un j'accuse, ma si percepisce chiaramente la scaltrezza degli autori nel raccontare i crimini di ieri per spingere a giudicare in maniera più aperta e diretta quelli di oggi. L'idea di non concentrarsi sul qui e ora, almeno nell'immediato, sembrerebbe una scelta comoda; eppure, le tecniche narrative e i vari interventi presi in analisi permettono facilmente di connettere i punti di un filo sottile, ma ancora ben teso e saldo.

Tale compito, al netto di alcune mancanze che hanno fatto storcere il naso oltreoceano, risulta invece molto più sottile, libero e neutro rispetto a coloro i quali sperano di prender sempre, a volte anche in maniera estrema, posizioni sulla questione. Se non altro, Come diventare Tiranni mette di fronte allo spettatore diversi quesiti cui trovare risposta: quanto può la mente umana rendersi fragile e vulnerabile davanti a personalità potenti? Quanto influisce la mancanza di cultura critica e quanto può facilitare un clima d'oppressione?

In un contesto che non finisce mai di sorprendere, nonostante una modernità che tenti di avanzare incessantemente, diventa più che mai necessario comprendere la differenza tra i falsi miti (le persone), con i loro falsi miracoli (le promesse), e la reale idea di salvezza cui tutti vorrebbero aspirare.

Come diventare tiranni Come Diventare Tiranni è un documentario che mostra veramente pochi difetti, tra i quali annoveriamo l'incapacità di osare e di analizzare l'attualità. Ma il suo narratore intrattiene e diverte, le sue immagini incuriosiscono, gli interventi affascinano tra aneddoti e analisi. Lo show targato Netflix promette qualche ora di educazione, informazione e intrattenimento su argomenti tutt'altro che leggeri o semplici da trattare, sfruttando tutto il potenziale comunicativo dei mezzi moderni.

7.5