Counterpart: recensione della prima stagione

A dispetto di un ritmo non sempre avvincente, al termine della sua prima stagione Counterpart si è rivelata come una delle migliori serie TV del 2018.

recensione Counterpart: recensione della prima stagione
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Prima di intavolare un quasi discorso riguardo Counterpart, la nuova serie griffata Starz, vanno messi in guardia i possibili nuovi spettatori: è una serie TV difficile, a volte lenta, ma che riesce a premiare chi decide di impegnarsi nella sua visione. Un prodotto di nicchia forse, ma che ha il merito, insieme a Westworld e pochi altri prodotti seriali, di esplorare la fantascienza a modo proprio, affrontando tematiche attuali e solo in potenza di matrice distopica, come invece avviene ad esempio in The Handmaid's Tale, dove il mondo è già andato a rotoli per colpe di cui la nostra società, quella reale, è responsabile. Al contrario, in Counterpart tutto pare così vicino ma altrettanto lontano, con temi come il doppio, il terrorismo e la finzione. Insomma, la nuova serie TV di Starz chiede tanto in cambio, ma poi è pronta a offrire tematiche inedite al panorama contemporaneo. E vale davvero la pena impegnarsi così tanto per una serie TV, anche se non è tutto oro quel che brilla.

Poca azione e molta fantascienza

Uno dei principali difetti imputati a Counterpart da gran parte della comunity online è quello di essere una serie TV lenta, con pochi colpi di scena e ben distante dai più adrenalinici thriller a sfondo spionistico come The Americans o Homeland. Un'obiezione fondata, ma comunque messa in conto da certe caratteristiche che Counterpart ha esplicitato sin dalla sua premiere, da subito caratterizzata da lunghi e intricati discorsi, colori spenti e una certa fumosità a rallentare il ritmo generale, per una specie di selezione naturale del proprio pubblico. Inoltre, con l'incedere dei dieci episodi di cui si compone questa prima stagione, sono venuti a galla caratteristiche meno congenite e difficilmente digeribili, come ad esempio interpretazioni non troppo convincenti (quella di Harry Lloyd su tutte), certe lungaggini unicamente di contorno e, in generale, un ritmo forse fin troppo cadenzato - dei difetti che, per alcuni, potrebbero renderne insostenibile la visione. Il punto è che tutti questi elementi, sia quelli più riusciti che quelli meno azzeccati, vanno poi a comporre un quadro generale entusiasmante per la stratificazione di tematiche rese a schermo, e che solo di rado assumono i contorni della didascalia, del metaforone piazzato giusto per elevarne il livello complessivo. Counterpart si muove con calma, per inserire all'interno del proprio processo narrativo elementi potenti e inediti, come ad esempio la questione dell'identità. Emblematici, a tal proposito, i due Howard interpretati da J.K. Simmons: diversissimi all'inizio, a dispetto della loro apparente unicità, ma che poi vanno a mischiarsi fra loro, palesando come in realtà l'ambiente di cui ci circondiamo sia parte fondante e imprescindibile della nostra personalità. Ci si apre così al tema delle Sliding doors, danzando poi continuamente fra le scienze cognitive e le distopie che più inquietano l'immaginario collettivo.

Berlino fra ieri, oggi e domani

In quella che è una guerra di intelligence fra due potenze speculari eppure così diverse, i richiami storici non possono che essere quelli della Guerra Fredda, resi ancora più evocativi dall'ambientazione: una Berlino moderna ma che strizza l'occhio a quella precedente alla caduta del muro nel 1989, e in cui ancora più forte era la divisione fra Occidente e Oriente, fra ricchi e poveri e fra sognatori e militanti; come lo è, del resto, anche in Counterpart, dove i popoli delle due rispettivi dimensioni sono divisi non solo dalla linea di demarcazione fra i due mondi, ma anche fra conflitti che scadono addirittura nel terrorismo. In quest'ultimo frangente, poi, la serie rende perfettamente il mood di paura e imprevedibilità che ha caratterizzato la maggior parte degli attentati terroristi a matrice islamica cui abbiamo assistito, nella nostra quotidianità, negli ultimi anni. Lo è quando indugia sulla formazione di pedine-umane, il cui obiettivo è unicamente la distruzione dell'altro, ma lo è anche quando sottolinea l'effettiva e immutabile disuguaglianza che c'è in partenza fra un popolo e l'altro. Come pare chiaro, in Counterpart c'è tanto potenziale, non sempre espresso, e forse proprio per questo gli autori hanno deciso di effettuare una sorta di parziale reset in concomitanza col finale di stagione, eliminando alcuni dei personaggi che fino a qualche minuto prima avevano avuto un ruolo da protagonista: magari ritorneranno nelle vesti del loro doppio, ma è senza dubbio encomiabile la volontà di ricostruire, focalizzandosi sugli aspetti più forti della serie.

Counterpart - Stagione 1 Pur essendo un prodotto che non si riferisce al grande pubblico, alla fine della sua prima stagione Counterpart si rivela come una delle novità seriali più interessanti di questo 2018, anche a dispetto di alcuni difetti ben visibili (in particolare un ritmo forse fin troppo soporifero). C'è a questo punto grande attesa per la sua seconda stagione, da poco messa in produzione e che dovrebbe arrivare sugli schermi televisivi entro la fine del 2019.

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