Netflix

Coyotes Recensione: l'improbabile thriller su Netflix

Dal Belgio arriva una nuova serie teen che cerca di mescolare in maniera farraginosa un gruppo di scout con un thriller tra soldi e diamanti preziosi.

Coyotes Recensione: l'improbabile thriller su Netflix
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Dal Belgio arriva una nuova serie Netflix con personaggi giovanili e storie di violenza e intrigo (per qualcosa di diverso, però, potete consultare il catalogo Netflix di dicembre 2021). È Coyotes il prodotto su cui la piattaforma punta; sei episodi incentrati su di un campo scout diventato l'epicentro di un traffico di diamanti e soldi sporchi destinati a macchiarsi col sangue. Dinamiche già viste, narrative già esplorate, che seppur inserite in un contesto di lealtà e fiducia come quello di un gruppo, non aggiungono assolutamente nulla non solo al panorama seriale, ma nello specifico allo spettro delle operazioni teen, ormai sature di un'eccessiva concentrazione da parte delle finestre digitali che ne hanno spolpato qualsiasi contenuto e offuscato ogni originalità.

Coyotes o l'intera assenza del pericolo

Il problema è la ripetizione assidua e costante di stilemi che si susseguono uguali e costanti nelle atmosfere e nelle svolte delle storie di questi personaggi giovanili in cui rimangono incastrati gli stessi protagonisti di Coyotes. Perché non si tratta di riuscire a rivisitare il genere riuscendo ad abbinargli una propria visione.

E non sono nemmeno tutti cultori come Luca Guadagnino, che pur prendendo anche lui una determinata fascia d'età molto specifica per il suo We Are Who We Are ha comunque l'abilità di saperci applicare la propria sensibilità, come vi avevamo raccontato nella nostra recensione di We Are Who We Are. È bensì un appiattimento inespugnabile e frustrante quello intrapreso da Netflix e da uno zoccolo molto duro delle sue produzioni, che avendo imboccato bene una volta la strada del fenomeno mondiale con Stranger Things (avete visto il promo di Stranger Things 4?) continua imperterrita a cercare di riconquistarne il successo, solitamente fallendo. Ad arricchire il tappeto sempre uguale e mai stuzzicante di questa nuova serie Netflix è un'aria da thriller che risulta ben presto farraginosa, nonché completamente irrisoria vista l'organizzazione e la faciloneria dei suoi meccanismi e delle trovate dei suoi personaggi.

Un giallo annacquato che sta in piedi solamente grazie alla buona volontà dello spettatore che cerca di dare una possibilità ai personaggi di Coyotes, ma che ben presto deve accettarne l'improbabilità e una sorta di leggerezza nel prendere delle decisioni tra la vita e la morte mai soppesate a dovere da alcuno dei ragazzi e, a quanto pare, degli ideatori. Un minimo di zelo in più avrebbe sicuramente contribuito al clima di una serie che tenta spasmodicamente di essere il più pericolosa e il più adrenalinica possibile, ma che si ritrova invece costantemente fuori luogo soprattutto quando cerca di restituire un'aria gangster che si fa invece ridicola e artificiosa.

Come la sua puntata finale e quella sorta di fintissimo stallo in cui i protagonisti devono fronteggiare uno spietato assassino: tutti riuniti in cerchio dentro ad una chiesa, chi con machete, chi con ascia, chi con il suo solo coraggio, aspettando di vedere chi sferrerà il primo colpo. Una danza dell'attesa e dell'indugio che è la stessa che si è protratta per tutta la durata di Coyotes e che raggiunge il suo massimo con l'episodio conclusivo.

Rimanere fuori dal gruppo

Se tutto questo suona come ciò che di peggiore la serie possa offrire, in verità ci si accorge ben presto che la più grande difficoltà per il pubblico di fronte all'opera è la sua scelta di casting con degli interpreti tra i più ostici e anonimi che il progetto potesse selezionare.

L'intero team degli scout al centro della narrazione alza un vera e propria barriera respingente ponendola tra loro e gli spettatori, che non potranno che sentirsi sempre distanti dalle azioni e dall'intimità del gruppo, in cui rinunciano presto a voler entrare chiudendo quasi completamente i rapporti. Un insieme di giovani attori che risentono della piatta gravitas dell'intera serie, ma che ci mettono anche del loro, come l'espressione monotona e impenetrabile della Marie di Dara Tombroff, difficile da digerire fin dalla sua prima comparsa, e che fa persistere questa insofferenza fin proprio alla chiusura. Della truffa di diamanti e del riciclo di denaro non si ha dunque alcun interesse. Come della sorte che potrebbe toccare ai personaggi di Coyotes, di cui si spera solamente di veder finire presto il campo estivo.

Coyotes Come molte delle produzioni Netflix, anche Coyotes spera di poter avere una buona presa sul pubblico solamente per il suo essere una serie teen. Il problema è che l'operazione tra scout e thriller non riesce mai a risultare adrenalinica e pericolosa come vorrebbe, annoiando fin dalla sua prima puntata e arrancando in maniera farraginosa fino alla sua conclusione. La pecca più grande di Coyotes, però, rimane il suo cast. Un gruppo di giovani attori piatti e anonimi che pongono un'invalicabile distanza tra show e spettatori.

5