Crisis on Infinite Earths: la recensione del crossover dell'Arrowverse

Dopo aver completato la visione dei cinque episodi da cui è composta, siamo pronti a fare il punto della situazione sul gigantesco crossover DC.

recensione Crisis on Infinite Earths: la recensione del crossover dell'Arrowverse
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Prima della pausa tra le due parti di Crisi sulle Terre Infinite, ci eravamo salutati col sacrificio di un eroe dell'Arrowverse e con la spaventosa ondata di anti-materia generata dal potere dell'Anti-Monitor, finalmente palesatosi dinnanzi agli sgomenti volti degli eroi. L'epilogo del crossover più ambizioso legato agli show DC sull'emittente The CW è finalmente arrivato, con conseguenze molto importanti non solo sul piano narrativo, ma anche sulla conformazione stessa dei vari show ad esso legati. Quello che tutti hanno vissuto è stato un viaggio difficile, complesso, ma anche di formazione, fatto di perdite ma anche di vittorie, in cui ognuno dei protagonisti, nel bene o nel male, ha fondamentalmente imparato qualcosa dall'esperienza maturata.

Non tutti, però, sono stati così fortunati da poter tornare a casa e ripensare a ciò che è andato perduto e a cosa si è ritrovato perché, com'era prevedibile, l'elemento predominante della storia si è rivelato uno e uno soltanto: il sacrificio. Un sacrificio ampiamente atteso, che si avvertiva nell'aria ma che, in ogni caso, lascia un solco importante non soltanto ai fini della conclusione del crossover, ma anche e soprattutto a tutto l'Arrowverse. Così com'è arrivata, la Crisi si è conclusa. Ma il futuro dei difensori della giustizia è appena cominciato.

Genesi di un disastro annunciato

Il quarto episodio del crossover inizia con un lungo passo indietro, che svela la genesi di uno dei personaggi più importanti dello show nello show, Mar Novu, al secolo The Monitor (LaMonica Garrett). Nel passato, infatti, le sue azioni diventano l'origine di tutto ciò che accadrà in futuro, compresa la genesi stessa dell'Anti-Monitor, la parte corrotta dello stesso Novu, generato da un incauto viaggio in una dimensione sconosciuta.

La narrazione, in pieno stile The CW, si muove con forza tra una linea temporale e l'altra, tornando rapidamente ad un presente ormai apparentemente spacciato. A dare un piccolo barlume di speranza a Barry (Grant Gustin), il più provato di tutti sul piano morale ed emotivo, Kara (Melissa Benoist), Kat (Ruby Rose), J'onn (David Harewood), Jefferson (Cress Williams) e gli altri ero sopravvissuti, diventati improvvissamente più impotenti e "umani" che mai, ci pensa Oliver Queen (Stephen Amell), la cui personalità è ormai a tutti gli effetti condivisa con il misterioso Spettro, colui che sembra conoscere il segreto dell'Anti-Monitor e, soprattutto, una soluzione per fermarlo.

Per arrestare l'avanzata irrefrenabile e indomabile del terribile nemico, diventa fondamentale il ruolo dei campioni, in particolare quello di Barry e della new entry Ryan Choi (Osiric Chau) i quali viaggiando attraverso la forza della velocità hanno il delicato compito di alterare il passato per scongiurare il terribile futuro che ha di fatto spazzato via l'intera galassia. Gli sforzi degli eroi, però, vengono in parte vanificati da una delle variabili ormai più care allo show: le varie linee temporali.

Al netto di tutto il duro lavoro, il grande scontro decisivo nella realtà dello stesso Anti-Monitor avviene imperterrito, concluso soltanto dal sacrificio di Oliver, l'unico in grado di affievolire l'accecante luce del titanico nemico. La scena finale del primo dei due episodi finali, che si rifà molto alle gesta di Iron Man in Avengers: Endgame è un monito per un futuro finalmente più promettente, che si manifesta ai sopravvissuti da lì a poco. Subito dopo lo scontro con l'Anti-Monitor, infatti, il mondo sembra tornare alla normalità ma, in realtà, non è esattamente così. I vari universi conosciuti si sono infatti fusi in un'unica realtà, chiamata Earth Prime, in cui tutti gli eroi vivono tranquillamente sullo stesso suolo. Ciò che da lì a poco accade, oltre alla scoperta di un mondo in cui Lex Luthor (Jon Cryer) è un eroe, è il prendere conoscenza di una terribile verità.

La Crisi non è ancora scongiurata ed è pronta a riabbattersi sulla Terra. E, tra un cameo e l'altro con gli altri esponenti dell'universo DC, specialmente quello cinmetografico, e i continui rimandi alla concorrenza (Anti-Monitor si definisce "ineluttabile", chi ha detto Thanos?), lo spettacolo si avvia verso una conclusione scontata, in cui tutti gli eroi uniscono le forze e recitano la loro parte nella sconfitta del temibile nemico, con una sorpresa finale che omaggia tutti i fan della DC.

Leggende per un giorno

L'incedere degli ultimi due episodi appare sin dalle prime battute più spedito e frenetico rispetto ai primi tre, con buoni risultati in termini di godibilità generale. In verità, comunque, dobbiamo ammettere che, a conti fatti, gli episodi legati al crossover non hanno influito sulla qualità generale dei prodotti, rimasta ancora una volta altalenante e poco incisiva.

Se si esclude il fattore emotivo, in particolare quello legato al lungo e straziante addio di Oliver Queen, lo show si è mantenuto su ritmi complessivamente lenti e poco entusiasmanti. Non ci ha convinto più di tanto tutto il plot narrativo, che aveva delle premesse migliori sulla carta, ma a che a conti fatti ha portato su schermo una serie di eventi complessivamente scontati e per certi versi caotici. Quello che però ci da speranza per il futuro è proprio il nuovo volto che gli show a sè stanti potrebbero avere di lì in avanti.

Le conseguenze della "Terra unica" potrebbero riversarsi sul quadro generale di Supergirl, Flash, Arrow e (in minor proporzione) Legends of Tomorrow, ma di questo ne parleremo a tempo debito. Ci pesa ammettere, comunque, che al netto degli sforzi compiuti, in termini anche di cast direction, questo gigantesco crossover non abbia saputo convincere appieno, per via anche della volontà di voler, in alcuni frangenti, quasi strafare. Col buon materiale a disposizione e con un po' di dedizione in più, avremmo potuto trovarci per mano un prodotto sicuramente migliore, ma che nel complesso riesce a portare a casa la sua missione principale: ufficializzare, in qualche modo, il cambio in cabina di comando tra Oliver e Barry alle redini dell'ormai non più tanto "Arrowverse".

Ruoli precisi, eroi imprevisti

L'aspetto che ci ha convinto maggiormente è la capacità di dare il giusto spazio a un po' tutti i protagonisti impegnati nella lotta contro il terribile fato incombente. Ogni personaggio di ognuna delle serie, con annessi leader, ha rivestito un ruolo quasi di pari importanza nell'economia generale, e considerando che ciò non avviene mai tanto facilmente, non possiamo che esserne felici. E, complessivamente, siamo rimasti molto soddisfatti dalla scrittura generale di tutti loro, in particolare ovviamente del ruolo di primaria importanza rivestito da Oliver, Barry e Kara, gli ovvi leader della banda.

In particolare il primo saluta lo show nel migliore dei modi, rivestendo un ruolo (com'è giusto che sia) focale e centrale, accompagnato da un'interpretazione commossa e sentita di Stephen Amell, che sveste dopo otto anni le tuta verde del buon vecchio Freccia Verde. La Crisi ha anche rappresentato un momento importante per riunire ed avvicinare, una sorta di nuovo inizio, una quiete dopo la tempesta, le cui conseguenze nell'Arrowverse, ripetiamo, le potremo valutare soltanto sul lungo andare.

Arrowverse Il mega crossover Crisis on Infinite Earths volge al termine, ma non senza conseguenze. Il sacrificio di Oliver è l’emblema di un viaggio fondamentalmente poco ispirato e a tratti caotico, che ha però il merito di offrire il giusto saluto all’eroe incappucciato il cui show, appunto Arrow, è arrivato al capolinea dopo otto stagioni. Ma non solo: il mondo da Oliver salvato ad ogni costo è ora diverso, in cui tutti gli eroi vivono “sotto lo stesso tetto” con tutto ciò che ne consegue in termini di potenziale narrativo per il futuro. Peccato che, alla fine, al crossover è mancato un vero e proprio antagonista esclusivo. Perché sì, l’Anti-Monitor non è un nemico indimenticabile, e la sua forte ispirazione a Thanos non ha di certo migliorato il quadro generale. Complessivamente, comunque, ci sentiamo di reputare sufficiente il lavoro svolto con lo show, seppur partito con ambizioni nettamente diverse.

6.5