Netflix

Damnation: la recensione della serie disponibile su Netflix

Preti, violenza, rivoluzioni. Debutta su Netflix Damnation, period drama che ci porta nelle campagne del Midwest americano. Qui la nostra recensione.

recensione Damnation: la recensione della serie disponibile su Netflix
Articolo a cura di

L'america rurale dei primi anni del novecento si sta riscoprendo in questi anni uno scorcio narrabile nei più svariati modi. Le motivazioni possono essere tante, e alcune piuttosto semplici da intuire: il carattere selvaggio e ferale, le enormi distese con il loro fascino desolato, la brutale genuinità dei suoi abitanti. Sono atmosfere queste sempre pervase da un'enorme instabilità, la pacifica calma della terra sempre pronta a esplodere nella più efferata e sanguigna violenza. Ospita storie di uomini e donne deboli e incattiviti, sostenuti dalla fede prima di tutto, nemici dello spaventoso progresso scientifico, riluttanti al cambiamento in favore dei propri diritti essenziali. È una storia che parte da Faulkner ed arriva fino a oggi, a un racconto in dieci episodi trasmesso su USA Network prima, e che arriva in Italia grazie a Netflix, su cui è disponibile dal primo febbraio. È da sangue e terra che nasce quindi Damnation, un period drama dai tratti coraggiosi quanto, purtroppo, inoffensivi.

Preti e rivoluzioni

L'evento storico da cui la serie diTony Tost prende le mosse, e a cui è parzialmente ispirata, è la campagna di rivolta della Farmers' Holiday Association, movimento dei contadini del Midwest statunitense, nata a seguito della grande depressione economica che colpì gli Stati Uniti nei primi anni Trenta. In questo contesto di agitazioni e violenza si inserisce la storia del reverendo Seth Davenport (Killian Scott), nuovo assegnatario pastorale della contea di Plymouth, Iowa. Fin da subito ci viene presentato come prete molto particolare, dedito alla promozione di una presa di coscienza rivoluzionaria della sua platea, incitata anche da una repentina e violenta risposta armata a quelle istituzioni, banche e fabbriche prima di tutte, che in favore di un rinnovato progresso economico vorrebbero appropriarsi dei possedimenti terreni per riqualificarli.

Le altre facce di una narrazione inizialmente tripartita sono da un lato quella della legge, incarnata nello sceriffo Don Berryman (Christopher Heyerdahl), il più possibile incline a non farsi condizionare dalla situazione, cercando di resistere alla tentazione di empatizzare con i rivoltosi. Dall'altro lato ovviamente troviamo i grandi industriali supportati dalla politica, pronti a tutto per salvaguardare il proprio interesse nascondendosi dietro l'alibi dello sviluppo comunitario. I veri signori che comandano il mondo affidano all'agente Pinkerton Creeley Turner (Logan Marshall-Green) il compito di guidare la repressione di qualsivoglia atto riottoso, senza limiti di sorta in merito alle modalità di esecuzione. Questa situazione di partenza dà il via a una storia che ovviamente nasconde più di quello che sembra in apparenza, svelandoci praticamente da subito due punti focali del racconto: Seth non è veramente un uomo di chiesa, e ha un ben più complicato e stretto rapporto con il suo cacciatore Creeley.

Dèi, terre e civilizzazione

Un misterioso passato dei protagonisti combinato a vere e proprie macchinazioni del potere aveva tutte le carte in regola per alimentare un racconto sfaccettato, accattivante, ma che avesse anche una certa profondità. Del resto dall'emittente di Mr. Robot ormai ci si aspetta sempre cose del genere. In effetti l'intuizione da cui si parte, così come i temi trattati, hanno quel qualcosa di coraggioso che fa ben sperare: rivolta contadina, battaglia di civiltà tra il vecchio e il nuovo, addirittura la violenza reclamata da quello che almeno agli occhi del mondo dovrebbe essere un uomo di dio. In Damnation, che già partendo dal gioco di parole del titolo ci vuole rappresentare queste ambiguità, si trovano recriminazioni e situazioni che molto si avvicinano a ciò che è oggi di attualità. C'è la volontà di voler parlare anche del nostro presente, senza spaventarsi di fronte alla violenza e alla crudezza.

Purtroppo però la scrittura risulta meno incisiva di ciò che ci si potrebbe aspettare da un prodotto con queste premesse, trascinando lo spettatore in una spirale di eventi che mescolano l'aperta rivolta al complottismo (in questo senso va il ruolo della Black Legion, movimento terroristico parallelo al Ku Klux Klan), che vede capovolgimenti di fronte e rivelazioni troppo spesso superficiali e/o forzate, con un prevedibile filone di redenzione e reunion che va ad accompagnarsi al più classico degli schemi azione-ripercussioni-vendetta che smorza lo slancio ideologico alla base del tutto. Più che i due protagonisti, alla fine sono i personaggi femminili ad avere una caratterizzazione più complessa e convincente. In particolare Bessie Louvin (Chasten Harmon) e la Connie Nunn di Melinda Page Hamilton godono del maggiore spessore, a fronte di personaggi abbozzati o dalla dubbia parabola narrativa.

Cowboy in chiesa

Damnation non è da buttare, ma si sente la mancanza di un'enfasi narrativa più spiccata. Non c'è epica in una storia che, essendo di rivalsa e vendetta, spingerebbe per una carica emotiva diversa. Non mancano momenti buoni, con un paio di picchi veramente eccellenti, ma la direzione della serie si attesta mediamente su livelli sufficienti, standard. Meriti e demeriti di sorta vanno a una regia altalenante, che in alcune scene d'azione riesce a risollevarsi da un generale stato di apatia, a braccetto con una direzione artistica favorita dagli splendidi paesaggi che il desolato Midwest può offrire ma che nella scelta cromatica e della messa in scena non sempre risulta vincente. A questo si accompagnano un ritmo e un comparto audio traballanti, non sempre funzionali alla narrazione, ma che invece stemperano il sacro fuoco che si vorrebbe mettere in mostra.

Damnation è in definitiva un gioco di intenzioni non del tutto realizzate. C'è comunque da apprezzare la volontà nel voler provare a proporre qualcosa di inconsueto, una pagina della storia americana raramente affrontata, nonostante le atmosfere ci siano così familiari. Di recente USA Network ha annunciato la cancellazione della serie, una scelta comprensibile per via dei pochi ascolti. Ma basta guardare questa prima - e ultima - stagione per capire che la serie andava chiusa, sì, ma perché si era già il suo spazio narrativo, con una seconda stagione che sarebbe andata a ricalcare cose già dette. Ma questa è un'altra storia.

damnation-stagione 1 Impostato su premesse interessanti, Damnation non riesce perfettamente a coniugare la bontà delle intenzioni con un’effettiva qualità nella realizzazione. La serie porta in seno un coraggio narrativo inespresso che, inizialmente trasportandoci nel suo mondo violento e rivoltoso, non riesce a tenere botta lungo i dieci episodi. Ci rimangono le belle atmosfere dettate dalle sabbiose lande dell’Iowa, e il rimpianto di una mezza occasione sprecata.

6