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Daredevil 3: recensione della terza stagione

È giunto il momento della rinascita per Daredevil e Matt Murdock, una consacrazione che passa da un'immensa terza stagione

recensione Daredevil 3: recensione della terza stagione
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Daredevil ha rappresentato per le produzioni Marvel-Netflix ciò che Iron Man è stato per il MCU nell'ormai lontano 2008: un battesimo del fuoco, inaspettato ma talmente valido da convincere milioni di fan a credere in un universo condiviso a lungo termine. E come alcuni nostalgici rievocano alcune scene e frasi celebri del primo film con protagonista Tony Stark, altri ricordano certi momenti indelebili della serie incentrata su Matt Murdock (Charlie Cox). Sia da una parte che dall'altra, un nutrito gruppo di spettatori lamenta la mancanza degli stilemi che hanno reso grandi questi nomi e questo universo nelle più recenti iterazioni. Con l'avvicinarsi del 19 ottobre, i fan non hanno fatto altro che chiedersi se, superate le "stravaganze soprannaturali" di The Defenders, Daredevil sarebbe tornato ai suoi fasti o sarebbe invece passato alla storia come una meravigliosa e irripetibile casualità. Il diavolo di Hell's Kitchen ha risposto mostrando di avere ancora tanto da dire, e lo ha chiarito in una maniera a dir poco clamorosa. Bentornati a New York.

Shadowland

Dopo il crollo di Midland Circle e la perdita della sua amata Elektra (Élodie Yung), Matt è un uomo distrutto, nello spirito prima che nel corpo. Accudito da Padre Lantom (Peter McRobbie) e dalla irriducibile suora Maggie (Joanne Whalley) nella chiesa in cui è cresciuto, l'ex-avvocato è ormai vittima di una profonda crisi spirituale, convinto che non ci sia più posto nel mondo per Matt Murdock: quel barlume di fede che lo anima si affievolisce ogni secondo di più al cospetto del diavolo che fin da piccolo gli sussurra nelle orecchie. C'è posto solo per Daredevil, solo per l'oscurità nutrita da un mondo sempre più in fiamme , poiché rimane un'utopia pensare di fermare alcune persone tramite la legge. Individui come Wilson Fisk (Vincent D'Onofrio) stringono nelle loro mani così tanto potere e denaro da essere in pratica inarrestabili. Un'influenza che con i giusti mezzi può arrivare dovunque, persino all'invulnerabile e integerrima FBI, manipolata al pari di un giocattolo dalla geniale mente criminale di Kingpin. Insieme a un insperato alleato, Fisk è pronto a fare la sua mossa per riprendere il controllo della città e farla pagare a coloro che hanno osato contrastarlo. Nessuno verrà risparmiato. Nessuno sarà al sicuro.

Diavolo custode

Se c'è un aspetto che questa terza stagione esalta allo stato dell'arte, è sicuramente lo sviluppo dei personaggi: da un lato forse la trama in sé perde un po' di ampiezza, è più ristretta in particolar modo rispetto alla prima annata; dall'altro gli sceneggiatori si sono dimostrati estremamente abili nel ricordare che un intreccio è bene articolato prima di tutto grazie alla profondità dei suoi protagonisti. E allora il racconto, anche per necessità narrative date dal recupero di Matt, inizia con un ritmo più rallentato per resettare i toni, cupi e molto aderenti al reale, e dipingere la crescita dei suoi attori principali, uno alla volta. Una scelta curiosa, ma comprensibile e sulla lunga distanza assolutamente vincente. I dissidi interiori di Matt, la presa di coscienza di una sempre più risoluta Karen (Deborah Ann Woll), l'amore per la giustizia di Foggy (Elden Henson) sono lati che vengono esplorati attraverso dialoghi magistrali e inscenati con un'eleganza pura, in cui dominano i contrasti cromatici tipici della serie. Nonostante il rallentamento, non si percepisce un retrogusto di riempitivo banale ed evitabile, anzi tutto sembra il fluire naturale di un racconto in un continuo ed inevitabile crescendo. È semplicemente straordinario il modo in cui tutte le certezze acquisite con fatica crollino come un castello di carta al solo sentire una singola notizia: Wilson FIsk libero. La maniera con cui viene dipinta l'ossessione che i tre protagonisti, palpabile nei loro sguardi, provano nei confronti del boss criminale è da applausi, è il segnale che spezza la struttura quasi a compartimenti stagni della stagione per ricondurla in un dramma corale ad altissima tensione.

Ciò che viene dopo la morte

D'altronde l'ossessione è un po' il leitmotiv dell'intero arco narrativo: da quella reciproca tra Matt e Fisk a quella interna alla new entry Ben Poindexter (Wilson Bethel), la cui caratterizzazione dà ulteriore prova del virtuosismo di Daredevil, in quanto composta da una serie di flashback vissuti in maniera non convenzionale che rivelano la straziante natura di una delle più terribili nemesi del diavolo di Hell's Kitchen.

Un'immersione totale nella psiche dei protagonisti che si integra perfettamente con una brillante gestione della narrativa, che sceglie di rivelare le sue carte poco alla volta, ma con costanza. La tela infida di Fisk viene tessuta in modo da far sentire prigioniera la città e lo stesso spettatore, scatenante una tensione che cresce episodio dopo episodio per poi esplodere convulsamente nelle ultime strepitose quattro puntate, ricche di suspense e pathos, che non lasciano un attimo di respiro. Tutto coronato dalle interpretazioni colossali di Vincent D'Onofrio, l'ennesima della sua carriera, Charlie Cox e una spettacolare Deborah Ann Woll: la sua Karen Page è probabilmente la sorpresa della stagione, un personaggio chiave fin troppo sacrificato negli anni precedenti che ora pretende con forza un ruolo in prima fila, il culmine di un'evoluzione maestosa.

Il ritorno del Re

L'ultima nota è perla squisita regia e coreografia dei combattimenti, di una qualità che pone un abisso rispetto non solo alle altre produzioni Marvel-Netflix, ma nei confronti dell'intero panorama delle serie d'azione. Il climax si ha con il prodigioso piano sequenza della prigione, qualcosa di indescrivibile. Giunto, però, a un tale livello qualitativo, Daredevil commette un errore che in sostanza gli impedisce di raggiungere la perfezione nel suo genere: una spesso percepibile mancanza di uniformità stilistica.
La creatura di Drew Goddard rimane un prodotto estremamente autoriale, con una rigorosa impronta estetica, ma l'affidare ogni episodio a un regista quasi sempre diverso disturba in parte il suo stile distintivo. Non esistono in questa terza stagione puntate girate male o con superficialità, ma si sente lo stacco tra quelle dotate di un'originalità senza freni e altre "soltanto" ottime, che svolgono il loro compito in maniera eccellente eppure un po' banale - basta fare un parallelo tra i due rilevanti flashback. A parte un simile piccolo neo, Daredevil si è consacrata come una delle migliori serie, a tema supereroistico (e non) degli ultimi anni, a cui non manca nulla per entrare di diritto nella storia della serialità.

Marvel's Daredevil - Stagione 3 Il ritorno di Daredevil è totalizzante: i suoi personaggi crescono in maniera esponenziale grazie a un processo evolutivo studiato fino al dettaglio maniacale; la vicenda non solo dà spazio alla suddetta evoluzione, ma si espande costantemente stimolando a dismisura una tensione che esplode nelle puntate finali in un crescendo straordinario e colossale; la regia è sempre attenta ed elegante, con clamorosi picchi qualitativi; il ritorno di un'estetica più cupa e reale, immersa profondamente nell'atmosfera criminale, è il marchio di un'impronta stilistica deliziosa; le prove attoriali di Vincent D'Onofrio, Charlie Cox e Deborah Ann Woll coronano una terza stagione infernale e qualitativamente eccelsa. In sintesi, è la consacrazione definitiva del Diavolo di Hell's Kitchen.

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