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Dark 3 recensione: l'ultima stagione di una delle migliori serie Netflix

Dark si congeda con una terza ed ultima stagione che aggiunge un importante nuovo fattore, che rischia di fare più confusione che chiarezza.

recensione Dark 3 recensione: l'ultima stagione di una delle migliori serie Netflix
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La fine del ciclo vitale di una serie tv è da sempre elemento di discussione. Non tanto per il fatto che un prodotto che abbiamo amato o apprezzato giunga a conclusione, ma perché i finali di per sé sono elementi spinosi che rischiano di compromettere sensazioni e ricordi negli anni a venire, qualora non sfociassero invece nell'apoteosi catartica che solo un buon epilogo può regalare. Di quest'ultima casistica abbiamo veramente pochi esemplari e viene subito alla mente il riuscitissimo finale di Breaking Bad. Le serie la cui conclusione ha fatto discutere sono purtroppo esponenzialmente maggiori; si pensi al controverso finale di Lost e all'epilogo di Modern Family.

Con l'ultima stagione di Dark ci ritroviamo a descrivere una sorta di via di mezzo, perché la serie tedesca giunge alla fine del suo ciclo vitale giocando per addizione, saturando la trama di elementi che sono l'uno il contrario dell'altro, perché, come ben sa chi conosce la serie, la fine è l'inizio e viceversa. Questo non per sottintendere che questo leitmotiv sia da prendere alla lettera, perché no, il finale di Dark non è il suo inizio - per lo meno non in senso letterale - ma per evidenziare quanto gli sceneggiatori si siano un po' persi lungo la strada, cercando di sorprendere con timeline e realtà alternative e aggiungendo nuove variabili un po' confusionarie alle vicende di Jonas e Martha.

Sic Mundus Creatus Est

Dark, soprattutto con la sua seconda stagione, ha costruito un'impalcatura narrativa ambiziosa, che ha saputo reggere agli scossoni temporali che minacciavano la verosimiglianza degli eventi, inserendo il paradosso come elemento congenito alla trama.

Winden è una cittadina unica al mondo; in una grotta immersa nella foresta si dirama una serie di tunnel sotterranei, crocevia del più grande segreto di questo pianeta: una misteriosa materia oscura che permette di viaggiare nel tempo, scatenata dalla centrale nucleare locale nell'anno 2020, che ha portato il mondo all'apocalisse. I nostri protagonisti si imbattono per caso o per necessità in questa incredibile possibilità, che porterà a rivelazioni sconcertanti sulle famiglie protagoniste della serie - Kahnwalds, Nielsens, Tiedemanns e Dopplers - ognuna delle quali rappresenta un tassello che lega il destino di Winden e del mondo intero alla fantomatica Particella di Dio.

Le precedenti stagioni di Dark ci hanno accompagnato alla scoperta di diverse epoche della cittadina tedesca; dal 1921 al 1954, passando per il 2020 e il futuro post apocalittico del 2054. In tutte queste epoche si cela lo zampino della setta Sic Mundus, che vuole vedere realizzato il proprio disegno di un mondo libero dai vincoli temporali. Il giovane Jonas Kahnwald cercherà però di salvare il pianeta e di fuggire dal destino di Adam, leader della setta, andando all'origine di tutto: evitare il suicidio del padre che apre la serie e mette in moto tutti gli eventi successivi. Ma la realtà non è come sembra e va cercata altrove. Ed è proprio qui che conduceva il finale della seconda stagione, lasciandoci con la consapevolezza di nuovi mondi e nuovi modi per evitare l'apocalisse.

Una scorpacciata di eventi e di luoghi

Dark è una delle serie più amate di Netflix e ha saputo conquistarsi il suo fedele seguito grazie ad una messa in scena convincente, dando però sempre priorità alla sceneggiatura. Questo nella terza stagione sfocia però in una sorta di indigestione narrativa causata dal confusionario e continuo cambio di piani che, come anticipato dal finale della seconda stagione, aggiunge l'elemento spaziale a quello temporale. Ci è consentito dire poco o nulla della trama, per non rovinarvi le sorprese in serbo per voi, ma chi si è trovato in difficoltà ad unire i puntini negli episodi precedenti, si ritroverà decisamente ad annaspare nel mare magnum spazio-temporale di questa stagione.

Nonostante ciò la storia non è affatto priva di una propria logica interna e giunge ad una conclusione in un certo senso necessaria, che saprà soddisfare i fan, nonostante quest'ultimi si troveranno a districare il groviglio di piani che costituiscono le fondamenta della stagione e, in ultima istanza, della serie stessa, per arrivare poi a qualche forzatura necessaria ad uscire dal loop.

I sostegni alla visione non mancano; è stata infatti inserita per l'occasione una particolare transizione visiva che consentirà di percepire i cambi di realtà, sebbene alla lunga questo espediente risulti abbastanza stressante ai fini dell'attenzione, che dovrà essere quanto mai affinata per giungere a sbrogliare l'intricata matassa. Questi elementi non possono che far nascere il sospetto di alcune velleità narrative che drappeggiano gli eventi di quest'ultima tornata, soprattutto nella prima metà della stagione, gettando più di un'incertezza sulla reale necessità di alcuni elementi della trama.

Il fascino della forma

Gli standard qualitativi della serie a livello di messa in scena sono quelli ai quali ci avevano abituato le precedenti stagioni. Uno dei godimenti maggiori di questa terza iterazione dello show tedesco è il vedere situazioni vissute in precedenza, riproposte da personaggi diversi o in epoche e spazi differenti, come sorta di topoi narrativi. Il senso di dejà vu nostalgico è sempre dietro l'angolo, ma nella maggioranza dei casi la necessità è di scrittura e non velleitaria.

La regia riesce nell'impresa di rendere questo dedalo di spazi e tempi in maniera coerente e distinta, valorizzandone i singoli aspetti. Lo split screen viene utilizzato anche in questa stagione come necessario strumento di comparazione e si rivela una scelta azzeccata. Più in generale la fotografia si mantiene sugli standard elevati e desaturati delle stagioni precedenti. Davvero ottimo il lavoro di scenografia sulle varie realtà ed epoche, che consente anche un ulteriore appiglio visivo agli spettatori che potrebbero restare confusi dal dove e quando. Il casting è pressoché invariato e si conferma valido nella varietà e nelle interpretazioni, cosa per nulla scontata nel groviglio narrativo di questa stagione, con ottime performance da parte di tutti gli interpreti, nessuno escluso.

L'elefante nella stanza

Ciò che tutti cercano di ignorare a questo punto riguarda un solo ed unico quesito: c'era davvero bisogno di questa stagione di Dark? Come tutto in questa serie, anche questa domanda non si può ridurre ad un binario e aprioristico "sì o no", ma sono necessarie delle doverose considerazioni, nonostante la risposta secca sia: forse sì. Anche se, ripensando al finale della seconda stagione, per quanto per certi versi appaia pretestuoso e ad effetto, avrebbe benissimo potuto rimanere un estroso cliffhanger. Dopo aver verificato l'ineluttabilità dell'apocalisse, ci saremmo lasciati con il confort food narrativo della multi dimensionalità dell'universo e delle sue infinite possibilità.

Nel tentativo di dare un seguito a quella premessa, gli sceneggiatori sono riusciti ad aggiungere alcuni tasselli interessanti nella costruzione dei personaggi, soprattutto quelli secondari, pur complicando la diegesi spazio-temporale, che alterna contemporaneamente diverse realtà e diversi periodi, rischiando in qualche modo di sminuire il progetto iniziale, caricandolo di un surplus narrativo che necessita di una ponderata digestione anche da parte dello spettatore più scafato, per giungere alla sequela di risposte che fornisce la seconda metà della stagione.

Come accennavamo pocanzi, la risoluzione è di per sé accettabile e per certi versi scontata. Quello che un po' limita la portata degli eventi è il pleonasmo che inficia in parte la struttura di questa serie. Ora più di prima, Dark cerca di mesmerizzare la mente dello spettatore con circonvoluzioni di larga portata, in una struttura che vorrebbe essere barocca, ma che procede per accumulo parallelo. I protagonisti della serie sono sempre più vittime di un destino che viene imboccato scena per scena dai demiurghi di queste realtà.

Sia chiaro, la predestinazione, il ripetere gli eventi del passato e seguire piste ignote come fossero già state scritte sono elementi strutturali in Dark. La serie rischia però così di condannare sé stessa ad un loop narrativo che offre poche attese rivelazioni, ma soprattutto cavilli paradossali, che solo un non troppo insospettabile deus ex machina riuscirà a superare. Nonostante ciò l'intento chiaro degli sceneggiatori è quello di forgiare un secondo lato della medaglia, per completare così il quadro generale delle vicende. Ricordate però che in Dark il numero magico non è il due, anche se sarebbe stato più coerente attenersi all'assioma dell'infinitezza.

Dark - stagione 3 Dark si congeda con una stagione che non tradisce le proprie origini, ma pecca un po' di tracotanza a livello di scrittura, rischiando di confondere i differenti piani spazio-temporali nei quali prendono piede le vicende di Jonas e Martha. Sul fronte stilistico Dark si conferma solida nella messa in scena, con un respiro internazionale che non fa rimpiangere le produzioni più blasonate. In particolare è nel reparto scenografia che lo show riesce a dare il meglio di sé, fornendo un valido supporto visivo all'alternanza spazio-temporale, nella quale si giostrano bene anche gli ottimi interpreti della serie. Dark rimane uno degli esperimenti più riusciti tra tutte le produzioni originali Netflix e un punto di riferimento; una serie dall'identità granitica, che ha saputo partire da una scrittura solida - sebbene per certi versi non originalissima - per regalarci una stagione finale che gioca un po' troppo con i propri elementi, ma che giunge ad una conclusione in fondo necessaria, sebbene non priva di forzature. L'aspetto più affascinante di Dark è che, nonostante alcune perplessità, rimane una serie che non cerca mai di essere altro da sé. La sua è un'identità forte, cementata dalle stagioni precedenti, che trova qui la via per un finale che ricompone la struttura frastagliata di quest'ultima stagione, per approdare con ordine chirurgico ad una conclusione che non lascerà delusa la maggior parte dei fan.

7.7