Recensione Dead Set

Serata di eliminazione al Grande Fratello ma i concorrenti non solo i soli ad essere a rischio: la morte (vivente) incombe...

recensione Dead Set
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Introduction

C’è qualcosa nello spirito britannico che differisce profondamente dal modo di vedere o sentire le cose proprio di noi continentali, per dirla alla maniera loro. Del resto quel sentimento di diversità che attraversa i secoli è sempre stato motivo di vanto per la gente d’oltremanica, una peculiarità da custodire gelosamente e tramandare ai propri figli come tutte le buone cose di famiglia. Non intendiamo parlare di quello humor spesso incompreso da noi foreigner, o almeno non solo, quanto di una creatività assolutamente peculiare. Pensate per un attimo all’influenza sulla musica pop da band come Beatles e Rolling Stones. Ecco, comprendete ora?
Non è un caso se nessuno prima di oggi si sia spinto dove ha osato Dead Set; un assalto di veri e propri zombie nella casa del Grande Fratello. Neppure il cinema, patria di adozione del genere da “L'isola degli zombies” a quel “Survival of the Dead” presentato a Venezia dal maestro George Romero. Prima di venire al dunque permetteteci ancora una premura, come suggerisce il lancio televisivo originale, questo programma andrebbe guardato in una stanza al buio; il linguaggio molto forte così come la presenza di scene violente potrebbero disturbare alcuni spettatori.

Dead Set

Siamo alla resa dei conti, lo spettacolo mediatico e umano è giunto alla sua ultima pagina; curioso davvero che tutto debba concludersi con l’eliminazione del “Big Brother”. Non è un caso ma un’intuizione genuinamente britannica che la nostra società venga letteralmente divorata dalle masse acefale di romeriana memoria da lei stessa prodotte. E quale luogo migliore che la fiera della vanità, dell’ambizione a quel nulla che è il concetto di fama una volta deprivato delle sostanziali basi meritocratiche. Peggio ancora la notorietà quale criterio per determinare il successo di un individuo, quasi come un grottesco serpente che si mangia la coda. Un’immagine infernale.
Ma torniamo qualche ora indietro. E’ un venerdì e come di consueto fervono i preparativi per la serata dell’eliminazione, i candidati sono Grayson, Marky e Pippa; fuori dalla casa si accalca la folla.
In sala regia il familiare bisbiglio si intreccia a sguardi complici: manca poco alla diretta e Patrick, il produttore, sembra più intrattabile del solito. Sui monitor esterni figurano scene di guerriglia urbana ormai diffuse in tutta la nazione. “Potrebbero cancellarci la puntata di stasera” afferma con tono sprezzante Patrick, per “un quartiere in fiamme a Newcastle e un paio di poliziotti morti a Liverpool” mentre agita lo spettro di un’edizione speciale del telegiornale. Cazzate. Parole sue.
Kelly, un’assistente di studio, si dibatte in questo delirio quotidiano: non ha tempo per rendersi conto della realtà. E’ così per tutti i “minions” ma lei è l’ultima ruota del carro, non trova neppure il tempo per fare il punto sul suo rapporto con Riq, fidanzato di vecchia data,ormai lasciato appeso al filo da un cellulare.
Ma il mondo della televisione e dello spettacolo non sono l’isola felice che vorrebero far credere ed ecco che la morte (vivente) irrompe nello studio. Quello che vi trova ha del surreale, in un clima vanamente festoso, insolente, distaccato della realtà si consuma una tragedia dai tratti neogotici dove la mente corre a Poe e la sua Maschera della morte rossa. Dunque la realtà quale morbo da cui evadere, il reality come surrgoato alienante e chiave per l’agognato regno dell’intangibile e dell’ovattato.
A Kelly così come ai pochi sopravvissuti, curisamente gli abitanti della “casa” al centro del cannibalismo (post) mediatico, non resterà che cogliere questa nuova prova (settimanale) sporcandosi le mani di sangue, consci del fatto che non ve ne saranno altre.

Making off

La verosimiglianza della produzione è assicurata dal alcuni eleganti accorgimenti, infatti gli esterni girati per la scena dell’eliminazione di Pippa sono esattamente quelli del celebre studio di Elstree a Borehamwood, sede del Grande Fratello britannico. Inoltre Davina, la reale conduttrice dello show, compare nella parte di se stessa anche in un’indita versione zombie.
Il senso di drammaticità implicito nella sceneggiatura risulta significativamente enfatizzatto dal frequente ricorso all’handy cam mentre la fotografia e l’impiego di colori freddi contribuiscono al riuscito clima di disperazione che avvolge l’intera serie così come lo spettatore che resta letteralmente incollato alla sedia. Ottime le prove del cast composto interamente da attori britannici e quindi assolutamente sconosciuti al pubblico di oltremanica.
Segnaliamo una seconda messa in onda in versione estesa attualmente disponibile in dvd per il mecato inglese, facilmente reperibile online.

PS: The Big (dead) Brothers

Data la provenienza è impossibile non accostare Dead Set al film “28 giorni dopo” di Danny Boyle e al suo seguito “28 settimane dopo”, l’origine dei quali è pur sempre romeriana nonostante le performance dei nostri amici “brainless” vengano stravolte. Ma da dove saltano fuori gli zombie di Romero? Dai vampiri. Sembrerebbe uno scherzo eppure Romero si è davvero ispirato ad un romanzo in cui sono i cugini di Dracula a farla da padroni: quel “I am legend” frutto della penna di Richard Matheson e recentemente (ri)passato al cinema. Provate a dare un occhio a “L’ultimo uomo della terra” di Sidney Salkow e Ubaldo Ragona, la prima versione cinematografica del romanzo con l’indimenticato Vincent Price. La redazione di SerialEye ve lo consiglia di cuore.

Features

- Dead Set è stato trasmesso dal canale britannico E4 noto ai nostri lettori per una serie molto apprezzata come Skins, nonchè per ospitare il reale Big Brother.

- La casa del Grande Fratello presente nella serie è stata realizzata presso una ex base militare nelle vicinanze di Virginia Water nel Surrey, dove è stato girato anche Primeval trasmesso da Rai 2.

- In alcuni cameo compaiono reali ex inqulini della casa del Big Brother nella parte di loro stessi.
Molti degli zombie presenti nelle scene finali non sono reali attori ma persone reclutate tremite Facebook

Dead Set Nell’odierno panorama televisivo affollato da produzioni di matrice amercana fa piacere trovare dell’altro. Altro è infatti Dead Set, così lontano e così vicino al cinema da costituire un curiosum televisivo. Non sarà adatto a tutti per via di una brutalità peraltro ricordata prima di ogni episodio, tuttavià è raro trovarsi di fronte a qualcosa di così “viscerale”, autentico e critico nei confronti della nostra società. Sotto quel rosso profondo c’è qulcosa, i fan di Romero sono avvertiti. Per gli altri sarebbe un ottimo punto di partenza. Amazing. Per chi non mastica l’inglese 10+.