Deadly Class: recensione della serie prodotta dai fratelli Russo

Tratta dall'omonimo fumetto, Deadly Class è tra le novità più interessanti e particolari dell'anno. La scuola delle arti mortali vi attende

recensione Deadly Class: recensione della serie prodotta dai fratelli Russo
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"Darò alla tua rabbia una voce abbastanza forte da essere sentita in tutto il mondo": questa è la promessa con cui il Maestro Lin (Benedict Wong) accoglie un orfano sospettato di numerosi omicidi, Marcus (Benjamin Wadsworth), nella sua peculiare scuola, dedita a formare assassini specializzati con il compito di alterare gli equilibri del mondo. In estrema sintesi ecco a voi Deadly Class, il nuovo pargolo dell'emittente SyFy basato sull'omonimo fumetto e prodotto, tra gli altri, dai fratelli Russo. Sarà la sua interpretazione cupa degli anni ‘80 legata visceralmente alla controcultura, sarà il continuo oscillare tra ideali purissimi di giustizia sociale e la cronica impossibilità di raggiungerli per l'essere umano, sarà la sua vena comica irriverente puntellata da squisiti momenti di trash o magari persino quella estetica camaleontica, ora aggressiva e dissoluta, ora rassicurante e tenera, eppure c'è qualcosa di davvero unico e speciale nella serie creata da Rick Remender. Nonostante alcune problematiche, piuttosto ingenue, sul versante narrativo, Deadly Class resta un'interessante new entry nel panorama televisivo 2019.

Reagan Youth

Tutto inizia con l'arrivo a scuola della nuova recluta Marcus, un adolescente orfano con un passato particolarmente tragico alle spalle, una reputazione da killer a sangue freddo e un obiettivo ben preciso in mente: uccidere il presidente Ronald Reagan, incolpato dal giovane della morte dei genitori. Bisogna dirlo subito, Deadly Class non inizia nel migliore dei modi, a partire dal pilot non proprio convincente, poiché molto banalmente tenta di condensare in neanche un'ora di visione una quantità spropositata di eventi, personaggi e situazioni. Cerca di mettere in mostra quelle che sono le sue qualità, come una buona scrittura dei dialoghi o delle scene d'azione ben coreografate, ma rimane un po' troppo confusionario. Per questo motivo, le puntate successive rallentano vistosamente il ritmo: c'è necessità di introdurre con calma i diversi protagonisti, il funzionamento e l'ecosistema di questo bizzarro istituto; quasi tutto l'impianto narrativo si ferma per sopperire a queste mancanze e mettere le basi di quel senso di cameratismo e fratellanza che rappresenta una delle tematiche fondamentali della prima stagione. Non è una gestione propriamente virtuosa della trama principale e dei ritmi, anzi, in almeno due episodi sembra di star assistendo a dei filler, ma è quasi una tassa da pagare e lo si fa con piacere. Deadly Class, infatti, dopo un inizio tanto evocativo e fascinoso quanto stentato, semplicemente esplode in una profusione di colpi di scena, meravigliose trovate estetiche e una profondità impensabile.

Kids Of The Black Hole

Il ritmo si alza, la storyline principale si rivela in tutta la sua irresistibile follia e il cast principale acquista uno spessore degno di nota. Un'obbligatoria menzione d'onore non può non andare, infatti, al pittoresco gruppo di futuri assassini di cui Marcus si circonda: dall'impenetrabile Saya (Lana Condor), leader della Yakuza nella scuola, all'appassionato di fumetti e cultura pop Willie (Luke Tennie), figura chiave della gang dotato di un onore insospettabile; dalla mentalmente instabile Maria (Maria Gabriela de Faria) al dolce punk rocker di quartiere Billy (Liam James), tutti caratterizzati con una minuziosità e un'attenzione per i dettagli a dir poco maniacale.

Vedendoli su schermo, osservando il loro modo di parlare, le loro espressioni, le loro reazioni, i loro gesti, si percepisce l'amore genuino emanato dalla costruzione di un insieme di emarginati provenienti dalle più disparate condizioni sociali ed economiche. Solo un fattore li accomuna, ovvero la tragedia: in Deadly Class non vi è persona che non abbia sofferto una tragedia immane e impossibile da dimenticare, radicata al punto da aver definito l'identità di questi protagonisti.
Allora diventa una sorta di gioco quando si scopre, attraverso dei flashback animati che riprendono lo stile e le tavole del fumetto, il passato e il trauma di ciascuno di loro, magari quel membro del gruppo che si faticava ad inquadrare, e nel giro di qualche minuto comprendere ogni suo atteggiamento, ogni sua battuta, ogni sua decisione. Su tutti, però, regna il contrasto tra Marcus, pieno di rabbia verso il mondo ma al contempo bisognoso di amicie di una famiglia, e il villain di stagione Chester (Tom Stevens), l'emblema della psicopatia più sregolata che darà vita ad alcune delle sequenze più esilaranti e surreali che vedrete per un bel po' di tempo.

Never Go Back

Con la crescita dei personaggi e l'entrata in scena dirompente di Chester, il livello qualitativo delle singole puntate si innalza vertiginosamente e la follia che pervade ogni aspetto di Deadly Class si mostra nelle forme più disparate (basti pensare che una puntata è un immenso trip sotto acidi di Marcus in cui è impossibile capire cosa sia reale e cosa no). Una follia e un senso di surreale che non risparmia neanche la scuola di Lin, tra insegnanti improbabili e corsi grotteschi come "Fondamenti di psicopatia" o "Abilità di combattimento atipiche".
Ed è meravigliosa la piccola routine che si forma all'interno di questo ambiente, perché è proprio in queste scene in apparenza futili che emergono la forza e l'unicità dei singoli personaggi, oltre che dei numerosi temi di critica sociale che Deadly Class vuole toccare. E ci riesce tramite dei monologhi carichi di cinismo e disgusto verso la società contemporanea, estremamente lucidi nonché utilizzati come una sorta di specchio dell'evoluzione dei protagonisti: più il legame tra di loro si rinsalda, più questi monologhi si fanno "positivi" senza dimenticare il nucleo originale.

I fratelli Russo ci hanno visto giusto ancora una volta. L'unica altra debolezza della serie di SyFy è, di nuovo, di carattere narrativo: la storyline secondaria su Lin e la Gilda di cui fa parte è un po' insipida, in quanto permeata dalla voglia di mantenere un mistero quasi totale per poi approfondirlo in un'ipotetica seconda stagione. Insomma, Deadly Class è un prodotto dal carattere sterminato, unico, oltre a essere scritto, recitato e coreografato con competenza e una dose generosa di virtuosismo e originalità che fa sempre bene. A parte qualche inciampo di troppo sul piano dello storytelling, si tratta indubbiamente di una serie da tenere d'occhio.

Deadly Class - stagione 1 Deadly Class è speciale. A partire dai suoi protagonisti costruiti magistralmente, proseguendo per la sua atmosfera surreale e l'umorismo brutale con punte di trash, fino a giungere a delle tematiche meravigliose per la loro disillusa profondità, la nuova serie di SyFy ha davvero un qualcosa di unico. È un prodotto che farà ridere e piangere, riflettere sull'intera società che ci circonda e su ogni rapporto che abbiamo mai instaurato. Si parla di cameratismo e di fratellanza, il tutto mentre si frequentano corsi grotteschi su come diventare un assassino provetto. C'è solo un neo: per vedere tutta questa beltà bisogna superare le prime puntate, che faticano a ingranare pur lasciando intravedere un immenso potenziale. Ma ne vale la pena.

7.5