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Designated Survivor Stagione 1

In attesa del debutto della seconda annata, rivisitiamo il primo ciclo di episodi di un thriller politico molto attuale. Disponibile su Netflix.

recensione Designated Survivor Stagione 1
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Quella del Presidente americano tende ad essere una figura affascinante nel panorama televisivo americano, con diverse varianti che hanno più o meno conquistato gli spettatori. Impossibile non citare Josiah "Jed" Bartlet, il cui operato nelle sette stagioni di West Wing portò la critica a definirlo "il miglior Presidente che l'America non ha mai avuto", o David Palmer, il cui insediamento nelle prime stagioni di 24 anticipò di quasi dieci anni l'ascesa di Barack Obama. C'è stata la variazione al femminile, con Geena Davis al centro di Commander in Chief (la cui cancellazione dopo 18 episodi ha un che di profetico alla luce del destino elettorale di Hillary Clinton nel 2008 e nel 2016), e poi quella comica di 1600 Penn, dove la vita alla Casa Bianca è vista tramite gli squilibri all'interno della famiglia.
Per non parlare di parodie come That's My Bush, con cui i creatori di South Park misero alla berlina i primi mesi di George W. Bush servendosi degli stilemi della sitcom, o il più recente The President Show, dove l'attività di Donald Trump è vista come un reality televisivo. Dallo scorso autunno c'è anche Designated Survivor, nuovo thriller prodotto dalla ABC, con la partecipazione di Netflix per la distribuzione fuori dal Nord America. Un serial la cui premessa, per certi versi, rispecchia diversi timori contemporanei.

Promozione inattesa

Al centro dell'attenzione c'è Tom Kirkman (Kiefer Sutherland), funzionario di livello minore che, in occasione di una serata molto particolare, è stato selezionato come designated survivor, ossia la persona la cui sopravvivenza è assicurata in caso uno o più membri dell'amministrazione venissero uccisi. Uno scenario ritenuto improbabile ma che si concretizza nel peggiore dei modi, con una bomba che rade al suolo il Campidoglio e lascia Kirkman come unico superstite nella successione alla Casa Bianca. Il neo-Presidente deve quindi fare i conti con un incarico per il quale è poco preparato, un governo che si fida poco di lui e un complotto che si cela dietro l'esplosione, lasciando intendere che la scelta di Kirkman come superstite designato non sia stata casuale. Non siamo più esattamente nei territori di 24, soprattutto a livello stilistico, ma come nell'altra serie dominata da Sutherland la suspense è sempre all'ordine del giorno, con colpi di scena e cliffhanger che si susseguono senza sosta (rendendo molto più agevole la visione su Netflix una volta completata la stagione anziché seguire la storia di settimana in settimana, con tanto di interruzione nel periodo natalizio).

Air Force Bauer

Lontano anni luce dai fasti quasi sovrumani dell'agente dell'antiterrorismo che ha ridefinito la sua carriera, Sutherland si avvicina di più ai ruoli di suo padre, dominando le scene con una dignità stoica che fa da giusto contraltare al caos che lo circonda. Un eroe di cui forse l'America avrebbe bisogno adesso, poiché la mancanza di preparazione all'incarico è compensata da una vera volontà di aiutare il suo paese. Un protagonista carismatico che si muove in un mondo riconoscibile (grazie alla presenza nel cast di Kal Penn, che funge anche da consulente essendo stato parte dello staff di Obama), al quale però manca per ora un avversario degno di essere il temibile architetto del complotto che dà al serial la sua struttura perfettamente congegnata e per lo più efficace. La seconda stagione saprà rimediare a questa pecca? La risposta nelle settimane a venire...

Designated Survivor (ABC) - Stagione 1 La serie inizia col botto (letteralmente) e procede a ritmo spedito e implacabile, con al centro l'interpretazione carismatica di Kiefer Sutherland. La scrittura a tratti elementare (soprattutto per quanto riguarda certi aspetti della trama orizzontale) è compensata da un buon uso della suspense e da una volontà forte di affrontare in modo non per forza banale tematiche che riflettono il clima politico americano di oggi.

7