Recensione Dexter - Stagione 7

E' possibile convivere con un fardello così grande? Scoprire che il male si nasconde sotto le sembianze di un fratello, tentare

recensione Dexter - Stagione 7
Articolo a cura di
Nunzio Gaeta Nunzio Gaeta ama scrivere e parlare in maniera trasversale di cinema, serie tv e videogames, nonché di tutto ciò che ruota intorno alla cultura giapponese. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Ricordiamo ancora la prima volta che posammo gli occhi su Dexter. Una produzione che allora, nel roboante panorama dove si vedevano contendersi il podio a suon di share prodotti come Lost e Prison Break, offriva una variabile al crime poliziesco (ma anche al dramma vero e proprio) assolutamente inaspettata. Il protagonista, in questo caso, era il serial killer, e su di lui si basavano le fondamenta portanti del telefilm. Un killer atipico in verità, segnato durante l’infanzia da un tragico avvenimento e dotato di un suo particolare “codice d’onore” donatogli dal padre adottivo, capace di seguire una qualche sorta di linea comportamentale, se così la si può definire, tentando di soddisfare i propri desideri nella maniera più pulita possibile. Solo chi ha commesso crimini sensibilmente efferati merita, secondo il codice di Harry, di cadere sotto le grinfie di Dexter. Nel corso delle stagioni abbiamo imparato ad amarlo, a capire i suoi bisogno e a vedere l’evolversi della sua vita (scontro feroce con il fratello, matrimonio, creazione di una famiglia), nonché a seguire la parabola discendente che questa assume una volta fatti i conti con il dark passenger, ossia il lato oscuro del nostro beniamino. E così ritroviamo la morte di Rita, i rapporti particolarmente inusuali avuti con vere psicotiche come Lila o semplici pedine messe in balìa degli eventi come Lumen, fino ad arrivare allo scontro diretto con Debra, la sua cara sorellina, che sembra abbia definitivamente scoperto la vera identità del fratello tanto (forse fin troppo) amato. Questo per dire che ci siamo affezionati a Dexter, e come di consuetudine tentare ora di salutare un qualcosa che nel bene o nel male ci ha accompagnati durante tutti questi anni (mantenendo tra l’altro sempre viva e costante la nostra attenzione) resta ovviamente difficile. Così come resta difficile criticare anche le cose che ad un occhio estraneo possono apparire sicuramente forzate, assurde o inconcludenti, anche inspiegabili. La settima stagione di Dexter ci pone, quindi, in una sorta di limbo scaturito da una valutazione oltremodo dubbiosa, che può riassumersi in una sola domanda: è stata questa una stagione degna di essere ricordata? Ne è valsa la pena?

You got me. O forse no.

L’inizio di stagione ha offerto agli autori la possibilità di poter reiniziare tentando di rimediare agli eccessi manifestati nelle scorse stagioni (in primis, un Dexter fin troppo scaltro contro un sistema di polizia che sembra appena uscito dalle parodie anni 80), e questo rappresentava, per i fan, un valido motivo per riporre buone speranze nella riuscita del tutto, nonché nella conclusione sempre più vicina della serie. Speranze che, considerando il pur sempre lento avanzamento di trama, ci sembrano in parte ben mantenute: la scoperta del dark passenger di Dexter ha permesso agli autori di mostrare una Debra ferita, in preda allo sconforto e allo sgomento, disposta ad aiutare il fratello (inizialmente anche pensando al suo desiderio di sangue come ad una qualche malattia) ed, eventualmente, a coprirlo. Portandola addirittura, verso la fine, verso una sorta di “strada senza ritorno”, la stessa che Dexter si è già apprestato a valicare. Perché si sa, spingersi fin troppo oltre può portare all’autodistruzione. E diciamo che, proprio come gran parte della stagione precedente, anche in questa ritroviamo un filo portante che vede Dexter e Debra uniti in una sorta di oscuro legame, sempre più complici e consapevoli del loro andare alla deriva. Tra l’altro, fatta eccezione per qualche lieve storyline, il contorno che fa da sfondo alle vicende appena citate ci appare triste e desolante come non mai. Non bastava difatti l’essersi sorbiti nella settima stagione una delle tante crisi di Dexter, questa volta a sfondo religioso, che lo ha portato addirittura a scindere il dark passenger tramutandolo sotto le mentite spoglie del fratellino Brian, per poi ritornare a stagione conclusa verso un nulla di fatto. Ritroviamo così nelle puntate appena viste un Dexter in preda all’amore verso una donna fredda quanto tagliente e pericolosa: Hannah McKay (Yvonne Strahovski), che da vittima si trasforma in amante legandosi profondamente al nostro serial killer preferito. E il rapporto tra i due, in parte minato dallo spettro delle ex alias Lila, Lumen e Rita, sembra anche funzionare o portare a interessanti cambiamenti, salvo risolversi poi in una vera e propria bolla di sapone. Unico espediente degno di nota è quello che ha portato il loro rapporto a favorire lo step successivo verso quello di Dexter e Debra, step necessario per le battute finali. Stessa sorte toccata a Quinn e alla sua nuova fiamma Nadia, con una storyline che, visto il forte coinvolgimento di un personaggio che non è mai stato particolarmente interessante, avrebbe senza dubbio giovato all’economia del serial. E invece no, anche questa storyline viene inspiegabilmente troncata facendo evaporare il tutto nel corso delle puntate, dandole insomma sempre meno attenzione. E come non citare il bad guy di turno Isaak Sirko (Ray Stevenson) banalmente eliminato nel corso di pochi minuti (dopo premesse e caratterizzazioni che lasciavano sperare ben altro), o la brusca e rapida morte di Louis Greene, il quale avrebbe potuto rappresentare la nemesi perfetta? E Batista? Il suo party per la nuova apertura è anche un modo di farlo scomparire definitivamente dalle scene? Tutte domande che lasciano l’amaro in bocca.

Nuova speranza.. nell’abisso.

Tralasciando però anche solo per un attimo tutte le incongruenze, le stranezze commesse sia dallo stesso Dexter che dalla polizia o le sotto trame stranamente troncate sul più bello, possiamo già tirare le somme sul risultato ottenuto dagli autori, specialmente nel finale, e ipotizzare a ciò che potrebbe accadere nei futuri episodi. Il quadro si preannuncia drammatico, e senza anticipare a chi magari non ha ancora avuto modo di vedere la parte finale della stagione sembra vi saranno ben pochi momenti di calma, almeno da ora in poi. I nodi arriveranno al pettine, e arriveranno tutti insieme. Se analizzata come una sorta di linea evolutiva, l’intera storyline assume un senso molto più concreto ed efficace, motivando in parte le (a volte) sciagurate scelte operate dagli stessi autori. Insomma, non si può certo dire che Dexter sia un serial veloce, pregno di momenti al cardiopalma o con un susseguirsi di puntate e situazioni idilliache, ma quantomeno si può riconoscere una certa maturazione di base che permette di dare un senso a tutto il resto. Oltre a questo, a salvare in parte la baracca ritroviamo le sempre ottime interpretazioni di Michael C. Hall, Jennifer Carpenter (che per vari motivi in questa stagione riesce a dare il meglio di se offrendo al suo personaggio profondità e caratterizzazione) e della “breve” new entry Ray Stevenson, che fanno da contraccolpo alla scialba performance offerta dalla bellissima Yvonne. Tirando le somme, chi ha continuato a seguire Dexter continuerà a farlo ancora per un po’, anche solo per assistere al tanto agognato finale (sperando comunque che esso possa essere valido e vicino, visti gli eventi), mentre chi si affaccia per la prima volta al serial o ha magari un ricordo ben più presente delle stagioni passate non può non portare un lieve velo di malinconia d’innanzi a tanta inspiegabile superficialità, seppur, come sempre, piacevolmente confezionata.

Dexter - Stagione 7 Ci ritroviamo, ancora una volta, a parlare di come Dexter possa piacere agli irriducibili fan capaci di passare al di sopra di determinate mancanze o ingiustificati mutamenti, ma anche a discutere di come, ragionando, il tutto si evolva (seppur lentamente) sotto un profilo psicologico, preparando carne al fuoco e portando i nostri protagonisti verso un baratro sempre più profondo. La verità è che le forzature iniziano forse ad essere troppe e un confezionamento ben adeguato non potrà sorreggere per sempre tutte le magagne, ma ormai tutti siamo fin troppo curiosi di scoprire l'evolversi di questa storia.