Diavoli 2 Recensione: Borghi e Dempsey non ripetono la magia su Sky

Una seconda stagione vittima di un ricorso storico e di situazioni che si ripetono come in un canovaccio già visto per Borghi e Dempsey.

Diavoli 2 Recensione: Borghi e Dempsey non ripetono la magia su Sky
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Se la prima stagione di Diavoli aveva conquistato il pubblico e la critica (recuperate qui il nostro first look di Diavoli), sia per l'aver creato una coppia esplosiva tra Alessandro Borghi e Patrick Dempsey sia per l'aver raccontato in maniera pop tematiche finanziarie non sempre sotto ai nostri occhi, la seconda stagione ha sofferto di una ripetitività di fondo che sul finale ha smorzato di molto l'entusiasmo e i toni in generale. Ci lasciamo sapendo che arriverà una terza season, che l'esperienza di Massimo Ruggero, il mago della finanza originario di Cetara, interpretato da Borghi, non è ancora terminata e che il suo viaggio discendente dalla gloria pubblica alla sfera privata ha ancora tanto da dire.

Il coronavirus protagonista della finanza

Se la prima stagione di Diavoli aveva deciso di raccontare la crisi economica del 2008, stavolta è toccato alla Brexit e al Covid-19 prendersi la scena: due eventi che sono stati condensati grazie a un salto temporale in avanti di quattro anni nella narrazione, giustificati da un allontanamento forzato dalle scene per Borghi.

Il desiderio di far viaggiare di pari passo le vicende reali con quelle di finzione si intreccia con la guerra fredda tra Stati Uniti, Inghilterra e Cina: una sfida ai rilanci sul mercato finanziario, mettendo sul piatto azioni, persone, il valore del petrolio e anche una morbosa attenzione per l'avvento del mercato dei dati, la nuova grande ricchezza. L'intera storia partiva da Milano, in una piazza del Duomo deserta, in pieno lockdown (sapevamo già che Diavoli 2 avrebbe trattato del coronavirus: è il 14 marzo 2020 ed è anche il punto di arrivo del finale di stagione, in un cerchio che ci conduce dal flashback nel 2016 al presente della prima quarantena nazionale. La finanza è un argomento di tutti i giorni, ci circonda, ci condiziona, così come la politica: non esiste una persona che può dirsi disinteressato a questi due aspetti, perché ogni sua azione è figlia della finanza e della cosa pubblica. Per questo l'intreccio con la realtà è fondamentale, permettendoci di andare a rievocare in noi quei momenti che risalgono a un biennio fa, ma che ci sembrano talmente vicini da poterli toccare ancora. Latoyah, la moglie di Oliver Harris, è il personaggio designato per farci riprovare quelle sensazioni tragiche che abbiamo vissuto ascoltando i discorsi di Giuseppe Conte la sera in televisione, ad attendere il bollettino quotidiano e ad ascoltare le testimonianze del personale sanitario.

Diavoli vuole raccontare il Covid-19 e vuole farlo con tutte le sue difficoltà, le sue problematiche: se This is Us aveva inserito le mascherine e provato a trattare il problema vaccino in maniera molto leggiadra, qui le immagini delle città fantasma, da Londra a Milano, sono costanti e persistenti, restituendoci ricordi di inquietudine, ma allo stesso tempo di dolore e di disagio. Il tutto miscelato sapientemente con le vicende inerenti le elezioni americane, l'ascesa di Donald Trump e la conseguente previsione di un dominio destinato a crollare, o la già citata Brexit. Ci sono gli oligarchi russi, che sembrano quasi dare agli sceneggiatori il ruolo di veggenti, c'è il desiderio di ricreare figure reali in personaggi fittizi: perché mentre Daniel Duval continua ad avvicinarsi a Julian Assange, la new entry Nadya è la Greta Thunberg della matematica e della finanza.

Un canovaccio testato e mellifluo

Al di là di questi aspetti che permettono a Diavolo di infilarsi scientemente nelle trame della vita vera, il canovaccio posto alla base della seconda stagione della serie rimane lo stesso della sua prima iterazione. Massimo e Dominic si ritrovano ancora una volta a rimpallarsi un rapporto di amore e di odio, di rincorsa e di fuga: separati all'inizio, si avvinghiano per loro scelta e decisione, salvo poi tornare a lottare in una battaglia fratricida, scatenando una guerra civile che vede coinvolti tutti i personaggi in gioco.

Si parte ancora una volta da una morte non ben definita: un suicidio, forse un omicidio, ma in ogni caso un problema da risolvere, da sviscerare, per il quale la polizia non ha tempo, ma i gestori dell'alta finanza sì. Arriva l'occasione per il personaggio di Oliver Harris (Malachi Kirby) di crescere, di diventare fulcro ed elemento portante della vicenda, sebbene qualche tentennamento e qualche problematica iniziale; c'è il desiderio di far emergere il personaggio di Eleonor, oltre che di Nadya, per continuare a dare lustro al girl power del quale non solo la finanza ha bisogno, ma anche i suoi interpreti maschili. E se dalle scene sparisce il personaggio di Kasia Smutniak dopo il finale della prima stagione, sono loro due a prendersi lo spazio giusto per provare a raccontare il mondo che vorrebbe costruire Massimo, diverso da quello che è reale e al quale anela l'ambiguo Dominic. C'è tanta attenzione all'intimità, c'è un forte incedere della macchina da presa sulla situazione familiare di Oliver, padre di due figli, nonché sulla vita di Massimo, pronto ad accogliere una grande novità nel suo futuro, ma si perde l'aspetto romantico della vicenda.

La relazione con Sophia appartiene al passato, l'alternanza di fiducia e inganno non è più il leitmotiv di Diavoli 2, che va a perdere mordente nel momento in cui ci presenta Duval dietro le sbarre, ma lo tiene quasi sullo sfondo, nel tentativo di inserire un nuovo movimento avverso alle dinamiche della finanza che abbiamo già visto e che cambia solo nome. C'è un ricorso storico che sa di già assaporato, così come un anelare sempre più tecnicismi e meccanismi che non sono pop e comuni come accaduto nella prima stagione.

Consci del fatto che nella terza stagione potremmo vedere quel mondo che Ruggero ha sognato per l'intera seconda iterazione, quello che decide di osservare dalla sua nuova dimora, servirà un'inversione di rotta importante per portarci a vivere qualcosa di diverso, di meno tecnico e di nuovo. L'effetto già visto rischia di regalarci una chiusura del trittico ricca di eventi troppo banali, e la speranza di non dover rincorrere un'ennesima vicenda reale, raccontandoci solo il fittizio, potrebbe essere la soluzione al problema. La guerra tra Russia e Ucraina imperversa, ma la speranza è che Diavoli non ne debba fare tesoro per riprendere quel canovaccio narrativo che ha iniziato a incespicare.

Diavoli - Stagione 2 La seconda stagione di Diavoli mantiene alta quella qualità produttiva dal sapore internazionale che già al suo esordio su Sky avevamo assaporato. Quello in cui pecca è la ripetitività dello schema, che ci porta da una morte specifica a vivere la finanza come un groviglio dal quale evadere, il ripetere i medesimi scontri tra le stesse figure della prima iterazione e a perdere mordente sul privato di Dominic e di Massimo. Resta l'aspetto positivo riguardante la capacità di intrecciarsi con la realtà, nel raccontare con un approccio atipico la Brexit e il coronavirus, entrambi trattati con l'attenzione di chi opera in finanza. Per la terza stagione sarà però necessario trovare un'alternativa narrativa per non ricadere in un nuovo ricorso storico che renderebbe il tutto molto stantìo.

6.5