Dickinson 3 Recensione: l'ottima stagione finale della serie Apple TV+

All'ultima stagione, Dickinson si interroga su cosa può fare l'arte per il mondo mentre cerca un futuro migliore partendo dalla ricostruzione del passato.

Dickinson 3 Recensione: l'ottima stagione finale della serie Apple TV+
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Il catalogo di Apple TV è tra i più stimolanti che una piattaforma streaming potrebbe desiderare eppure al tempo stesso è il meno conosciuto e apprezzato. Lodato assai poco proprio in virtù di una sorta di indifferenza che circonda la finestra digitale, dovuta a logiche di mercato che non vedono Apple spingere con insistenza i propri prodotti, a meno che non siano dei vincitori di pubblico e soprattutto di premi come Ted Lasso (leggete la nostra recensione di Ted Lasso Stagione 2).

Così, quasi nel silenzio di tutti, Dickinson arriva dal 5 novembre sulla piattaforma con la sua terza stagione (scoprite anche gli altri titoli di novembre 2021 su Apple TV), deliziando lo spettatore con un episodio a settimana che lo accompagnerà fino alla season finale segnata nel giorno di Natale. Chiusura definitiva di una cerchio aperto nel 2019 dalla creatrice Alena Smith e che giunge alla sua conclusione sapendo interrompersi proprio al momento necessario. Quello in cui la nostra poetessa ci ha raccontato ormai già tanto di lei e in cui adesso non resta che a noi scoprirla anche oltre l'audiovisivo, attraverso le sue opere e quella memoria che per tre stagioni è stata uno dei fulcri narrativi della sua storia.

Emily Dickinson e l'arte: come aiutare il mondo?

Emily Dickinson ha rivissuto grazie a Hailee Stenfield, ma soprattutto per merito delle intuizioni geniali e freschissime della sua ideatrice Alena Smith. Continui colpi di fulmine che la showrunner ha ripetutamente lanciato contro il cuore del pubblico conquistandolo definitivamente, arrivando insieme alla protagonista alla maturazione e alla consapevolezza sempre maggiore di Emily Dickinson, del suo ruolo nel panorama ottocentesco e di come vorrà essere ricordata nel corso dei secoli a venire.

Un'interrogazione sullo stato dell'arte che ha sempre volteggiato per la serie Apple, ma che diventa assolutamente primaria nel corso della sua terza stagione. Ultimo momento per il lavoro di Smith e per la sua poetessa di potersi crogiolare sull'effettiva importanza che può avere un gesto artistico come scrivere una poesia, e se può avere funzione di balsamo nel cercare di alleviare i mali di un mondo troppo irrequieto. È la guerra civile lo sfondo che, già dalla seconda stagione, aleggiava sottostante nella struttura narrativa di Dickinson e che diventa rilevante nella sua parte finale. Se da sempre la serie aveva saputo ribaltare la distinzione tra passato e presente, attraverso il rovesciamento degli stilemi classici rendendoli quanto mai attinenti alla realtà d'oggi, con il suo ritorno Dickinson fa un passo ulteriore rendendo i temi affrontanti parte di un tessuto ancora più largo che ingloba in sé un punto di vista sociale, politico e, ancora una volta, culturale. L'attivismo assume la forma della serialità e la serialità si offre con i propri mezzi come arma per poter svolgere il proprio dovere civico.

E non è certo l'abbandono di una poetica più frizzante quella che il lavoro di Alena Smith va adoperando, né dimenticando la natura briosa e sagace con cui avevamo saputo apprezzare il suo lavoro fin dal primo momento. È bensì la consapevolezza di poter parlare all'oggi e dell'oggi che diventa strumento narrativo e visivo con cui poter arricchire e integrare la vita di Emily Dickinson e l'attualità che vediamo mutare sotto i nostri occhi, buttando uno sguardo all'indietro per cogliere le sfumature di quello che stiamo passando e cercando di saperne trarne la forza per superarlo.

Dickinson guarda al passato per permetterci un futuro migliore

Il desiderio quindi della nostra Emily non è più solamente quello di sapere tramandato il suo nome nel corso dei decenni, ma che la propria eredità possa fare da ponte nella comprensione di un mondo in cui si cerca l'uguaglianza e che possa rigenerarsi tramite il bello della poesia e dell'arte in generale. Il non voler più essere soltanto uno statuto, ma cercare di aiutare un soldato, un cittadino, un lettore ad affrontare le ingiustizie verso cui si sta affacciando. Proprio come Emily che ha dovuto da sempre combattere per poter scrivere le sue opere,

superando i pregiudizi comuni dell'essere semplicemente una donna e non poter per questo scrivere e affermarsi in una società maschilista e patriarcale. Con la sua ultima e terza stagione Dickinson afferma e migliora quella sua continua tensione tra tradizione e rivoluzione, stigma e cambiamento, che aveva ribollito puntata dopo puntata durante la sua narrazione. Un voler mantenere unita una comunità, una famiglia, ma insieme il bisogno di staccarsi definitivamente dai padri e correre verso il futuro con le proprie gambe. Una serie che se partiva nel 2019 concentrandosi in particolare sulla sua protagonista, giunge al suo arco conclusivo aprendosi con una spinta propulsiva al mondo. Quello che aveva sempre fatto nel corso delle sue stagioni, ma che è di vitale importanza nella chiusura di questo atto finale. Dickinson, nella finzione, ha delineato il percorso e aperto la strada per discorsi sull'inclusività, sulla parità di genere, sull'amore come forma suprema sia verso se stessi che verso gli altri. Sarebbe stato bello se fosse stato veramente questo il passato. Speriamo che, anche grazie a Dickinson, possa essere almeno il nostro futuro.

Dickinson Dickinson è una serie ambientata nel passato che vuole condurci però in un futuro migliore. Uno show giunto alla sua terza e ultima stagione mantenendo il brio e la spigliatezza iniziali, ma andando anche più in profondità riguardo all'importanza del rompere con le tradizioni per trovare la propria strada, quella che la protagonista ha sempre ricercato nella poesia e nell'arte. Ed è proprio sul ruolo dell'arte su cui riflette ancora più voracemente la stagione: può un'opera essere balsamo per i traumi del mondo? Molto probabilmente, guardando a Dickinson, la risposta che possiamo dare è: assolutamente sì.

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