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Dirk Gently, stagione 2: Addio, e grazie per tutta la stranezza

L'adattamento dei romanzi di Douglas Adams giunge al termine, all'insegna di quella stramberia che lo aveva reso un divertimento sui generis.

recensione Dirk Gently, stagione 2: Addio, e grazie per tutta la stranezza
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Nel nostro commento iniziale alla seconda stagione di Dirk Gently's Holistic Detective Agency avevamo commentato il fatto che il nuovo ciclo di avventure dell'investigatore creato da Douglas Adams arrivasse su Netflix con un piccolo alone di tristezza, dato che un mese fa, in occasione della messa in onda dell'episodio finale su BBC America negli Stati Uniti, è stato annunciato che la serie non continuerà (sarebbe ipotizzabile un ripescaggio da parte di altri network o anche Netflix, che distribuisce lo show fuori dal territorio americano e lo definisce uno dei propri Originals). Un dettaglio agrodolce che ha parzialmente influenzato il modo in cui molti fan si saranno avvicinati a questi dieci episodi, sapendo che Dirk (Samuel Barnett) e Todd (Elijah Wood) molto probabilmente non torneranno sui nostri schermi nella versione concepita da Max Landis, il quale ha alienato alcuni dei fan della prosa di Adams immaginando una serie di eventi ambientati dopo i libri anziché una trasposizione diretta dei romanzi. Una versione che, dopo un inizio semplicemente bislacco con una curiosa indagine su un omicidio, si è gradualmente trasformata in qualcosa di deliziosamente folle.

La felicità a portata di mano

La tristezza iniziale viene attenuata nel corso della stagione al vedere immutata l'atmosfera stralunata introdotta nella prima stagione e riconoscibilmente adamsiana (nonostante il "tradimento" da parte di Landis in sede di scrittura). Al mood sottilmente esilarante si aggiunge l'intrigo di una trama orizzontale che, come nella prima annata, lascerebbe pensare a un altro finale in sospeso non particolarmente allegro. E invece Landis, forse percependo il rischio della cancellazione, si avvia insospettabilmente verso un epilogo che genera sorrisi e felicità, sfruttando gli elementi di punta della serie (a cominciare dall'alchimia tra Wood e Barnett) per portare avanti la sua poetica surreale che a conti fatti era sempre destinata ad essere troppo "di nicchia" per avere un successo duraturo in mano a un network americano la cui programmazione tende a essere un po' più tradizionale (la serie di fantascienza Orphan Black, anch'essa di BBC America, è un ottimo esempio di un prodotto dalla fattura eccellente ma più facilmente identificabile a livello di stilemi di genere).

Fine delle indagini

Parafrasando i delfini che in Guida galattica per autostoppisti lasciano la Terra con un ultimo messaggio che gli umani non sono però in grado di capire, noi vogliamo salutare questa versione di Dirk Gently dicendo "Addio, e grazie per tutta la stranezza". In un mondo dove l'umorismo debordante e illimitato di Adams manca sempre di più (l'autore è morto nel 2001), questo secondo tentativo di portare sullo schermo il bizzarro detective (già interpretato da Stephen Mangan in una produzione interamente inglese alcuni anni fa) è stato un viaggio rinfrescante all'interno di una mente fuori dal comune, per quanto questa fosse diversa dalla pagina scritta. E nell'attesa che qualcun altro decida di dare una possibilità a questo e agli altri mondi di Adams, rivedere questi pochi ma validi episodi è un'opzione tutt'altro che trascurabile.

Dirk Gently - Stagione 2 L'adattamento dei romanzi di Douglas Adams ad opera di Max Landis giunge al capolinea rimanendo fedele a se stesso, tra intrighi, risate e un'atmosfera generalmente bizzarra. Lo strano investigatore, brillantemente interpretato da Samuel Barnett, ci accompagna in un viaggio allucinante e allucinato, molto divertente, all'insegna della stramberia più pura. Da vedere e rivedere, nella speranza che in un modo o nell'altro questi personaggi possano tornare sui nostri schermi.

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