Dirty John: la recensione della serie disponibile su Netflix

Ossessione, bugie e pericolose conseguenze. Una storia con tanto da esprimere ma che alla fine non ha niente da dire

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Debra è una designer di successo, facoltosa, di gusto, con una splendida casa; è anche madre di tre figli, reduce dal fallimento di quattro matrimoni e disperata frequentatrice di app di incontri, nella speranza di trovare "quello giusto". Quando tutto oramai sembra indicare un cammino di insoddisfazione irreversibile ecco arrivare John, fascinoso quanto trasandato medico, a cambiare le carte in tavola, trascinando la donna in un vortice di passione ammaliante mai provata. Arrivata su Netflix giusto in tempo per San Valentino, trasmessa negli USA da Bravo, Dirty John vuole portarci dentro una storia che di amore e sentimento si scopre ben presto avere poco, offuscata più dalla perversione e un passato movimentato. Basata sul podcast di Christopher Goffard, brillantemente accolto in patria, la serie vuole trattare di una storia vera, con tutte le attenzioni e le aspettative che si riservano a un prodotto di questo genere. Il risultato però, possiamo dirlo fin da subito, non è assolutamente soddisfacente.

Malattie d'amore

Come dicevamo in apertura, la serie gravita principalmente intorno alla repentina e travolgente relazione tra Debra (Connie Britton) e John (Eric Bana), che da appuntamento al buio si trasforma in poche settimane in una convivenza e poi in un matrimonio segreto a Las Vegas. Tutto a spese della designer ovviamente. A non vedere di buon occhio l'uomo, fin dal principio, sono le figlie della donna, Veronica (Juno Temple) e Terra (Julia Garner), diffidenti e inquietate dalla totale influenza che il medico sembra esercitare sulla propria madre.

È però fin dall'inizio che ci vengono somministrate punte di curiosità e sospetto, che gettano fosche ombre sulla vicenda. John non è un medico, ma un anestetista, con una licenza da infermiere e quella che forse è una laurea in legge; i suoi comportamenti sono oscillanti tra una morbosa affettuosità e scatti d'ira improvvisi; in più aleggia il mistero del suo passato, definito da strane lettere giudiziarie. Le premesse, pur rasentando il rocambolesco, costituiscono le basi per un discorso interessante, che tocca tematiche anche piuttosto delicate; e non è un caso se in tutti i modi si cerca di impostare la serie come il migliore dei prestige drama, dandogli un taglio di serietà e qualità generale.

Amore disperato

Il problema è che nessuna delle intenzioni iniziale trova un vero compimento, e al contrario la serie si rivela un prodotto dozzinale che solo scimmiotta la serialità di prestigio. Una scrittura confusa, frettolosa e poco attenta alle consequenzialità logiche dell'azione tratteggia personaggi stereotipati e al limite della soap opera. Seppur impegnato a offrire una buona prova, il cast si ritrova ingabbiato in sagome vuote, mai veramente convincenti e assolutamente poco rilevanti, lasciando tutto il potenziale delle premesse tematiche inespresso e mal sfruttato. L'abuso, l'ossessione, la manipolazione, i pericoli della rete sono tutti ami gettati in un mare sterile, poco responsivo e che lascia più di un dubbio sulla concretezza della realizzazione.

Anche il lato tecnico arranca, con una regia televisiva piatta che in qualche modo tenta di replicare alcune delle caratteristiche stilistiche di un certo tipo di serialità di alto livello. C'è l'ambizione di creare un nuovo Big Little Lies, un nuovo drama alla Hbo, ma le intenzioni rimangono inespresse, sommerse da una concretizzazione mediocre e mai all'altezza. Che dire quindi, di un prodotto veramente poco riuscito, e che più di altra cosa è carente di una propria personalità? Perché si può anche soprassedere su una qualche carenza tecnica e realizzativa se dietro si notano delle idee interessanti. Ma quando a mancare è un'anima, un carattere, qualcosa da dire, allora i problemi sono ancora più gravi.

Dirty John Carica d’intenzioni e forte di una provenienza di successo, la trasposizione seriale del podcast basato su una storia vera manca di tutto quello che gli servirebbe per realizzarsi. Una scrittura confusionaria e stereotipata fa il paio con una messa in scena piatta e così impegnata a cercare di riprodurre un certo tipo di televisione da non accorgersi di aver completamente mancato il bersaglio.

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