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Disincanto 4 Recensione: Matt Groening firma la stagione migliore

Disincanto 4 giunge a noi con la premessa di risollevare una serie a lungo criticata, e il risultato stavolta è ottimo.

Disincanto 4 Recensione: Matt Groening firma la stagione migliore
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Quando pensiamo a Disincanto mostriamo talvolta un sorriso amaro. Il folle multiverso di Matt Groening ha cercato intensamente di maturare e cambiare linguaggio, proponendo un'opera tutto sommato insolita per gli standard tipici del creatore. Siamo qui quattro anni dopo a parlare della crescita di una serie animata decisamente sottovalutata, che si presenta come una creazione quasi inusuale per la piattaforma Netflix, ma con un'idea creativa ben definita. Bisogna ammettere che Disincanto abbia vissuto degli anni travagliati e altalenanti. Il pubblico si aspettava una commedia sulla falsariga de I Simpson, inoltre, il che ha influito molto sull'esposizione mediata e la fama ottenuta dalla serie.

Il risultato invece è un misto tra satira e fantasy sopra le righe con una storia decisamente più profonda di quanto si possa scommettere. La maturità eccessiva e il contesto narrativo hanno allarmato molti appassionati, ma non sono state le uniche sirene d'allarme. Nelle passate stagioni si sono palesati discutibili cadute di stile, dovute perlopiù a un'intelaiatura narrativa non convincente e poco conforme (e la recensione di Disincanto e la recensione di Disincanto 2 sono lì a dimostrarlo). Gli stessi protagonisti principali, Bean, Elfo e Lucy, hanno accusato un'innaturale involuzione, che ha logorato il tanto ambito percorso alla memorabilità. Mancava grinta e originalità all'opera, e Dreamland sembrava un disegno contorto e sbiadito, senza un chiaro futuro all'orizzonte. Sarà riuscita questa quarta stagione a siglare definitivamente una crescita qualitativa o avrà vanificato le premesse della terza? Vi ricordiamo che Disincanto 4 è disponibile su Netflix dal 9 febbraio 2022.

Disincanto 4: a caccia di riscatto e identità

Non ci dilungheremo troppo a chiacchierare del continuum narrativo, anche per non rovinare l'esperienza di chi volesse approcciarsi solo ora a Disincanto. Ciò che riteniamo saggio mettere sotto la grande lente è però l'indubbia prova del cambio di mentalità esercitato dalla sceneggiatura. Nelle scorse stagioni sono emersi degli ostacoli derivanti da sterzate narrative claudicanti, che hanno smorzato il ritmo dello show a più riprese. Nel calderone degli eventi di Dreamland si annodavano e snodavano intrecci tra personaggi a un ritmo confusionario, senza mai spingere davvero l'acceleratore. La prima grande rivincita di Disincanto 4 è la grinta con cui si mostra allo spettatore, permettendoci di rivalutare molti aspetti andati perduti.

Il trio protagonista, ad esempio, inanella una serie di prove formative che quasi gli permette di trovare lucidità. La scoperta delle origini di Elfo, le curiosità sui poteri di Lucy e la crescita visibile di Bean sono protagonisti concreti in questa stagione. Sono fortunatamente lontani i giorni in cui i nostri eroi si disperdevano in scorribande insensate o si lasciavano andare a tediose messe in scena. La voglia di far squadra e l'ardente desidero di mettersi alla prova soverchiano la consapevolezza di essere un tutt'uno. Uniti nelle difficoltà, oltre ogni dubbio.

Una Dreamland ancora sconosciuta

Certo, gli escamotage narrativi sono esilaranti e molto sopra le righe, ma occorre sorridere e pensare alla natura del titolo. Si viaggia su una sottile linea di no sense e si osserva la storia attraverso il filtro dell'immaginifico, quindi si possono perdonare certe soluzioni. Ciò che fa storcere il naso è però quasi la necessità di offrire un buffet di eventi narrativi, vanificando alcuni degli elementi chiave degli scorsi capitoli. Soffermandosi sull'evoluzione finale dei protagonisti, l'escalation di eventi che avevano portato alla fine della terza stagione risulta frenato.

La qualità estetica di Disincanto 4 rimane di buona fattura, ma questa volta viene usata per raccontare un'ambientazione sviluppata in verticale, piuttosto che in orizzontale. Nelle passate stagioni ci stavamo abituando a mettere il naso fuori dagli orizzonti politici di Dreamland, il che aveva un certo fascino, ma finiva per annacquare il flusso di eventi. Si parlava un po' di tutto, ma senza esplorare alcune dinamiche interessanti tra le varie regioni. In questa quarta tornata di episodi finalmente si dà un po' di contesto socio-culturale, specialmente al popolo degli elfi e dei Troll. Bisogna ammettere che l'universo narrativo trabocca di opportunità, ma è facile perdere la bussola.

Ora però si sta lentamente virando su una mossa saggia: tratteggiare gli intrecci tra tutti i popoli in Disincanto. La stagione non solo riesce a fornire ulteriori informazioni sulle regioni già conosciute, ma si sviluppa in verticale, permettendoci di comprendere meglio la storia di Dreamland e dei predecessori. È affascinante constatare come un regno così minuto racchiuda tanti segreti e una storia così controversa. L'unica nota dolente di tale scelta è la decisione di dedicarsi - quasi completamente - a nuovi personaggi, lasciando in penombra gli ultimi antagonisti, che hanno invece mostrato un gran potenziale. L'umorismo di Disincanto 4 si riduce di stagione in stagione, cedendo il passo a una chiave di lettura più introspettiva.

Per la prima volta, i riflettori sono interamente puntati sui rapporti fragili che i nostri eroi hanno con il loro passato. In alcuni momenti di dilaniante cinismo, l'opera riesce anche a bucare lo schermo, sfruttandono le voci di Elfo e Lucy. Sebbene siano erroneamente concepiti come una sorta di "spiritelli del bene e del male", comprendiamo come in realtà si possano evidenziare le sfumature grigie. Molti monologhi o riflessioni sembrano esulare completamente dalla trama folle, rivolgendosi direttamente allo spettatore. È confortante carpire quanto sia stratificata la psicologia dei singoli personaggi, un tempo considerati solo goffe caricature.

Disincanto Disincanto 4 riesce dove le passate stagioni avevano fallito, scacciando gli spettri che la davano per spacciata a livello mediatico. L'opera dimostra, ancora una volta, un coraggioso bisogno d'identità, proponendo una formula narrativa ricalibrata e senza troppi vuoti narrativi. Si analizzano gli scorci di una Dreamland dal passato travagliato, ma vi è tempo anche per rivangare nel passato dei personaggi, agguantando una meritata evoluzione psicologica. Il trio proposto da Matt Groening risponde agli scettici con grinta e carisma, non abusando eccessivamente della componente caricaturale. Sebbene la serie voglia cementare la storia della città principale e unire i protagonisti sotto un'unica stella, vanifica alcune costruzioni sceniche ben strutturate nelle precedenti stagioni. Alcuni antagonisti finiscono in penombra, mentre, nella foga di rincollare i pezzi, ci troviamo dinnanzi a un guazzabuglio di idee geniali, senza però il tempo di metabolizzarle. Nel complesso, tuttavia, lo sforzo e le ambizioni dell'opera riescono a garantire un prodotto finale di qualità e assai piacevole da digerire.

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