Doctor Who, Christmas Special 2017: Doppio addio

Peter Capaldi e Steven Moffat si congedano dalla serie con un episodio che omaggia il passato e guarda al futuro

recensione Doctor Who, Christmas Special 2017: Doppio addio
Articolo a cura di

Per la terza volta consecutiva il passaggio di consegne tra due incarnazioni del Dottore avviene nell'episodio natalizio (sebbene nel caso di David Tennant la trasformazione vera e propria abbia avuto luogo il primo gennaio), così come la transizione da uno showrunner all'altro, un elemento che aveva rischiato di far deragliare del tutto la realizzazione della consueta puntata festiva (dato che Steven Moffat aveva previsto di andarsene dopo il finale della decima stagione e il successore Chris Chibnall non voleva iniziare la propria gestione con uno speciale natalizio). Ed è forse l'addio di Moffat a pesare di più, dato che è l'unico ad aver fatto parte dello show ininterrottamente dal 2005 a oggi insieme al compositore Murray Gold e al responsabile del casting Andy Pryor (lo sceneggiatore Mark Gatiss ha scritto per tutti e quattro i Dottori della nuova serie, ma ha saltato due stagioni durante l'epoca Russell T. Davies). Un primato che Twice Upon a Time riconosce apertamente, omaggiando diverse ere della storia di Doctor Who tra cui l'evoluzione del revival (il tema musicale del Nono e Decimo Dottore fa capolino in un momento-chiave dell'episodio). Si celebra tutto ciò che la serie ha fatto finora e vengono poste le basi per la prossima tappa: il Tredicesimo Dottore (che esordisce, guarda caso, nel tredicesimo episodio natalizio), la prima incarnazione di sesso femminile, interpretata da Jodie Whittaker.

Ritorno al passato

Prima di arrivare alla rigenerazione occorre però che il Dottore la accetti: lo avevamo lasciato, infatti, mentre decideva di rigettare l'ennesima trasformazione, stufo dei cambiamenti continui che il rinnovo delle sue vite comporta. Nello stesso momento si imbatte nel Primo Dottore (David Bradley, già interprete di William Hartnell nello speciale biografico Un'avventura nello spazio e nel tempo), anch'egli in fin di vita e restio all'idea di cambiare aspetto e personalità. Il confronto tra i due, linfa vitale di un episodio dove - forse per necessità - manca un cattivo tradizionale, è la fonte di divertimento che l'abbinamento di incarnazioni multiple tende a generare, ma anche qualcosa di più: andando oltre il mero esercizio filologico (immagini d'archivio di Hartnell, la cui ultima avventura è legata in parte alla trama di Twice Upon a Time, cedono il posto alla performance di Bradley), la scelta del Primo Dottore come ultimo vero compagno d'avventure di Capaldi è il lampo di genio che giustifica a livello narrativo e simbolico il passaggio a Whittaker. Quello di Hartnell, un po' per cultura e un po' per motivi tecnici (l'attore, affetto da arteriosclerosi, faticava a memorizzare le battute e ricorreva spesso all'improvvisazione), era un Dottore ancorato negli anni Sessanta, con affermazioni che al giorno d'oggi, come ci ricorda la sceneggiatura di Moffat, risultano a dir poco offensive. Quale modo migliore, per il Dodicesimo Dottore, di fare un dispetto inconscio al burbero vecchietto allergico al cambiamento che diventare qualcosa di veramente nuovo?

Una nuova era

Come nelle precedenti occasioni in cui un cambiamento epocale aveva luogo nell'episodio natalizio, Twice Upon a Time non è l'ideale per gli spettatori occasionali che non seguono attentamente tutte le puntate di Doctor Who. Per i fan di vecchia data è invece il tipo di avventura che ripaga la fedeltà nei confronti della serie, con rimandi e ammiccamenti che arricchiscono la mitologia in modi sorprendenti (vedi il personaggio interpretato da Gatiss, che appare come attore insieme a un altro sceneggiatore della serie, Toby Whithouse). E soprattutto c'è l'addio di Capaldi, la cui presenza inizialmente contestata da alcuni dei fan più giovani - abituati a Tennant e Matt Smith e quindi convinti che l'attore scozzese fosse "troppo vecchio" - ha dato alla serie una profondità aggiuntiva negli ultimi tre anni. Come Moffat, anche lui è un fan storico del franchise (l'unico dei nuovi Dottori a essere nato prima della messa in onda dell'avventura inaugurale nel 1963), ed è quindi logico che la sua ultima apparizione serva a ricordarci, ancora una volta, le caratteristiche migliori di questo bislacco alieno che viaggia nel tempo e nello spazio: mai crudele, mai codardo. Una presenza compassionevole, che crede nella gentilezza. Il Dottore è morto, lunga vita al Dottore!

Doctor Who - Stagione 10 Steven Moffat e Peter Capaldi si congedano dal mondo di Doctor Who con un episodio tutt'altro che autoconclusivo, che non accontenterà chi si limita a seguire le avventure del Dottore nel periodo natalizio ma farà la gioia dei fan duri e puri. Tra rimandi alle origini dello show e primi sguardi rivolti verso un futuro tutto da scoprire, il doppio canto del cigno è divertente, toccante, sorprendente, con una doverosa menzione speciale per David Bradley nei panni del Primo Dottore, ospite perfetto per l'ultima avventura di Capaldi.

8.5