Recensione Dr. House - Stagione 3

Uno Sherlock Holmes in corsia è il protagonista di Dr. House, una serie che convince con un medical drama ben distante dallo stile Grey's

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Sono diventato medico per curare le malattie non i malati

Vi ricorderete gli indaffarati e premurosi medici di E.R.?
Bene, fareste meglio a dimenticarli perché il dottore protagonista di questa serie non si avvicina neppure lontanamente al solito stereotipo proposto dai medical drama statunitensi.
Ormai Gregory House, così come Hugh Laurie, l’attore inglese che lo interpreta nel telefilm «Dr. House - Medical Division», non avrebbe più bisogno di presentazioni. In pochi anni, infatti, il geniale medico con il bastone è diventato uno dei personaggi più popolari della televisione. E anche chi non ha mai visto un episodio della serie, trasmessa da Italia 1, Fox e Mediaset Premium Gallery sa chi è questo dottore dai modi bruschi e dal talento unico e insuperabile.
La serie trae ispirazione da una rubrica del New York Times dedicata a casi clinici medici particolarmente problematici e, addirittura, dai libri del famoso detective Sherlock Holmes.
Così, i sintomi e le malattie di ogni nuovo paziente diventano un giallo da risolvere in base a vari indizi e prove. House investiga sulla malattia, cerca riscontri e ricostruisce il puzzle del caso clinico; sta a lui la parola finale, è lui che svela il mistero. Qui, però, non si risolve un caso di omicidio, ma si salva la vita ad una persona.

Trama e Curiosità

La seconda serie di Dottor House- Medical Division si concludeva con il protagonista ferito dal colpo di pistola, che veniva portato di urgenza al pronto soccorso e che chiedeva gli venisse iniettata della ketamina.
Lo ritroviamo nella terza stagione in un parco che corre sulle note di Feel Good dei Gorillaz, non zoppica e sembra in piena forma; ha solamente una piccola cicatrice sul collo come ricordo della brutta esperienza. È il suo primo giorno di lavoro dopo otto settimane di pausa per recupero post-operatorio. Ma durerà? Il dolore alla gamba non era la sola radice del suo brutto carattere e chissà se la nuova situazione lo ha cambiato.
Il Dr. House è un cinico di natura, è difficile che possa cambiare. Però, fino a che punto i suoi modi spartani e rudi possono creare disagio nei suoi più stretti collaboratori? Fino a quando la dottoressa Cameron (Jennifer Morrison), il dottor Chase (Jesse Spencer) e il dottor Foreman (Omar Epps) sono disposti a tollerare il suo atteggiamento? Questa serie metterà alla dura prova i collaboratori di House. Li porterà a chiedersi dove finisce quella sottile linea tra la battaglia contro la malattia e l’importanza di tutelare la vita del paziente. Inoltre, continuando a stare con House correrebbero il rischio di diventare come lui? È eccitante e soddisfacente ciò che fanno, è difficile trovare un posto altrettanto esaltante.
Il dottor Gregory House non è il classico eroe dall’armatura lucente, senza macchia e senza paura, ma è un uomo cinico, menefreghista e pieno di vizi che ha, tuttavia, un grande talento.
Ci sono molti parallelismi tra il suo personaggio e quello di Sherlock Holmes: sono entrambi degli investigatori ed hanno delle debolezze. La differenza è che House cerca di svelare i gialli derivati da taluni casi clinici complicati e l’uso di analgesici per il dolore alla gamba è diventato assuefazione. Anche il personaggio di Conan Doyle, però, faceva uso di sostanze stupefacenti come la cocaina per fuggire dalla noia della realtà. Inoltre, volendo essere pignoli, si può notare che i due abitano allo stesso indirizzo, ma in città totalmente divese. In più, House ha vicino a sé quello che può paragonarsi a Watson (l’amico di Holmes), l’oncologo Wilson. Quindi, potremmo dedurre che House nonostante il suo lavoro e la droga è una persona infelice, delusa e profondamente annoiato dalla sua quotidianità.
Il punto fondamentale su cui gioca questa terza stagione è, però, fino a che punto House voglia conservare le sue malsane abitudini. A cosa è disposto a rinunciare per continuare a prendere il Vicodin?

Realizzazione

Il serial ha avuto un successo strepitoso ed essenzialmente ciò è dovuto alla natura di one man show del programma: gli altri personaggi sono un contorno, la vera star è il Dottor Gregory House, alias l’attore Hugh Laurie. A lui si è arrivati dopo che la produzione aveva capito che un medical drama pensato come un poliziesco dove le malattie ed i microbi sono i serial killer, aveva bisogno di un protagonista più che importante, pesante e dilagante.
Il creatore della serie, David Shore, dice che l’ispirazione per il telefilm gli occorse quando, recatosi dal medico per una caduta, ma non avvertendo più dolore durante la visita, gli venne da chiedersi come mai il dottore non lo mandasse a quel paese per l’incomodo immotivato che egli gli stava procurando. Di qui l’intuizione di House, un medico assolutamente disinibito nello spedire il prossimo a spigolare.
Chi avrebbe potuto avere la faccia e l’espressione adatta per incarnare House?
Hugh Laurie è perfetto nella parte: viso scavato e segnato dalle rughe, occhi di ghiaccio molto espressivi, l’età giusta ed una vaga somiglianza a Clint Estwood. Del resto anche il carattere dell’attore ha quanto basta di eccentrico per entrare adeguatamente nel ruolo; una volta lo stesso Laurie ha raccontato di aver provato il Vicodin per vedere che effetto gli avrebbe procurato. Sono bravi anche gli attori che compongono la sua equipe: Jennifer Morrison (Cameron), Jesse Spencer (Chase) e Omar Epps (Foreman); però, bisogna riconoscerlo, sono solo un contorno: è Laurie la vera star.
Questa terza stagione del telefilm, pur essendo molto avvincente sotto molti punti di vista, tende a dare la sensazione di già visto e sentito. È inevitabile, così, che gli autori decidano di dare un grosso scossone al telefilm e di mettere in gioco tutto (persino la permanenza sugli schermi degli stessi co-protagonisti). Sta agli spettatori decidere se questo cambiamento convinca e possa dare nuova linfa vitale alla serie. D’altronde non si può andare avanti negli anni conservando la stessa situazione. In questo caso, però, i troppi mutamenti appaiono a volte frettolosi, sbrigativi: del resto la carne al fuoco (personaggi, sotto-trame) è molta, e nell'economia di una sola stagione un'inversione di rotta così pronunciata può sfociare in qualche caduta di tono.
Come sempre il doppiaggio italiano è di alto livello: le voci degli attori ( tra cui ricordiamo quella di House interpretata da Sergio Di Stefano), sanno rendere perfettamente l’idea della psicologia del personaggio e ne ricalcano bene le emozioni. L’adattamento dei dialoghi italiani, però, lascia molto a desiderare. Nelle battute originali degli attori ci sono sottili riferimenti alle altre puntate del telefilm, frasi sarcastiche che esprimono il pensiero di House e citazioni divertenti che si perdono nella traduzione. Questa perdita di originalità si può comprendere nella trasposizione dei dialoghi sulle diagnosi mediche (quando si scomodano termini tecnici), ma diventa grave in quei frangenti in cui si mettono in gioco le motivazioni dei personaggi. Secondo Shore, il dilemma filosofico attorno a cui ruota la serie è la scelta tra gentilezza e verità: è assurdo che proprio l’adattamento italiano tradisca gli intenti della serie e preferisca l’eufemismo nel dire.

Il successo in Italia

Dr House - Medical Division è il telefilm più visto in Italia e negli Stati Uniti, capace di toccare su Italia 1 punte d’ascolto altissime e di tenere testa, addirittura, al Festival di Sanremo. Non a caso, l’ospite d’onore del Festival, accolta dall’entusiasmo delle centinaia di fan che hanno affollato per tre giorni le sale dell’Apollo spazioCinema di Milano, è stata proprio Jennifer Morrison, l’attrice che nel telefilm interpreta la dottoressa Cameron.
Dr. House è il telefilm americano più visto in Italia degli ultimi cinque anni (gli episodi della seconda stagione sono stati visti, in media, da 4.216.000 spettatori, pari al 16,5 % di share, con una punta di 5.685.000 spettatori) ed è riuscito a battere la concorrenza di tantissimi altri programmi facendone pure fallire qualcuno. “Fattore C”, “Reality Circus” e persino “L'isola dei famosi”, senza dimenticare i film in prima tv, sono stati danneggiati dal suo successo di cui gran parte del merito va alla bravura di Hugh Laurie e al suo fascino. Non a caso infatti, il settimanale americano “People” l'ha inserito nell'elenco degli uomini più sexy del mondo.
La fama di questo personaggio è talmente forte che le battute sarcastiche e i ragionamenti politicamente scorretti con cui fulmina i suoi interlocutori sono trascritti e citati in moltissimi siti internet ed hanno perfino un nome: “Houseism”.
“Preferisce un dottore che le tiene la mano mentre muore o uno che la ignora mentre cerca di guarirla?”.

Dr. House - Medical Division Da vedere: se non si conosce questa serie è come essere fuori dal mondo. Il successo e l’importanza di Dr.House sono paragonabili solamente al Codice Da Vinci di Dan Brown. Piace sia agli amanti dei polizieschi che agli spettatori dei medical drama come E.R. È sconsigliato invece a chi ama le vicende ospedaliere che fanno il verso a Grey’s Anatomy: le storie d’amore e i rapporti umani sono solo un sottofondo alla serie.