Netflix

Dracula: la recensione della miniserie Netflix sul principe delle tenebre

Disponibile su Netflix dal 4 gennaio, la recensione della nuova serie di Moffat e Gatiss alle prese con una personale riscrittura del conte Dracula

recensione Dracula: la recensione della miniserie Netflix sul principe delle tenebre
Articolo a cura di

Prendere personaggi iconici della cultura britannica, ed in generale per la loro influenza di quella mondiale, e proporne una propria versione peculiare sembra ormai diventato l'esercizio stilistico preferito della coppia Mark Gatiss e Steven Moffat. Gli autori di Sherlock e di un lungo ciclo di Doctor Who, dopo un periodo sabbatico, sono tornati sugli schermi di Bbc One prima e Netflix poi per raccontarci la loro personale visione del principe delle tenebre, del personaggio orrorifico più famoso e rappresentato della storia: Dracula, per un'operazione che per modalità ed intenti molto si avvicina a quello già fatto dai due con il personaggio creato da sir Arthur Conan Doyle.

Come per Sherlock infatti ci troviamo di fronte ad una miniserie di pochissimi, ma molto lunghi, episodi, tra di loro variegati nello svolgimento delle singole trame ma saldamente incatenati nell'intento di raccontare una storia che risulti fedele ai canoni del personaggio nato dalla penna di Bram Stoker e, al contempo, una rivisitazione critica e personale delle tematiche che la figura del conte di Transilvania porta in seno.

Dracula raccontato

Che Moffat e Gatiss amino giocare con il proprio pubblico seminando piccoli easter egg, indizi, citazioni, momenti sorprendenti e ribaltamenti improvvisi è cosa più che nota. Un esercizio di stile che, attraverso le stagioni di Sherlock, i due showrunner hanno affinato, e che ovviamente hanno deciso di utilizzare anche in Dracula.

Un procedimento quasi abusato dai due autori, che sono sempre riusciti a mantenere un equilibrio narrativo sufficiente a non capitolare, e che anche in Dracula si ripresenta puntuale a stravolgere quella che nelle prime battute sembrerebbe un racconto estremamente fedele alla materia originale per poi prendere la tangente ed imbastire il proprio discorso personale.

È un procedimento graduale che dalle atmosfere lugubri e vampiresche del primo episodio di Dracula, con il suo racconto a ritroso, i cunicoli del castello in Transilvania e la spaventata testimonianza di Jonathan Harker (John Heffernan), inizia ad aprirsi a qualcosa di inconsueto, strano ma plausibile, per poi piazzare un plot-twist che stravolge tutto e dà una nuova dimensione alla serie. Tutto questo senza tralasciare quelli che sono i principi che reggono il personaggio ed il suo mondo, anzi sfruttando la varietà di registri e modalità narrative per esplorare a fondo, non senza qualche stortura e momenti di superficialità, quella che è l'essenza dietro al conte, rivedendone e attualizzandone i significati.

Dracula ribaltato

Una miniserie che, nel giro di tre episodi, riesce a cambiare continuamente toni, ad ad esplorare più generi: mescola l'horror, mai vero fulcro stilistico nelle intenzioni degli autori, ad una sottile ironia; il grottesco gusto da B-movie all'investigativo in stile Assassinio sull'Orient Express; il dramma shakespeariano al serial vampiresco moderno. Ci sono personaggi riconoscibilissimi, altri argutamente stravolti ed attualizzati, passaggi fedeli, momenti entusiasmanti ed altri totalmente evitabili.

Un gioco di altalene che oscillano tra ciò che il pubblico si poteva aspettare e poteva pretendere da una serie su Dracula e la volontà autoriale di raccontare una storia diversa. Un'operazione pericolosa che a conti fatti riesce: non senza evitare qualche problema di ritmo e momenti molto più deboli, ma risulta affascinante, avvincente e interessante. Merito soprattutto di una caratterizzazione eccezionale dei suoi protagonisti, che lungo tutto il corso del proprio arco vengono sviscerati e sfaccettati, assumono spessore, anche grazie alla strepitosa qualità dei dialoghi, quasi sempre centratissimi, e di una visione di fondo che rivisita la materia letteraria e ci offre una nuova prospettiva sul vampiro più famoso del mondo.

Dracula sviscerato

Dracula è un micro-universo costruito ad arte, con una sua visione estetica ben precisa, che pesca a piene mani dal background dei suoi autori. Si fa vanto di accostare ad una tecnica precisa, e dall'alto valore produttivo, elementi volutamente e sfacciatamente cringe, posticci, plasticosi, in pieno stile Doctor Who e cinema di Romero. L'accuratezza degli ambienti, i giochi di luce e i movimenti di macchina vanno a confondere ancor di più il pubblico, che si ritrova ad esplorare generi e tecniche differenti in un continuo gioco di rimandi e citazioni.

Questo gioco di apparenze, che ritroviamo metatestualmente anche all'interno della serie, fa da impalcatura di contorno a quello che poi è il cuore del prodotto, la rappresentazione in tre atti del confronto tra i due principali protagonisti. Il conte Dracula (Claes Bang) e suor Agatha (Dolly Wells) sono i due motori immobili, due giganti al centro di una scena che potrebbe benissimo essere vuota, buia, silenziosa, e con solo loro due a discorrere.

Più che la battaglia, la guerra tra bene e il male, una guerra fisica e violenta, è lo scontro tra due menti, due personalità, due intelletti sopraffini portatori di ideologie contrastanti ma simili, di anime vulnerabili pur nella loro apparente magnificenza e superiorità. Due personaggi portati in scena in maniera impeccabile, con fascino, presenza, magnetismo, e che proprio per la qualità della loro scrittura e interpretazione sottolineano quanto poi, dopo ottime idee, il finale finisca per risultare poco soddisfacente. Non tanto per le intenzioni di fondo, che portano al culmine della revisione critica del personaggio, quanto per le modalità di esecuzione, sbrigative, superficiali, e che non danno una degna conclusione a quello che rimane un prodotto di valore.

Dracula BBC Moffat e Gatiss tornano ad offrirci la loro personale visione di un’icona letteraria, sviscerandone e sviluppando in poco meno di cinque ore tutta una loro personalissima visione critica. Il loro Dracula è magnetico, mostruoso, ma anche straordinariamente umano. Realizzazione tecnica di livello, mescolanza ben dosata di stili e registri, grandissime interpretazioni: elementi che vanno a sopperire alcune lacune, soprattutto nel finale, di una scrittura nel suo complesso eccellente, donandoci una personalissima e ben riuscita visione del principe delle tenebre.

8