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Easy: Recensione della seconda stagione della serie Netflix

Relazioni, amore e altre storie. La nostra recensione della seconda stagione di Easy, la comedy creata da Joe Swanberg.

recensione Easy: Recensione della seconda stagione della serie Netflix
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Quando l'anno scorso uscì, Easysi ritrovò immediatamente in quella scomoda casella di bella serie di cui non parla nessuno, o che addirittura nessuno guarda. Chiaramente stiamo estremizzando, ma la verità non è poi così distante. L'opera di Joe Swanberg fu accolta con calore sia dal pubblico che dalla critica, ma c'è anche da dire che si trattava comunque di numeri esigui. Un peccato vista la qualità e la particolarità del prodotto, ma non così tremendo da far tentennare Netflix, che nel progetto ha sempre creduto.
Con caparbietà, per quanto per la seconda volta ci sia poi stata una debole campagna pubblicitaria, si è deciso di voler andare avanti, continuando su quel percorso tracciato un anno fa. Dopo avervi lasciato le nostre prime impressioni, per lo più positive, adesso siamo qua a poter confermare quello che molto presto potrebbe diventare un assunto quasi dogmatico. Perché questa seconda stagione si conferma in tutto e per tutto degno successore, cioè una bella serie di cui nessuno parlerà; e la cosa continua ad essere un peccato, considerando anche che si tratta di una stagione che va a risultare probabilmente migliore della precedente.

Struttura che vince non si cambia

Da un punto di vista puramente formale la serie, dogmaticamente fedele al proprio credo mumblecore, rimane sostanzialmente invariata. Abbiamo quindi bassi costi produttivi e un'anima indie che vanno a palesarsi nella semplicità di ambienti e fotografia, sugellati dal marchio di fabbrica del movimento, l'improvvisazione. Come si può ben capire buona parte, se non tutta, della riuscita di un prodotto del genere è affidata alla qualità della scrittura, all'altezza del soggetto, e soprattutto alla bravura degli interpreti, a cui tocca, diversamente dal solito, riempire gli spazi bianchi dei dialoghi, vero cuore di Easy, come di tutte le altre opere mumblecore. Perché alla fine di questo si tratta, di relazioni, sentimenti, rapporti umani.

Che sia un vicinato in preda alla paranoia o una coppia sposata che cerca di rimettere un po' di pepe nella relazione, un rapporto tra genitori e figli o di fratelli in solidale combutta, tutto è messo in scena con la più assoluta naturalità e spontaneità, senza caricature, senza forzature ironiche. La realtà per quello che è, divertente, malinconica, paurosa, senza filtri a modificare e in qualche modo contaminare. Un'antologia non tanto di stereotipi che è possibile incontrare, ma di veri e propri caratteri, di persone in carne ed ossa. Antologia che in questa seconda stagione si fa più intricata, avvicinandosi in certi tratti del percorso ad una serie "tradizionale". Perché se è vero che ciascuno degli otto episodi è autoconclusivo, con una storia che riesce a svilupparsi ed esaurirsi nell'arco dei trenta minuti a disposizione, non è difficile scovare collegamenti tra alcune vicende. Tutto diventa ancora più familiare quando ai nuovi interpreti introdotti in questa stagione, come Aubrey Plaza e Kate Berlant, si affiancano graditissimi ritorni (Elizabeth Reaser e Michael Chernus su tutti) che riprendono un discorso già impostato nella prima stagione. Questo non vuol dire che sia necessario aver visto i precedenti otto episodi, perché a prevalere è comunque la natura antologica della serie, che permette benissimo di saltare da una vicenda all'altra senza problema alcuno di comprensione. È un ottimo entry point che anzi può solleticare la voglia di recuperare successivamente la prima stagione, creando nel caso dei gradevoli effetti flashback. Come dicevamo la forza la fanno i volti, le personalità, la cui capacità di mettere in piedi le narrazioni è affinata dall'esperienza sia dei veterani che di Swanberg, adesso più a suo agio con il dirigere una serie televisiva.

Altro punto a favore è la varietà dei soggetti, che mentre nella prima stagione erano limitati alle cinquanta sfumature dell'amore attraverso il sesso, adesso, come abbiamo già citato, si aprono anche a rapporti diversi, che rinverdiscono lo spettro delle possibilità, riuscendo ad evitare uno sgradevole effetto "minestra riscaldata". In breve possiamo riassumere che la seconda stagione di Easy prende tutto quello che di buono c'era nell'esordio e lo cesella senza stravolgerlo, con il risultato di avere una serie solida, che continua a convincere, e con le capacità di poter andare avanti, tanto sono variegati i possibili mondi personali narrabili.

Easy - Stagione 2 Joe Swanberg e Netflix non si arrendono, e portano su schermo una versione affinata di un progetto che riesce ad essere interessante e ben confezionato. La struttura pienamente fedele ai principi del proprio creatore non mostra ancora segni di cedimento, probabilmente riconfermandosi però una serie con poco seguito, nonostante la qualità.

7