Echo Recensione: il 2024 di Marvel inizia con una delusione

Ecco la nostra recensione di Echo, nuova serie del Marvel Cinematic Universe che purtroppo si rivela una vera e propria sorpresa in negativo.

Echo Recensione: il 2024 di Marvel inizia con una delusione
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I primi 3 episodi di Echo ti mettono in quella classica situazione in cui, pur tormentato dai dubbi, senti che qualcosa di valore c'è, e vuoi dargli fiducia. Perché per l'appunto sembrava che Echo fosse l'erede di Daredevil, cattiva e sporca, piccola ma concreta, capace di riportare i personaggi Marvel "di strada" veramente in strada. Peccato però che le ultime due puntate segnino un tracollo netto per la miniserie con Alaqua Cox: frettolose, anticlimatiche, scialbe. Una delusione che, purtroppo, fa anche più male di altre, specie perché lo show prometteva di inaugurare in grande stile l'etichetta Marvel Spotlight. E invece, l'arduo compito potrebbe spettare al delicatissimo Born Again di Daredevil, che a questo punto non nasce esattamente sotto una buona stella.

Una premessa interessante

Senza inerpicarsi troppo nel territorio dello spoiler, la premessa narrativa di Echo era molto interessante. Un personaggio come Maya Lopez, divisa in due tra la vita criminale e il dolore del suo passato, piena di ambiguità morali, apriva ad una serie di prospettive intriganti perché la serie raccontasse una protagonista dalle mille sfaccettature. E in effetti, seppur con una cura tutt'altro che eccelsa nella scrittura e nella caratterizzazione dei comprimari, tutto questo un po' si vedeva. D'altronde la Maya che vediamo nella prima metà di serie rispecchia un po' quanto detto più volte da Alaqua Cox durante la fase di promozione: ovvero che Lopez fosse fondamentalmente la villain di se stessa, impegnata in un percorso di autodistruzione, vendetta e solitudine.

Poi c'erano altri elementi di valore: le sequenze action, il cameo di Daredevil, il carisma del Wilson Fisk di Vincent D'Onofrio, un sottotesto esoterico che ci offriva uno sguardo sulla cultura nativo-americana dell'Oklahoma, ma che rimaneva sullo sfondo, a dare colore ad un racconto nei confronti del quale non diventava mai invasivo. Rimangono valori ancora presenti in quelle prime 3 puntate. Poi però c'è il giro di boa, e le vicende che innescano l'epilogo di serie si sviluppano attraverso due episodi conclusivi che invertono bruscamente la rotta.

Sviluppi deludenti

Il problema principale è che gli ultimi due episodi durano appena 40 minuti l'uno. Un minutaggio appena sufficiente per chiudere tutte le sottotrame che la serie decide di affrontare, con la protagonista che giunge ad una vera e propria epifania sul proprio retaggio e si trasforma in un personaggio monodimensionale. E purtroppo tutto accade semplicemente perché la trama impone che Maya compia un'evoluzione in positivo, trasformandosi in un'eroina a tutto tondo, e abbracciando le proprie origini sovrannaturali. Il problema è che l'elemento fantasy, che nella prima parte della miniserie era appena accennato, qui esplode con forza sovrascrivendo tutto il resto, sostituendosi a quella cornice piacevolmente cruda e realistica che aveva permeato il racconto fino a quel momento.

E si arriva a un finale quanto mai accelerato e sbrigativo, in cui persino l'intelaiatura action della produzione cade in sequenze scialbe e decisamente poco ispirate. Una chiusura che riusciamo ad apprezzare, purtroppo, solo per una scena mid-credit che anticipa sviluppi interessanti per il futuro di Kingpin dopo Echo, ma che lascia il personaggio di Maya spogliato di quel fascino oscuro che la caratterizzava in precedenza. Regalando un finale al suo arco narrativo che, per quanto coerente con le premesse della storia, lascia molti dubbi, proprio per il modo in cui arriva e si sviluppa. Figlio di una serie di disattenzioni in fase di scrittura che, purtroppo, non può soddisfare.

Echo - MCU 3 episodi di valore, purtroppo, non bastano a garantire una piena sufficienza per Echo, disponibile interamente su Disney+ dal 10 gennaio. Questo perché le ultime due puntate segnano un cambio di rotta tanto drastico quanto deludente per il personaggio di Alaqua Cox: tra una scrittura fin troppo frettolosa e sviluppi fastidiosamente situazionali, la miniserie Marvel-Hulu non riesce a centrare il suo obiettivo, lasciando con l’amaro in bocca. Verrebbe da dire meno male che c’è Vincent D’Onofrio, che ruba la scena, ma non può fare miracoli.

5.5