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Elite 3: la recensione della terza parte disponibile su Netflix

Abbiamo guardato la terza stagione della serie tv che ha come protagonisti i giovani studenti dell'istituto Las Encinas. Ecco le nostre opinioni in merito.

recensione Elite 3: la recensione della terza parte disponibile su Netflix
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Il concetto di giustizia è uno dei temi più controversi e astratti che la nostra società conosce. Se c'è un tema che in Elite, serie tv originale Netflix di pubblicazione spagnola creata da Carlos Montero e Dario Madrona, viene affrontato in continuazione, estremizzando tutti quelli che sono gli aspetti sia negativi sia positivi del suo concetto stesso, è proprio quello della giustizia, che però in molti casi può significare soltanto una cosa: dolore. Perché, per quanto ci provi a "mascherarla" in modo anche tutto sommato piacevole, la natura da telenovelas che un po' pervade la serie si avverte in modo forte, e niente come i drammi, gli amori infedeli e le macchinazioni politico sociali riesce a risultare decisivo in un simile contesto.

Sostanzialmente, Elite fa tutto questo, e lo ha fatto finora, risultando però nel complesso un prodotto discretamente fresco da seguire e, perché no, anche interessante, nonostante viva di alti e bassi abbastanza vistosi in termini qualitativi. Le prime due stagioni, molto diverse tra loro, hanno in ogni caso generato una struttura ben delineata, una sorta di piano tematico in cui tutti gli elementi sembravano aver preso una propria direzione, alterati in modo brusco e doloroso proprio sul finale della seconda stagione, che ha di fatto gettato le basi per una terza e "ultima" tornata di episodi, da considerarsi a tutti gli effetti decisiva ai fini del completamento di un progetto. La terza stagione di Elite è dunque tutto questo, una sorta di somma delle due precedenti fatiche, una resa dei conti globale.

Trama

La terza stagione di Elite riparte esattamente da dove si era conclusa la seconda, ossia col clamoroso ritorno a scuola di quello che possiamo definire il vero e proprio antagonista della serie: Polo (Alvaro Rico), reo di aver assassinato la giovane compagna di scuola Marina (Maria Pedraza). Proprio da qui si snoda tutto quel concetto di giustizia di cui vi parlavamo poco sopra, poiché la forte influenza politica, economica e mediatica delle madri del giovane lo ha vestito di una sorta di aura di intoccabilità con cui tutti gli altri studenti sono costretti a convivere.

Pur essendo pienamente consapevoli della colpevolezza del giovane, i protagonisti possono soltanto alzare le mani e ritrovarselo per i corridoi come se nulla fosse, magari imprecando contro un sistema corrotto e deficitario che non riesce in alcun modo ad adempiere ai propri doveri. Ciò, chiaramente, genera una forte carica di dolore e sbigottimento nei presenti, in particolare in Guzman (Miguel Bernardeau), il fratello maggiore della bella Marina, e di Samuel (Itzan Escamilla), innamorato di quest'ultima e soprattutto per il cui omicidio il fratello maggiore Fernando "Nano" (Jamie Lorente) è stato ingiustamente incolpato.

Inutile dirvi che la serie si concentrerà proprio sotto questo aspetto in modo predominante, sulla ricerca di questi ultimi in particolare.

Sullo sfondo, da buon teen drama con chiare influenze da telenovelas, si muovono però diverse storie, più o meno importanti, che spaziano ancora una volta dalla cultura religiosa all'infedeltà, dalle problematiche economiche alla difficoltà di una fase importante della vita, rappresentata dalla necessità di compiere scelte decisive dalle quali non si torna indietro, tutte mescolate in un vortice che sa, in tutta onestà, di già visto. L'episodio iniziale, comunque, avverte in maniera più o meno diretta: a la Las Encinas si è consumato un nuovo efferato delitto, le cui dinamiche sono ancora una volta avvolte nel mistero... ma è veramente così?

Sviluppo personaggi e nuove aggiunte

Senza anticiparvi ovviamente nulla, vi basti sapere che, dal nostro punto di vista, questa stagione non ha saputo bissare il successo ottenuto in passato, portando su schermo una storia decisamente meno interessante e soprattutto più scontata e prevedibile, che però non sembra voler fare niente per non esserlo. Ad essere poco interessanti sono anche le new entry, ossia Yerai (Sergio Momo) e Malick (Leïti Sène), gettati nella mischia senza nessun tipo di background narrativo, e finiti rapidamente nel dimenticatoio all'interno dell'economia generale dello show.

Pur risultando comunque presenze fisse, i due sono costretti a cedere rapidamente la scena ai protagonisti "storici" della serie e alla loro evoluzione, al loro sviluppo tematico. La più interessante da seguire è sicuramente l'evoluzione di Lucrecia (Danna Paola) e del suo - inaspettato - legame sempre più forte con Nadia (Mina El Hammani), con la prima delle due sempre meno una reginetta senza corona, caratterizzata da una veste altruistica e da un modo di approcciarsi alle cose decisamente più serio e meno irresponsabile, cosa che contribuisce per ovvie ragioni ad avvicinare notevolmente le due giovani. Discorso simile per la storia tra Omar (Omar Ayuso) e Ander (Aron Piper) e in particolare per quest'ultimo, costretto a combattere contro un male inesorabile e tendenzialmente incurabile come il cancro.

Il modo in cui affronta la malattia è in verità molto "scontato", ossia è un mix continuo di reazioni al limite e sindrome del bad boy tormentato, ma che nel complesso ha saputo mantenere bene e con una certa credibilità la scena fino ai titoli di coda. Decisamente intrigante è anche lo sviluppo dato a personaggi tutto sommato meno importanti come Rebe (Claudia Salas) e Valerio (Jorge Lopez), divenuti in questa terza stagione più presenti e soprattutto rilevanti nello sviluppare sia la trama generale sia alcune delle sotto trame più riuscite, seppur senza mai risultare veramente rivoluzionarie o comunque difficili da prevedere.

Direzione generale

L'abbiamo detto più volte e lo ribadiamo ancora: nel complesso, Elite continua a funzionare nella sua routine, ma è chiaro come questa terza stagione rappresenti, in qualche modo, una sorta di passo indietro in termini produttivi. Se, infatti, la seconda stagione aveva il merito di provare a offrire qualcosa di nuovo in termini di sviluppo dei temi e soprattutto dei temi stessi, questa terza compie un vero e proprio balzo all'indietro, riciclando con forza la struttura della prima stagione, affidandosi eccessivamente alla narrazione frammentata in termini cronologici che ruota intorno al misterioso omicidio.

Anche perché, onestamente, la natura stessa di quest'ultimo appare sin da subito più scontata e motivabile rispetto a quanto accaduto con le vicende della prima stagione sull'omicidio di Marina, e questo già di per sé da alla scelta un sapore decisamente più amaro. A ciò si aggiungono anche una natura decisamente più povera in termini pratici, dovuta ad una varietà delle situazioni e delle ambientazioni molto più risicata e meno ispirata che in passato.

Questa terza stagione è un po' un'alternanza continua tra la scuola e la festa di turno, in cui puntualmente qualcuno o qualcosa rischia di compromettere quel già risicato equilibrio che aleggia intorno ai ricchi e dannati protagonisti della serie. Per tal motivo, ci sentiamo di premiare la scelta degli sceneggiatori di chiudere il cerchio, a causa di una struttura ormai satura ma comunque rispettosa del suo universo, che necessità però di un forte scossone in vista di quelle che saranno (a quanto pare ufficialmente) la quarta e la quinta stagione dello show.

Elite-stagione3 La terza stagione di Elite, seppur piacevole, non riesce a replicare il buon successo delle prime due, mostrandosi in fin dei conti una sorta di more of the same della prima stagione. La terza tornata di episodi ha il merito di chiudere un ciclo avviato nel 2018 con l’omicidio della giovane Marina e di gettare le basi per il futuro, ma non riesce a scrollarsi di dosso una forte carica di già visto, in cui il riciclo di situazioni avviene in maniera troppo marcata. Per fortuna a salvare il tutto c’è una buona evoluzione dei personaggi e dei loro rapporti, nuovi e vecchi, che riesce a rendere interessante la visione degli otto episodi “finali” delle avventure degli studenti della bella e dannata scuola privata Las Encinas. Resta comunque un prodotto consigliato ad una fetta di pubblico ben precisa, in attesa di scoprire come e se lo show potrà dire la sua nel panorama dei teen drama attuale, in cui la concorrenza si fa sentire sempre di più.

6.3