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L'Era dei Samurai Recensione: un viaggio nel Giappone feudale su Netflix

Un'epoca all'insegna della brutalità e della violenza, dove molti abili guerrieri hanno perso la vita: scopriamo insieme la storia del periodo Sengoku.

L'Era dei Samurai Recensione: un viaggio nel Giappone feudale su Netflix
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Il periodo Sengoku è stato spesso oggetto di numerose rivisitazioni in varie opere d'intrattenimento, divenendo una grande fonte d'ispirazione anche per molti manga; un lungo lasso di tempo - parliamo infatti di circa centocinquant'anni - caratterizzato da una violenza senza fine, che ha visto fondamentalmente tutti i più influenti signori della guerra dell'epoca, i daimyo, darsi battaglia senza esclusione di colpi. Tra le uscite Netflix di marzo, l'Era dei Samurai è la docuserie in sei episodi che ci porta proprio alla scoperta di quel periodo , con una storia ricca di colpi di scena e personaggi pittoreschi, riuscendo ad amalgamare molto bene nozioni accademiche e ricostruzioni storiche, dando vita a un prodotto soddisfacente.

Un mondo in guerra

Seppur fin dal primo episodio gli eventi narrati possano sembrare frutto di finzione (visto che in taluni casi sembrerà quasi di trovarsi all'interno delle vicende di Game of Thrones), in realtà quanto narrato risulta perfettamente coerente con il mondo dell'epoca, caratterizzato da una violenza smodata a cui gli stessi signori della guerra hanno deciso di immolare la loro stessa esistenza. L'opera inizia raccontandoci l'incredibile ascesa di Oda Nobunaga, un folle guerriero osteggiato dai suoi stessi familiari per il suo carattere irrispettoso e furente, ritenuto dai più semplicemente un buono a nulla, molto più vicino alla figura del brigante che a quella del nobile condottiero.

Eppure il folle samurai, mosso da una smania di potere e sangue senza eguali, inizia un'incredibile operazione di conquista che lo porta via via a vincere sempre più battaglie, divenendo in breve una delle figure più importanti e temute del Giappone dell'epoca. Le grandi doti da leader di Nobunaga, capaci di portarlo alla vittoria anche per la sua propensione nel vedere di buon occhio la tecnologia - a quell'epoca rappresentata dagli archibugi, che invece molti signori della guerra reputavano oggetti inutili -, gli hanno consentito di segnare in maniera indelebile la storia dell'intero Giappone.

La serie, adotta un ritmo incalzante, riesce a intrattenere lo spettatore per l'ottima alternanza tra nozioni storiche, attraverso le quali diversi studiosi e accademici forniscono utili informazioni per contestualizzare al meglio i maggiori avvenimenti del periodo, e sequenze di dialogo e d'azione ricreate in live action grazie all'utilizzo di attori. L'opera non risulta affatto pesante, neanche se vista tutta d'un fiato, riuscendo a spingere gli spettatori ad appassionarsi alle vicende per scoprire il destino dei vari condottieri protagonisti, anche per via dei numerosi personaggi in campo.

Lo stesso Nobunaga, ad esempio, appare un signore della guerra spregiudicato, estremamente abile in battaglia, tanto negli scontri corpo a corpo che a livello tattico, seppur incapace di provare alcuna forma di empatia. Davvero d'impatto la sequenza in cui vediamo lo spietato samurai dare l'ordine a uno dei suoi sottoposti di tagliare la testa ad alcuni sopravvissuti civili, senza fare sconti a nessuno, neanche ai bambini.

La docuserie si arricchisce così di momenti emozionanti e d'effetto, riuscendo nella difficile impresa, per opere di questo tipo, di distanziarsi con forza dal nozionismo fine se stesso, provando invece ad imbastire un vero e proprio racconto stratificato dove guerra, sangue, tradimenti e complotti ne diventano la parte fondamentale. Notevoli anche le performance degli attori in campo, capaci, anche solo attraverso la loro espressività, di fornirci un preciso spaccato della personalità dei combattenti dell'epoca, in grado spesso di mantenere il sangue freddo anche nelle situazioni più disperate e pericolose.

Lotta per il potere

L'Era dei Samurai non si focalizza comunque solo su Nobunaga, dando ampio spazio anche a numerosi altri importanti condottieri, tra cui Toyotomi Hideyoshi e Date Masamune; quest'ultimo in grado di rappresentare quanto alle volte la realtà sia in grado di superare senza problemi la fantasia. L'abile samurai infatti, per via di una malattia che gli ha provocato una brutta infezione ai dotti lacrimali (che ha portato uno dei suoi occhi a gonfiarsi in maniera innaturale), si è visto costretto a strapparsi da solo la principale fonte dei suoi problemi, per mettere anche fine ai commenti delle persone a lui vicine che lo reputavano indegno di governare perché deforme, arrivando a calcare i campi di battaglia con un'iconica benda sul viso.

Numerosi quanto sfaccettati i temi portanti dell'opera, tra i quali spicca la smodata lotta per il potere, capace di annebbiare la mente sia dei condottieri più spietati quanto di quelli più valorosi, come vedremo proprio nel corso di tutti e sei gli episodi, in cui gli stessi familiari dei daimyo diverranno delle potenziali minacce a cui stare tremendamente attenti. La docuserie riesce comunque a fare un focus anche sul profondo senso dell'onore che muoveva alcuni daimyo, sempre pronti a togliersi la vita con la tecnica del seppuku quando non in grado di vincere le battaglie più importanti. Il suicidio però non era solo impiegato come ammissione della propria inefficienza in determinate situazioni, perché utilizzato anche come misura di protesta finale per spingere altri guerrieri, magari indecisi sul da farsi, a prendere una posizione netta verso la migliore azione da intraprendere.

Per quanto riguarda il lato tecnico, l'opera risulta molto soddisfacente nei numerosi momenti incentrati sulla ricostruzione storica, mettendo in scena delle sequenze che vedono i samurai impegnati in numerosi scontri corpo a corpo o in pericolosissimi intrighi di palazzo. Vista anche la brutalità degli eventi mostrati, fortunatamente si è scelto di non censurare il sangue, mostrando alle volte l'enorme grado di violenza che poteva caratterizzare battaglie tanto devastanti.

Il più delle volte, infatti, gli scontri su vasta scala portati avanti dai signori della guerra generavano un numero elevatissimo di morti, anche tra i civili, che spesso venivano semplicemente spazzati via senza alcuna possibilità di replica. La stessa inclinazione di molti daimyo nel non risparmiare nessuno, uccidendo senza pietà gli avversari in ritirata, così come gli eredi (anche giovanissimi) potenzialmente scomodi, è da sola capace di dare l'idea della brutalità del periodo.

Emblematici da questo punto di vista gli episodi finali del serial, in grado di focalizzarsi sull'attitudine dei signori della guerra di voler sempre e comunque provare a scatenare devastanti battaglie legate alla loro sete di conquista, anche in periodi di pace, visto che in quel preciso periodo storico esisteva un unico dogma: combattere contro tutto e tutti senza risparmiarsi mai.

I vari momenti in cui vedremo comparire in scena gli accademici non spezzeranno comunque in alcun modo l'incedere dell'azione, dato che l'intera docuserie ha saputo trovare un'ottima sintesi tra quanto mostrato e quanto raccontato, avvicinandosi molto di più a un'opera dalla forte valenza action, senza contare i numerosi intrighi politici, che a un vero e proprio documentario. Efficaci anche le grafiche presenti a schermo, in grado di riassumere in maniera tanto semplice quanto efficace la posizione dei vari schieramenti in campo, soprattutto negli scontri più concitati, per dare agli stessi spettatori una visione d'insieme estremamente chiara degli eventi mostrati.

L'era dei samurai L'era dei samurai è una docuserie curata e accattivante, capace in molti frangenti di puntare su una dimensione spettacolare e d'intrattenimento, che saprà sicuramente catturare una vasta platea di spettatori, riuscendo a trovare un ottimo equilibrio tra nozionismo e messa in scena soddisfacente.

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