Euphoria: la Recensione dell'episodio speciale su Jules

Il secondo episodio speciale di Euphoria ci trascina in uno straziante e bellissimo viaggio all'interno della psiche del personaggio di Jules.

recensione Euphoria: la Recensione dell'episodio speciale su Jules
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Nel panorama televisivo esistono decine di prodotti che hanno fatto il loro esordio portando con sé l'etichetta di "serie di rottura", per poi non riuscire a mantenere, con l'incedere degli episodi, le premesse narrative create inizialmente. Poi esiste Euphoria, che nel corso della sua prima stagione, e (verrebbe da dire soprattutto) dopo lo splendido primo episodio speciale di Euphoria dedicato a Rue, ha dimostrato che lo scopo di Sam Levinson fosse ben altro, e molto più profondo di un semplice desiderio di "sconvolgere". Euphoria non è un racconto sugli eccessi dei teenager, bensì una sincera e profonda analisi dello spettro di emozioni della cosiddetta generazione Z, con i propri dubbi, il desiderio di emergere, di trovare una propria voce e di riuscire a "superare" un periodo della vita che ai nostri giorni sembra ancora più complesso di quanto non fosse decenni fa.

Il secondo di due speciali della serie (che permettono di creare un vero e proprio "ponte narrativo" tra la prima e la seconda stagione) è l'espressione più pura della poetica di Levinson, composta da immagini meravigliose e strazianti, da una colonna sonora che riesce al tempo stesso a tormentare e cullare lo spettatore, e da una complessità narrativa che lascia semplicemente senza fiato chiunque decida di comprendere sino in fondo il significato di quello che la storia vuole comunicare.

Pubblicato sulla piattaforma Sky On Demand (è disponibile anche su Sky Go) e su Now TV durante le prime luci dell'alba del 23 gennaio, l'episodio speciale di Euphoria - incentrato questa volta sul personaggio di Jules Vaughn e dal titolo Fuck Anyone Who's Not a Sea Blob - è co-ideato proprio dall'interprete di Jules Hunter Schafer, e presenta una storia dal fortissimo impatto emotivo che ci ricorda quanto sia meravigliosamente doloroso entrare nel mondo di Euphoria.

In fuga da sé stessi

Ogni gesto ha le sue conseguenze: è quello che si apprende sin dai primi istanti dell'episodio, nel quale si trova Jules a colloquio da una psicoterapeuta, la dottoressa Mandy Nichols (interpretata da una splendida Lauren Weedman). La tentata fuga alla fine della prima stagione (a quanto pare fallita) non ha colpito solamente Rue (Zendaya), ma anche Jules, finita in terapia non necessariamente per sua volontà. Ciò che colpisce immediatamente di questo nuovo gioiellino che impreziosisce ancora di più la serie è la scelta di mostrare l'altra faccia della medaglia della crisi, e la fotografia aiuta a orientarsi all'interno di quello a cui si assisterà nella puntata: abbandonata la notte del primo speciale arriva il giorno, alle tonalità scure e illuminate artificialmente del racconto di Rue si sostituisce la luce naturale del sole che sfiora il volto di Jules. È il momento di analizzare sé stessi, e di non fuggire più dalla propria personalità. Perché se Jules ha una speranza di comprendere chi vuole diventare, non può più vivere come se fosse un "avatar", come la brillante psicologa evidenzia.


È proprio il confronto con una figura esterna che porta Jules a comprendere il percorso che deve fare per conoscere il suo "io", per smettere di vivere tramite i volti che ha incontrato nella sua vita.

Lo speciale porta a chiedersi quale sia la vera natura della ragazza che abbiamo di fronte, e il primo "atto" della messa in scena (il più statico) si chiude con la domanda se "conquistare la femminilità" sia davvero la cosa più importante nella definizione del personaggio che abbiamo di fronte, o se sia piuttosto la femminilità che ha "conquistato" lei a rendere inutile qualsiasi discorso sul gender. Perché nessuno pensa che Jules non sappia definirsi per i suoi problemi di identità di genere, ma è lei stessa a non accettare tale identità. E sembra che la ragazza sia l'unica a non averlo ancora compreso.

Un viaggio nella mente

Da questo momento in poi, la narrazione improvvisamente si apre, e ci porta a esplorare direttamente la natura dei problemi di Jules: la sua stessa mente. Tramite svariati "apparenti" flashback, che vanno a incastrarsi uno con l'altro come pezzi di un puzzle intricato e affascinante, si giunge alla base del conflitto psicologico della ragazza.

La convinzione di voler essere donna per piacere agli uomini decade dopo l'incontro con Rue, una persona che ama Jules in quanto essere umano, e non come donna o uomo. È quanto basta a mandare in crisi la ragazza, che non aveva mai considerato prima di potersi innamorare di una persona piuttosto che di un genere.

Le parole della dottoressa Nichols colpiscono come un coltello, e portano anche lo spettatore a dubitare di quanto appreso fino a questo momento di una Jules mai così allo scoperto. I numerosi viaggi nella psicologia della giovane mostrano come la sua mente sia composta da numerose stanze, nelle quali albergano tutti i pensieri più remoti e nascosti. Arrivati a una ventina di minuti all'interno di questo viaggio, a tratti spaventoso, ci si rende conto che gli ambienti visti sin dall'inizio non fanno parte del mondo reale, ma sono tutti nella testa di Jules. Questo non fa che aumentare il senso di disagio provato, perché ogni nuova scena mostra un luogo sempre più claustrofobico, più chiuso, che non permette di respirare a chi lo vede dall'esterno, figurarsi a chi lo vive in prima persona. Unica brillante eccezione l'oceano, che rappresenta le speranze della ragazza, il desiderio di libertà e di scrollarsi di dosso il dolore di un'esistenza resa complicata persino dai rapporti con la madre.

"La vita reale è sempre una delusione"

Finalmente, infatti, si giunge alla ragione per cui Jules ha così tanta paura di aprirsi definitivamente con Rue: la madre Amy (Pell James) condivide con l'amata i problemi di dipendenza, e sebbene non ci avesse mai pensato è la psicologa a far comprendere alla ragazza di aver inconsciamente associato la figura materna e quella dell'amore.

Rifugiarsi in una vita online per non venire delusi nuovamente dalle persone reali. Il sentimento di Jules verso Rue è potente, ma è bloccato dal terrore di essere abbandonata da una persona che può farlo fisicamente. Ecco la potenza del rapporto con RagazzoTimido118, quel "Tyler" (la rivelazione della sua identità è stato uno dei punti focali della prima stagione) che non può fare male perché è lontano. È quello un rapporto accettabile, perché vive nella fantasia, è solo frutto del proprio desiderio. In questo momento, tuttavia, si comprende come rifugiarsi nella finzione non risolva mai i problemi, che diventano ancora più pericolosi e potenti.

Un'opera d'arte

Risiede in questo la grande potenza della serie. Tramite i pensieri di Jules, che lentamente si rende conto di aver bisogno di smettere di rifugiarsi in una realtà fasulla, ogni spettatore può auto-analizzarsi, e giungere alla realizzazione che quello che abbiamo di fronte non è solo un personaggio, ma è una manifestazione tangibile delle grandi paure umane, delle quali la più orribile è di non essere in grado di trovare il "me sotto un milione di strati di non me".

Ma Levinson non si dimentica che la serie non è solamente vita, bensì una rappresentazione donata alla settima arte della vita. Per questo motivo, la sua visione dell'esistenza viene esplorata come una vera e propria messa in scena: ciò avviene tramite le transizioni perfette tra le scene, i momenti quasi coreografati con la colonna sonora quanto mai azzeccata e straziante, e quella sensazione che, alla fine, anche gli stessi personaggi si rendano conto di essere soggetti di un'opera d'arte che non stanca mai perché sa colpire come un pugno allo stomaco, ma allo stesso tempo riesce a cullare con delicatezza chi decide di perdersi per qualche ora nel suo mondo.

La scena finale è la perfetta metafora di questa sensazione. Tirando un sospiro di sollievo, si assiste a uno scioglimento nel quale Jules si rende conto di essere all'inizio di un percorso che la renderà un essere umano migliore; tuttavia, la strada è ancora lunga e la prima cosa che dovrà imparare a fare è amare. Amare sé stessa, amare gli altri, amare chi vuole, amare Rue. D'ora in poi, tuttavia, potrà avere meno paura di farlo.

Euphoria stagione 2 Quello che la serie TV Euphoria è riuscita a fare con questo secondo episodio speciale ha dell'incredibile. Il viaggio nella complessa psicologia di Jules ha permesso di mostrare un lato intimo e nascosto della sua radiosa personalità che non era mai uscito prima, e che fa soffrire per la sua delicata disperazione. Quello che più conta, sia in Euphoria che nella vita, è l'amore, e lo show di Sam Levinson è la più grande celebrazione di questo sentimento. Con le sue complicazioni e i suoi momenti peggiori, l'amore in ogni caso rappresenta l'arma più potente di cui disponiamo per sfuggire alla morte. Le aspettative per la seconda stagione, dopo questi due capolavori, sono davvero alle stelle, e i presupposti per una futura nuova pietra miliare del serial televisivo ci sono tutti.