Fargo 4 recensione: contrasti in evoluzione

Analizziamo la quarta stagione della fortunata serie antologica di Noah Hawley, tornata in Italia dopo una lunga attesa.

recensione Fargo 4 recensione: contrasti in evoluzione
Articolo a cura di

Cogliendo tutti di sorpresa dopo un lungo periodo di silenzio, Noah Hawley ha deciso di far ritorno al timone della serie antologica che lo ha reso celebre. Il suo Fargo, chiaramente ispirato all'omonimo cult cinematografico dei fratelli Coen, è riuscito con le sue prime tre stagioni ad accaparrarsi il favore di pubblico e critica: elevando il dialogo del film e la filosofia dei due cineasti a un livello che sfiora il metafisico, la natura dello show e la sua fedeltà all'opera di riferimento hanno portato alla costruzione di una vera e propria antologia sulla violenza che si è rivelata perfettamente congeniale al medium televisivo e che abbiamo descritto nel nostro speciale su Fargo.

Va da sé che, a seguito di un simile successo, pochi sarebbero riusciti a immaginare un prosieguo dopo la - apparentemente - perfetta chiusa dell'ultimo ciclo di episodi. Se tesi, antitesi e sintesi del "reale" si erano alternati nella cupa fiaba che Hawley e soci avevano portato sul network FX, l'annuncio di una quarta stagione ha portato molti a storcere il naso sin dalle prime battute.

"La pace non dura in eterno"

Superando numerose difficoltà creative legate a un'eredità tanto pesante e risolvendo problematiche produttive legate alla pandemia, Fargo è infine riuscito a far ritorno sugli schermi italiani tra le uscite sky di novembre. A detta dello showrunner, dopo un lavoro così complesso e articolato come quello svolto negli scorsi anni sarebbe stato impossibile proseguire senza portare il dialogo della serie su altre strade.

E così è stato: addio alle foreste innevate e alla Fargo a tutti nota; il futuro è nel passato. O, meglio, nella città americana che il crimine ha reso celebre nella prima parte del '900: Kansas City, Missouri. Hawley e soci decidono così di raccontare un'altra "storia vera" poggiando saldamente i piedi per terra e dedicandosi al sottobosco criminale che ha stravolto il contesto socio-politico di quegli anni. Una scelta coraggiosa, che nell'intento di raccontare la storia dei primi "reietti del sogno americano" si immerge in parallelo nella battaglia sociale che ha caratterizzato questo 2020.

In un luogo che ha fatto da culla per la criminalità organizzata sono i primi decenni del '900 a segnare in maniera indelebile le strade di Kansas City. Mentre l'americano medio dell'epoca appare distratto nel tentativo di costruirsi la propria fama, sono le minoranze a lottare per prendere il potere: dagli ebrei agli irlandesi, passando per italiani e afroamericani; i protagonisti della quarta stagione di Fargo sono gli emarginati dal "sogno americano" che hanno deciso di raggiungere il successo attraverso la violenza.

Il presente della serie - gli anni '50, per l'appunto - si concentra così sulla difficile convivenza tra gli italo-americani Fadda e gli emergenti Cannon: da una parte il "marciume" di origine nostrana, con ovvie citazioni e rimandi ai più celebri gangster movies; dall'altra, le vittime di un razzismo sistemico, integrato nella società bianca capitalista, che intendono prendersi ciò che non gli è stato mai concesso.

Come in ogni stagione della serie antologica, lo scontro tra due fazioni simili ma differenti darà spazio a numerose altre storie, tra figure di legge in cerca di risposte e personalità positive opposte al caos. Mentre le due famiglie oscillano pericolosamente tra quiete e tempesta, forti di un particolare "pegno" che obbliga i rispettivi boss a scambiarsi i figli come garanzia di pace, gli eventi al limite dell'assurdo che si alterneranno nel corso degli episodi faranno confluire ogni trama verso lo stesso punto, in piena coerenza con quel "ciclone narrativo" che ha da sempre caratterizzato la filmografia coeniana.

La fiaba dell'identità


La stagione si apre proprio con la voce narrante dei vari episodi: la talentuosa e scaltra Ethelrida (E'myri Crutchfield), giovane afroamericana figlia di una coppia mista, che in una sequenza d'altissimo livello illustra la progressione storica della stratificazione sociale cittadina fino all'arrivo dei Cannon. Appare sin da subito evidente come, sebbene la violenza si mantenga ancora salda come mezzo preferito dai protagonisti delle vicende, venga posta particolare attenzione sul tema dell'identità. In più riprese i personaggi tentano di enfatizzare le loro peculiarità per giustificare ciò che sono, ciò che pensano o le motivazioni delle loro azioni.

Come Hawley ci ha abituati, e a maggior ragione in un Fargo che cambia e si evolve, sono i personaggi a mettere a nudo i contrasti di un mondo disordinato. Qui, mantenendo sotto traccia la stessa filosofia, emergono facilmente le contraddizioni di un'America che rigetta se stessa.

Nell'osservare l'alternarsi di personaggi iper-caratterizzati (alcuni al limite dell'assurdo) il discorso sull'identità porta a galla un tema molto caro ai Coen: il trauma. In un complesso gioco di citazioni e rimandi che farà felici i più curiosi, la nuova stagione di Fargo si regge con forza sui suoi folli e fragili personaggi, spesso vittime degli eventi o semplicemente trasformati dalle avversità.

Nel rendere al meglio una profondità celata e solo apparente agli occhi di spettatori poco attenti, va dato grande merito a un cast particolarmente assortito che ha retto perfettamente la pressione: faranno piacere le presenze italiane, da Tommaso Ragno a Salvatore Esposito, così come sorprenderanno le performance di una ormai lanciatissima Jessie Buckley e della giovane E'Myri Crutchfield. Se il carattere dei primi gioca sull'aspetto buffo per poi colpire nei momenti opportuni - e in questo il personaggio di Jason Schwartzman, Giosto, è eccezionale - le seconde rubano la scena in ogni loro apparizione grazie a un magnetismo differente, ma non per questo meno affascinante.

Un linguaggio che cambia

Quando la gestione delle linee narrative si fa più difficile e la narrazione si fa più interessante, la quarta stagione di Fargo riesce a regalare momenti d'altissima qualità che farebbero facilmente ricordare i fasti degli anni passati. Tuttavia, ed è sempre più opportuno precisarlo, il nuovo Fargo va approcciato con occhi leggermente diversi. Un tono più leggero, meno filosofico e condito da diversi momenti di folle ironia avrebbe facilmente potuto minare la resa d'insieme dell'opera. E in effetti, specialmente a primo impatto, l'impressione rischia facilmente di essere negativa per i fan di vecchia data.

Ciononostante, basta davvero poco per immergersi nel cuore di Kansas City e lasciarsi travolgere dal caos che si riversa addosso ai personaggi. La produzione mantiene in ogni suo aspetto una qualità elevatissima, merito soprattutto del lavoro di Warren Young, e Hawley dirige come al solito un'orchestra che riuscirebbe a seguirlo anche in assenza di spartito.

Aggiungendo a questo alcune sorprese, come le già citate protagoniste femminili e un Chris Rock particolarmente impegnato nel rendere al meglio, la serie ha tutte le carte in regola per entrare nel cuore degli spettatori. Anche in questo caso, tuttavia, il ma è dietro l'angolo: ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, che evolve il dialogo e la struttura che hanno reso celebri le passate stagioni.

E questo, come ogni cambiamento, specie se condito dall'eccentricità che caratterizza le ambizioni di Hawley e soci, può rivelarsi facilmente una lama a doppio taglio. Non a caso, la critica statunitense ha accolto tiepidamente i nuovi episodi. Di fronte a un macigno come quello del suo recente passato, Fargo si trova così a un importante bivio che decreterà le sue sorti future. A prescindere da quale sarà l'esito, sia questa la fine o meno, è doveroso far notare che il dialogo portato avanti dalla serie non è stato sostituito da macchiette e assurdità; certo, elementi del genere trovano maggiore spazio, ma soltanto per poter enfatizzare a dovere i confronti e i contrasti più tesi, come farebbero i Coen in uno dei loro film.

Fargo non è un luogo, è uno stato mentale

In un mondo che cambia, in una società che combatte, l'antologica fiaba del reale si arricchisce di un nuovo paragrafo e si fa più reale che mai. Si ha in più occasioni la sensazione di vedere una copia conforme di Fargo, ma andando avanti fino alla sua conclusione anche questa stagione si conquista il diritto di stare insieme alle precedenti, seppur un gradino sotto dal punto di vista comunicativo.

Se da una parte gli elementi di contrasto mettono in evidenza i limiti di un'America protagonista e antagonista, dall'altra il carattere dei personaggi e i loro estremismi richiamano le dinamiche di controllo che hanno caratterizzato la storia recente della serie. Se servisse sintetizzare il senso della quarta stagione, basterebbe far notare che il contrasto tra bianco e nero "metaforico" si è evoluto in un contrasto sociale figlio del dinamismo che si applica sull'interprete.

Di fronte all'innocenza e alla riflessività si pongono dunque il disordine e il caos, proprio come nelle passate stagioni; il male tenta e pervade ogni aspetto mentre il bene e la legge cercano di resistere, esattamente come in passato; ogni faccia a faccia, nel momento più caldo della lotta, dà forza e tono alla scena, dà senso e potere al mondo che i Coen hanno creato.

Se l'eroe è chi riesce a stare sopra il caos della vita senza rimanerne scalfito, Fargo mostra ancora più facilmente con la sua quarta stagione che è lecito occuparsi e tediarsi per le faccende terrene, ma nulla sfugge al ciclone della vita. La risposta all'eterno quesito sul senso di tutto ciò è come sempre lasciata allo spettatore, che in un ultimo scambio di sguardi con questi folli personaggi finirà inevitabilmente per guardarsi dentro e riflettere. Ora più che mai, Fargo non è un luogo, ma uno stato mentale.

fargo-stagione 4 Al netto dei suoi mutamenti e delle potenziali delusioni per i fan di lungo corso, la quarta stagione di Fargo si conferma un prodotto d’alto livello. Trascinato dalle performance del suo cast e dalla qualità della produzione, lo show riesce a sopperire in molte occasioni alle proprie mancanze attraverso un particolare lavoro di scrittura che esplora il contrasto ed evolve il linguaggio della serie verso nuove prospettive.

7