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Final Space: recensione della serie disponibile su Netflix

Disponibile su Netflix dal 20 luglio, Final Space promette azione e risate. Ma riesce a mantenere la parola data?

recensione Final Space: recensione della serie disponibile su Netflix
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La genesi di Final Space, serie d'animazione sbarcata su Netflix il 20 luglio, è piuttosto particolare. Nata da un'idea di Olan Rogers, è il risultato di un'evoluzione concettuale e produttiva iniziata già nel 2010. Molto è cambiato dagli episodi pubblicati su YouTube dallo stesso Rogers oramai otto anni fa e la produzione, che è stata affidata al canale TBS ed alla supervisione di Davis Sacks (già sceneggiatore per la quinta e sesta stagione dei Simpson) ha potuto beneficiare di un budget più ampio ed un rinato interesse. Sarebbe tuttavia inutile negare come buona parte dell'attrattiva guadagnata dallo show dipenda anche dalle fortune di precedenti produzioni di successo e da una nuova età dell'oro che ha investito l'animazione per adulti. Lo iato in cui è incappato Rick and Morty, che ha lasciato i fan in una sofferente attesa della quarta stagione, il quinto anniversario di Bojack Horseman e il prossimo arrivo della nuova creazione di Matt Groening, Disincanto, sembrano aver contribuito a vivacizzare l'attenzione del pubblico verso produzioni similari.

Un universo derivativo

Al di là dei fenomeni mediatici preesistenti, sarebbe ingiusto etichettare Final Space come un semplice clone creato per cavalcare l'onda di successo generata da Rick and Morty. La serie creata da Olan Rogers se ne distacca quasi completamente, abbracciando l'ambientazione spaziale ben più di quanto abbia fatto il suo predecessore. Si avvicina, invece, ad altri esponenti del filone fantascientifico come i Guardiani della Galassia. Lo fa seguendo le avventure di Gary (Olan Rogers), esagitato e infantile prigioniero della nave Galaxy One, destinato a scontare cinque anni per essersi finto un pilota. Sarà il suo incontro con un'entità spaziale tanto amichevole quanto pericolosa, da lui in seguito soprannominata Mooncake, a condurlo nel bel mezzo di una mortale corsa contro il tempo per salvare l'intero universo. Attorno a loro, un cast ricco di personaggi interessanti, che spazia dalla coraggiosa Quinn (Tika Sumpter), al mercenario dai tratti felini Avocato (Coty Galloway) passando per il supercattivo di turno, quel Lord Commander portato in vita dalla voce di David Tennant (Doctor Who).

Purtroppo, proprio il personaggio di Gary, punto focale dell'intera serie, fatica enormemente a sorreggere la narrazione, vittima com'è di una veste stretta e fin troppo macchiettistica. Nonostante una buona performance recitativa, soprattutto in lingua originale, la comicità forzata inserita nei suoi dialoghi rischia di stancare e infastidire lo spettatore, specialmente negli episodi iniziali, quando ancora deve svilupparsi il suo interesse nei confronti delle vicende narrate. Le battute veloci e incessanti si inseriscono in una struttura comica spiccatamente americana, figlia degli arguti botta e risposta di sit-com e talk show (non è infatti un caso che a produrre la serie ci sia anche Conan O'Brien) eppure incredibilmente difficile da armonizzare con una componente narrativa lineare e coesa come vuole essere quella di Final Space.

Hello darkness my old friend

Paradossalmente, i momenti in cui lo show risulta essere maggiormente interessante sono quelli in cui lascia da parte ogni velleità comica per dare spazio a parentesi più riflessive e drammatiche. Nonostante lo stridio che a volte creano, non armonizzandosi efficacemente con i comic relief, la loro costruzione riesce quasi sempre ad avere un impatto sullo spettatore, sia per scelte puramente di regia che per un comparto sonoro che dà il meglio di sé soprattutto in questi intermezzi. È indubbio che gli sforzi infusi nella caratterizzazione dei personaggi non siano andati completamente a buon fine, eppure qualcosa ancora non permette di alienarsi completamente dalle loro sorti, di non interessarsi alle loro fortune e sfortune. Anche perché Final Space è uno show che, in questa prima stagione, non ha avuto paura di osare nella gestione dei personaggi, atteggiandosi spesso come un crudele marionettista che regge tra le mani i fili del loro destino.

Il problema della serie è questo: avrebbe dovuto abbracciare con maggior convinzione una narrazione veramente "adulta" e non svilita dal perenne ricorso a parentesi comiche di dubbia utilità. Lo show stesso appare più volte conscio delle proprie debolezze, sia nelle proprie scelte di sdrammatizzazione che per quanto riguarda i personaggi, e cerca di rimediare affidandosi a un ritmo narrativo quasi frenetico. Nel corso di questa prima stagione gli eventi narrati si rincorrono a perdifiato, tra colpi di scena e sequenze d'azione che si amalgamano in un procedere forsennato.

Final Space Nei momenti in cui Final Space riesce a bilanciare commedia e dramma, la serie creata da Olan Rogers raggiunge il proprio potenziale, creando uno show incredibilmente intrigante da guardare. Il più delle volte però viene meno l'armonia tra le varie componenti, destabilizzando lo spettatore e catapultandolo in una giostra che alterna, in modo assai crudele, battute bambinesche a tragici eventi. Proprio la struttura comica scelta dagli sceneggiatori, insieme ad una caratterizzazione dei personaggi non ottimale, risultano i principali freni al successo completo dello show. Eppure, le fondamenta per una seconda stagione ancora più avvincente ci sono tutte e, alla luce del rinnovo per altri 13 episodi, sarà meglio non far sparire Final Space dai nostri radar spaziali.

7