Recensione Firefly - stagione 1

Contrabbando, fughe e rapine stile old west...ma nello spazio: ecco Firefly!

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The ballad of Serenity

“Pick my love pick my land take me where i cannot stand, i don’t care I’m still free you can’t take the sky from me”

Se volessimo riassumere brevemente lo spirito che permea questa curiosa serie americana, difficilmente troveremmo parole più consone di queste, riportate direttamente dal tema musicale introduttivo.
La ricerca della libertà, dell’indipendenza da qualsivoglia autorità, il cui naturale presupposto è il viaggio, spesso in luoghi ai limiti della civiltà, ben si sposa con la duplice anima di quest’opera. Se da una parte l’aspetto fantascientifico trova nello spazio infinito il proprio, ideale, teatro d’azione, dall’altra il richiamo al mito della frontiera ne costituisce il degno contraltare.
Potremmo dunque definire i protagonisti delle vicende narrate dei veri e propri “space cawboys”.
Alla luce di quanto detto, non dovrebbe stupire il fatto che Joss Whedon (già creatore di “Buffy the vampire slayer” e “Angel”), nel concepire “Firefly”, sia stato influenzato dalla storia della guerra civile americana, attraverso il romanzo “The Killer Angels” di Michael Shaara, particolarmente per quello che concerne l’esperienza degli sconfitti e della difficile opera di (ri)costruzione della società americana.
Firefly si presenta così come una serie atipica, a cavallo di più generi, eppure incredibilmente familiare. Saremo pronti per questo (nuovo) viaggio alle periferie della società civile?

Un Firefly chiamato Serenity

In un lontano futuro la colonizzazione spaziale è divenuta non solo una realtà ma anche un’esigenza.
Il primo passo fu quello di rendere i vari pianeti e le loro lune abitabili, ossia il più possibilmente simili alla Terra. Ma come sempre accade furono i ricchi a ottenere i mondi più floridi mentre agli altri non restò che vivere al margine su pianeti secchi e desolati, alla stregua di nuovi pionieri tenuti in piedi non dal sogno della ricchezza ma dalla più concreta volontà di sopravvivere.
Il sergente Malcom Raynolds, insieme alla sua compagna d’armi Zoe Washburne, ha combattuto contro tutto questo: per l’indipendenza dei pianeti periferici rispetto al dominio di quelli centrali. Ma era una battaglia persa in partenza. Per entrambi non vi è posto sulla terraferma, contagiata dall’opprimente corruzione dei politici dell’Alleanza.
L’ultima via di fuga è lo spazio, l’unico luogo in cui le maglie dell’autorità sono abbastanza flebili da far passare inosservato un Firefly, una piccola e vecchia nave da trasporto, da adibire a simbolo di ribellione: la nave perfetta per un contrabbandiere. Una nave ribattezzata Serenity, dal nome della battaglia di Serenity Valley da cui i soli Malcom e Zoe tornarono in vita.
Così si realizza il sogno del Capitano Reinolds, finalmente artefice del proprio destino, indipendente dal qualsiasi autorità e libero di scegliere quali lavori accettare. Ma per questo avrà bisogno di un’equipaggio. Quest’ultimo sarà completato dal pilota Hoban "Wash" Washburne che sposerà Zoe, dal meccanico Kaylee Frye, una ragazza solare dotata di uno speciale talento per la meccanica, dal rude mercenario Jayne Cobb , e dall’accompagnatrice Inara Serra. Proprio questo personaggio così incredibilmente distante dagli altri contribuirà ad arricchire l’intreccio di Firefly.
Il mestiere di Inara è preso in grande considerazione nel’universo di Firefly, tanto che la scelta di ospitarla a bordo di una della navette in appoggio alla Serenity ha forti implicazioni a livello “politico”. Non è certo un caso che nell’episodio pilota il capitano la definisca ambasciatrice in loco di accompagnatrice, infatti la sua presenza a bordo contribuisce a conferire all’equipaggio della nave un alone di rispettabilità che altrimenti non avrebbe. Ma Inara è anche l’oggetto di interesse sentimentale, dissimulato, del capitano Reynolds, uomo burbero più per necessità e trascorsi che per indole caratteriale, capace tanto di gesti sconsiderati quanto di dimostrare attaccamento per il suo equipaggio.
Ma la vita di espedienti, fatta di lavori pericolosi e spesso ingrati, dell’equipaggio della Serenity, subisce uno scossone quando, dopo aver caricato a bordo alcuni passeggeri, un incrociatore dell’Alleanza si mette sulle loro tracce. Tra gli ospiti, oltre ad un pastore, si celano un agente federale ed un giovane medico con il suo misterioso carico. Le alternative appaiono piuttosto risicate e il viscerale disprezzo per l’alleanza impongono al capitano Raynolds di parteggiare, almeno per il momento, per la parte debole in causa. Simon, questi infatti è il nome del ragazzo, è ricercato dalle autorità per il rapimento della sorella River da un centro di studi segreto dell’Alleanza, cui era stata affidata anni addietro per via delle sue incredibili doti intellettive. River è stata oggetto di esperimenti che hanno traviato la sua mente e ora non è più in grado di discernere la realtà dal sogno, pertanto l’unico desiderio del fratello e poterla guarire. Per fare questo dovrà naturalmente tenerla il più possibile alla larga dai suoi torturatori, e a tal fine quale luogo migliore potrebbe esservi della Serenity? Senza contare il fatto che lo spazio così come i pianeti più esterni sono luoghi irti di pericoli come i Reaver, esseri umani che hanno oramai perduto ogni briciolo della propria umanità riducendosi ad un branco di barbari , dediti al saccheggio quanto all’omicidio per semplice diletto.

Serenity, il film

La storia dello sviluppo di Firefly è piuttosto travagliata. Nonostante l’emittente americana Fox avesse deciso di produrla, era evidente che la fiducia in questo progetto fosse limitata, e visto l’andamento peraltro costante degli ascolti ne decise la prematura sospensione. Ma il suo creatore, dimostrando una forza d’animo non comune, era convinto che i sui personaggi avessero ancora qualcosa da dire e, deciso a chiudere il cerchio, riuscì a convincere la Universal Pictures a produrre un film epilogo per la propria serie.
Così nel 2005 uscì nei cinema americani Serenity, la cui sceneggiatura era mutuata dal materiale originariamente prodotto da Whedon per la seconda stagione (mai filmata) di Firefly. Nell’introduzione del film viene brevemente descritto il contesto della storia, poco chiaro nelle serie regolare per via delle intromissioni della stessa Fox nella produzione degli episodi televisivi. Ma questo non è il solo aspetto che il film chiarisce, infatti viene finalmente tributato giusto spazio alle circostanze della liberazione di River da parte del fratello, in modo da chiarire il reale motivo della caccia interplanetaria che si scatenerà nei confronti dei due ragazzi.
Il pretesto si rivelerà sufficiente per indagare uno degli aspetti più oscuri della serie: l’origine dei Reaver, i temuti “pirati” spaziali.
Nel complesso Firefly non perde nulla con il passaggio dal piccolo al grande schermo e, se possibile, riesce a calare i propri assi con maggior convinzione, donando l’impressione di una vicenda ben organizzata e coerente laddove gli episodi televisivi indugiavano maggiormente sull’aspetto caratteriale dei personaggi. La regia affidata allo stesso Joss Whedon contribuisce alla resa dinamica dell’azione, prerequisito reso necessario dalla destinazione cinematografica dell’opera oltre che dalla trama autoconclusiva, il cui tono si distingue dall’originale per via del focalizzarsi su aspetti drammatici.
Nata come serie televisiva e quasi per caso approdata al cinema Firefly conserva indenne il suo fascino “fanta-western”, merito soprattutto della perseveranza di Whedon e dall’ottimo cast riproposto interamente in questo adattamento cinematografico.
Un’ultima nota di colore che avvalora l’incredibile successo a livello di critica di questo film: nel 2005 il magazine online New Scientist ha indetto un sondaggio per stabilire quale fosse la miglior opera sci-fi di sempre e Serenity giunse al secondo posto. Vi chiedete chi vinse? naturalmente Firefly.

Una serie culto

L’atmosfera particolare, frutto della commistione di generi diversi, il tono disinvolto e leggero, senza trascurare scelte di produzione coraggiose e atipiche hanno contribuito a fa fare di Firefly un piccolo cult. Nonostante alcuni interventi a dir poco bizzarri da parte della Fox, in special modo lo stravolgimento dell’ordine originario degli episodi, Firefly ha saputo conquistare il proprio zoccolo duro di ammiratori.
Pensato per essere interamente girato in widescreen, di fatto venne filmato con stile documentaristico per consentirne la diffusione anche nel canonico formato “quattro terzi”. Questo aspetto appare evidente in riferimento all’originale episodio pilota intitolato Serenity in cui gli attori indugiano sovente agli estremi lati dello schermo. Tale scelta, unita al carattere cupo palesato dal personaggio interpretato da Nathan Fillion, il capitano Raynolds, contribuirono a un primo rifiuto del pilota da parte della Fox, riciclato poi come episodio conclusivo. Il formato panoramico è stato poi ripreso nelle successive edizioni in dvd.
La serie è stata trasmessa in Italia dal canale satellitare Jimmy solo dopo l’approdo del film “Serenity” nelle sale cinematografiche e si differenzia da quest’ultimo per via di un doppiaggio generalmente meno curato. Spariscono infatti i riferimenti alla lingua cinese che caratterizzano la serie originale e che sopravvivono nel film, espediente tra l’altro utilizzato per mascherare le non rare imprecazioni che coloriscono il linguaggio dei protagonisti.
Tra gli interpreti principali troviamo vecchie conoscenze del piccolo schermo, tra cui citiamo Gina Torres apparsa in varie serie di successo come Hercules, Alias, 24 e il più recente StandOff (proposto in chiaro da Mediaset). Un caso a parte è rappresentato da Adam Baldwin che nella sua pluridecennale carriera ha partecipato a numerosi film e serie televisive di successo, dal capolavoro di Stanley Kubrick Full Metal Jacket (’87) a X-Files (stagioni 8 e 9).
Dal punto di vista tecnico la serie si difende bene, grazie all’impiego di dignitosi effetti speciali e musiche perfettamente in linea con le ambientazioni e le atmosfere da vecchio west.
Infine risultano particolarmente curati i costumi in grado di richiamare le linee degli abiti sia della gente comune che dell’aristocrazia terriera americana dell’800, peraltro arricchiti da preziosi riferimenti alla cultura orientale.

Firefly - Stagione 1 Difficilmente potrete trovare da altre parti quello che Firefly ha da offrirvi. Pur trattandosi di una serie che privilegia l’aspetto descrittivo a quello narrativo, proponendo esclusivamente episodi autoconclusivi, l’atmosfera che si respira è unica. La sensazione di vivere in un mondo selvaggio e senza regole in cui a determinare la propri fortune sono la forza e l’astuzia ben esemplifica il prezzo di tale libertà. Una libertà non piena ma marginale, uno scarto lasciato ai vinti, la misera regalia di una società corrotta. E così che personaggi a cavallo tra bene e male, giusto e ingiusto possono divenire eroi memorabili e umani.