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Followers: una serie TV giapponese su Netflix

La nuova serie tv di Netflix racconta il mondo della moda e delle aspiranti celebrità giapponesi. Ecco le nostre impressioni sul primo episodio.

recensione Followers: una serie TV giapponese su Netflix
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Dopo qualche primo tentativo incerto, nell'ultimo anno Netflix ha cominciato a puntare con maggiore convinzione al mercato giapponese delle serie tv; lo splendido Il Regista Nudo si è rivelato un successo internazionale, e in attesa della seconda stagione possiamo goderci dal 27 Febbraio un'altra novità dal paese del Sol Levante che presenta più di qualche motivo d'interesse. Followers è la prima serie tv diretta da Mika Ninagawa, regista e fotografa assurta a fama internazionale negli anni '90, e nel cast ci sono nomi piuttosto noti del cinema, della moda e della musica giapponese come Miki Nakatani, Elaiza Ikeda, Mari Natsuki e Noruaki Kaneko. Abbiamo analizzato il primo episodio della serie per capire se potrà rivelarsi un nuovo centro per Netflix.

Il lato glamour del Giappone

I primi dieci minuti di Followers riescono a essere allo stesso tempo estranianti e intrigant: con una estetica da videoclip Mika Ninagawa ci porta nella Tokyo più glamour, quella frequentata da attori, produttori, modelle, idol, fotografe come la lanciatissima Limi Nara (Miki Nakatani, già nell'originale Ringu), che in una festa sfarzosissima viene onorata di un premio dedicato alle donne dell'anno. Questo stesso mondo così ricco e luccicante viene solo sfiorato da un sottobosco di aspiranti celebrità, disposte a tutto per brillare anche solo per pochi momenti di luce riflessa. Una di esse è Natsume Hyakuta, una 22enne che da anni cerca di sfondare come attrice, ma ottiene solo ruoli da cadavere in piccole produzioni ed è costretta a sbarcare il lunario servendo da bere a queste feste o consegnando cibo a domicilio. Natsume si trova a un bivio nella propria vita, è arrivata a un'età nella quale i produttori cominciano a considerarla troppo vecchia, e a pensare che se non ha sfondato fino ad ora non riuscirà a farlo mai più. Eppure ancora ce la mette tutta, anche se le delusioni continuano a piovere da ogni parte, e il conto dei follower su Instagram non accenna ad aumentare. Si trova a un bivio anche Limi Nara, che ormai giunta intorno ai quaranta anni si rende conto che dedicando tutta se stessa al lavoro ha sacrificato sull'altare del successo la sua vita personale e i suoi desideri.

Per lunghi tratti la serie sembra non sapere bene dove andare a parare, e galleggia tra banalità, paesaggi da cartolina con fotografia extra satura e dialoghi composti da frasi fatte. La città di Tokyo è protagonista quasi quanto i personaggi, ma si tratta sempre di una Tokyo stilizzata e realistica come lo sfondo di una pubblicità: quella di Shibuya Crossing, dei ciliegi in fiore illuminati a festa, dei mille cartelloni che martellano con le loro pubblicità, una Tokyo in cui ogni dettaglio deve essere perfetto e non c'è troppo da stupirsi se la ragazza che ti porta la cena pedala indossando degli shorts cortissimi sotto dei jeans tagliati ad arte.

Le distorsioni di un mondo perfetto

Un attimo prima che la storia cominci a divenire troppo stucchevole, però, Followers riesce a sorprendere con qualche dettaglio che fa vedere le cose in maniera diversa: uno sguardo carico di rabbia e frustrazione, un abbraccio più vero degli altri, una smorfia che sembra rappresentare uno squarcio di realtà in un mondo finto. E allora viene il dubbio che tutte le banalità viste in precedenza siano volute per sottolineare il contrasto, in una sorta di denuncia di un mondo che la regista conosce bene e che non sa se amare o disprezzare.

Nel primo episodio questo dubbio è destinato a rimanere tale, anche se arrivati al finale i sospetti cominciano a far pendere la bilancia verso la seconda possibilità. Followers continua a camminare sul filo, sospesa tra una trama che sembra non dire niente di nuovo e incanalarsi sul consueto incontro casuale che cambia la vita e una voglia di ribellarsi sopita e forse solo immaginata. È una storia di donne sconfitte anche quando vincitrici, intrappolate in un mondo di uomini che le trattano come nullità, le umiliano, ricordano ad ognuna di loro che sono sempre nelle loro mani, che persino quando le glorificano hanno il potere di annullare le loro vite e di renderle infelici. Sconfitte, ma pronte a una rivincita forse non imminente ma sicuramente palpabile.

Un'estetica da videoclip

Paradossalmente la cosa che convince meno di Followers è proprio quella da cui ci si aspettava di più, ovvero la regia. Mika Ninagawa sembra talmente innamorata di un'estetica che in qualche modo ha contribuito a creare che vuole imporla anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Una scena toccante che ci svela il dramma della fotografa protagonista viene banalizzato da un effetto che sembra uscito da un videoclip anni 90; i movimenti di camera sono spesso esagerati, la colonna sonora è stucchevole, gli attori sono costretti a un insistito overacting e la migliore amica di Natsume viene immortalata in una scena erotica patinata che sembra essere stata inserita solo per offrire un po' di fuorviante fanservice agli spettatori.

Per fortuna sono i personaggi a rimanere impressi: non solo i protagonisti, anche se la brava Miki Nakatani riesce a dominare la scena ogni volta che compare. L'amica Sunny e il fidato confidente Yuruco in particolare sembrano dovere avere molto da raccontare, e potrebbero ritagliarsi uno spazio importante nel prosieguo della serie.

Followers Concludendo, si può dire che il primo episodio della nuova produzione Netflix vive di contraddizioni. In attesa di capire se Followers proseguirà in maniera consapevole delle proprie possibilità, non possiamo dire di aver trovato l'esordio davvero soddisfacente, ma allo stesso tempo ci sentiamo stimolati a continuare la visione molto più di quanto ci sia successo con altre serie formalmente migliori. Ne riparleremo in fase di recensione definitiva.