Forever: recensione della nuova brillante serie Amazon

È disponibile dal 14 settembre su Prime Video una nuova serie comedy che inizia con un grande plot twist che non vi riveleremo.

recensione Forever: recensione della nuova brillante serie Amazon
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Tra il ritorno di BoJack Horseman e American Vandal e l'arrivo de Il principe dei draghi, venerdì 14 settembre è stato davvero un giorno ricco di novità. Così ricco che in molti potrebbero essersi perso un nuovo titolo su Prime Video, passato in sordina anche per la poca pubblicità: parliamo di Forever, nuova serie Amazon creata da Alan Yang (co-creatore di Master of None) e Mark Hubbard, e interpretata - e prodotta - da Maya Rudolph e Fred Armisen (SNL). È difficile parlare di Forever senza fare spoiler, ma cercheremo comunque di evitarli per garantire a tutti il (fondamentale) effetto sorpresa. Nel frattempo possiamo dirvi che, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare dal criptico teaser trailer e dalla sinossi, Forever non è una comedy sul matrimonio come tante altre. Come Master of None, riesce a tratteggiare con delicatezza e con un realismo dolceamaro problemi, sentimenti e dinamiche universali, inserendoli però in un contesto nuovo e a tratti alienante. Ma andiamo con ordine.

Cara vecchia routine

"Métro, boulot, dodo", dicono i francesi per descrivere quello che noi chiameremmo il solito tran tran quotidiano, quella routine lavorativa che rende ogni giornata uguale all'altra. Non è però solo il lavoro a essere sempre uguale, perché anche le relazioni sono fatte di routine, e l'abitudinarietà può essere confortante e familiare quanto frustrante e noiosa - del resto, le commedie romantiche del grande schermo finiscono con i protagonisti che finalmente si mettono insieme, senza arrivare a esplorare i problemi e la potenziale noia della vita di coppia. Forever invece parte proprio da qui, e lo fa con un pilot che si apre su una sintesi della vita di coppia di June (Rudolph) e Oscar (Armisen). In un rapido susseguirsi di scene prive di dialoghi, con un sottofondo musicale che quasi richiama i primi minuti (spaccacuore) di Up, vediamo l'evoluzione del loro rapporto, dal primo incontro al matrimonio alle vacanze al lago, inizialmente piacevoli e poi via via sempre uguali e ripetitive. Se Oscar sembra contento e soddisfatto delle loro abitudini e tradizioni, June non è dello stesso avviso e propone di andare a sciare invece che al lago.

Silenzi confortevoli e (s)confortanti

Senza svelare il gigantesco plot twist alla base di tutta la serie, possiamo comunque dire che gli otto episodi che compongono questa prima stagione di Forever esplorano il rapporto tra June e Oscar, e in particolare il loro rapportarsi con una quotidianità sempre più abitudinaria. Con un personaggio passivo - almeno per la gran parte del tempo - come Oscar, non sono poche le scene in cui i dialoghi sono ridotti al minimo. Uma Thurman in Pulp Fiction diceva che sai di aver trovato la persona giusta quando puoi restare in silenzio senza sentirti a disagio, ed è quello che vediamo nella vita di Oscar e June: silenzi confortevoli e confortanti, sorrisi fugaci e al più domande bizzarre ("Qual è il modo migliore per sedersi?") che si incastrano in una routine collaudata. Anche dopo il famoso plot twist, però, l'insoddisfazione di June torna presto a galla, e Maya Rudolph è eccezionale nella sua interpretazione: lo sguardo della sua June è sempre velato, se non di tristezza quantomeno di un profondo inappagamento, un quieto mal de vivre che la porta a cercare di sganciarsi da quelle tradizioni di coppia tanto care al marito. In tutto questo si inserisce Kase (Catherine Keener), la nuova vicina che invece sembra essere pronta a tutto per lasciarsi alle spalle le insoddisfazioni della vita passata.

Un cast ristretto ma che funziona

Anche a livello visivo Forever sembra proporre una certa routine: la fotografia e gli elementi scenografici sono ordinati e precisi, e comunicano un netto senso di familiarità (e a tratti di oppressione, come se fosse tutto così uguale e regolare da farci sentire soffocati). C'è molto di Master of None in Forever: i toni leggeri e dedicati, l'abilità nel portare sullo schermo problemi reali, un cast inclusivo e in generale un'attenzione genuina per i rapporti umani. Cambia totalmente l'ambientazione: da una metropoli variegata come New York passiamo a un quartiere residenziale lontano da tutto, fatto di villette prefabbricate tutte uguali e vicini che ti salutano ogni volta che li incroci. Per forza di cose il cast è ristretto, e oltre alla coppia di protagonisti e Kase c'è solo Mark (Noah Robbins) a cui viene dedicato un certo quantitativo di screen time. Lo si vede quanto basta da renderlo un personaggio riuscito ed esilarante, forse la vera punta comica della stagione.

Andre and Sarah

E poi naturalmente ci sono Jason Mitchell e Hong Chau, protagonisti di quell'unico episodio stand-alone che, da solo, è il motivo per cui bisognerebbe recuperare Forever il prima possibile. In "Andre and Sarah" seguiamo l'evoluzione del rapporto tra i protagonisti, due agenti immobiliari che si incontrano in una casa in vendita e lì si ritrovano a più riprese a distanza di anni.

È un piccolo gioiello, una riflessione nostalgica e struggente sulle occasioni perse e sui rimpianti, sull'importanza di saper cogliere l'attimo e sulla paura viscerale di uscire dai binari prestabiliti e, di nuovo, da quella routine confortevole ma inappagante. "Andre and Sarah" da solo racchiude l'anima di tutta la stagione, che negli ultimi due episodi pare un po' perdersi nella mitologia a tratti confusa di un'ambientazione ancora da delineare al meglio, e sembra puntare a una risoluzione forse un po' affrettata dei problemi di coppia. Ma è un inizio: June e Oscar hanno ancora tanto da raccontare con i loro silenzi, e noi siamo pronti ad ascoltare.

forever-serieamazon Forever esplora il matrimonio e la routine dei rapporti di coppia da un punto di vista decisamente poco tradizionale che si svela dopo i primi due episodi della serie. Fred Armisen e Maya Rudolph, forti dell'aver lavorato insieme a SNL, hanno una chimica che li rende realistici e molto vicini al pubblico: vediamo i loro Oscar e June alle prese con l'ennui dell'abitudinarietà e ci ritroviamo a riflettere anche noi sulla nostra vita. Il sesto episodio, uno stand-alone, racchiude l'anima dell'intera stagione ed è una delle cose migliori che vedrete quest'anno.

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