Game of Thrones 8X02: la quiete prima della tempesta

Scritto da Bryan Cogman, "A Knight of the Seven Kingdoms" è l'episodio più corto della stagione. Attenzione: spoiler!

recensione Game of Thrones 8X02: la quiete prima della tempesta
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L'ottava e ultima stagione de Il Trono di Spade è appena ricominciata e ha già segnato un record: con i suoi quasi 18 milioni di spettatori tra tv e streaming negli USA, il primo episodio è diventato l'episodio tv più visto in America nel 2019, e inoltre è stata la puntata più vista di sempre nella storia di HBO (battendo anche il finale della settima stagione). Non conosciamo ancora i dati di ascolto di questo secondo episodio, intitolato "A Knight of the Seven Kingdoms", Cavaliere dei sette regni, ma sappiamo che è già stato vittima di un leak: Amazon Prime Video tedesco ha infatti reso disponibile l'episodio alcune ore prima della messa in onda ufficiale americana (e italiana, alle 3 di notte su Sky Atlantic in contemporanea con gli USA). Il leak è arrivato una settimana dopo quello del primo episodio a opera del servizio streaming Direct TV. Siamo a due leak su due episodi finora usciti, e viene da chiedersi se settimana prossima accadrà lo stesso anche col terzo episodio. Intanto però concentriamoci su A Knight of the Seven Kingdoms, e attenzione: l'articolo contiene spoiler. Vi ricordiamo che la puntata, già disponibile su Now TV, Sky Go e Sky On Demand, verrà riproposta anche alle 22.15 su Sky Atlantic con i sottotitoli, e lunedì prossimo doppiata in italiano.

Attese

Sui social c'è già chi si è lamentato della totale assenza di azione di questo episodio, da alcuni considerato troppo privo di eventi salienti in una stagione finale composta solo da sei episodi. Ma "A Knight of the Seven Kingdom" in realtà è uno degli episodi più vicini alla struttura narrativa delle prime stagioni di Game of Thrones da molto tempo a questa parte: poco meno di un'ora fatta di attese, commiati e preparazione in vista di un terzo episodio in cui assisteremo alla battaglia più attesa di tutta la serie, quella tra vivi e non-morti, nonché la battaglia più enorme ed epica mai realizzata nello show ("Farà sembrare la Battaglia dei Bastardi un parco giochi", ha dichiarato Peter Dinklage alcune settimane fa").

L'azione e le prime morti arriveranno, ma per ora è giusto concentrarsi sui vivi. Ed è ciò che fa questo secondo episodio, che parte portando a compimento il percorso di redenzione di Jaime Lannister iniziato nella terza stagione con la perdita della mano della spada: per la prima volta dall'inizio della serie, lo Sterminatore di Re viene definito "un uomo d'onore" (da parte di Brienne, che con la sua presa di posizione lo salva da una potenziale condanna a morte) e, dopo un anticlimatico incontro con Bran (inevitabilmente sbrigativo ora che Bran per sua stessa ammissione non è più Brandon Stark e non prova più nulla nei confronti dell'uomo che lo ha reso storpio), chiede a Brienne di poter combattere sotto il suo comando, accettando di fatto di obbedire agli ordini di qualcun altro dopo anni passati a comandare soldati. Insieme a Sansa, Jaime è forse il personaggio che ha subito la più grossa evoluzione nel corso della serie (nonostante alcuni momenti di involuzione nelle passate stagioni), ed è lui il Cavaliere dei Sette Regni che dà il titolo all'episodio. Lui ma non solo, perché prima della battaglia Brienne viene - finalmente - nominata cavaliere, esaudendo il suo sogno a dispetto delle tradizioni medievali (perché, del resto, che senso ha rispettare le tradizioni prima di una battaglia contro un esercito di non-morti?) e portando così a pieno compimento il suo ciclo narrativo (un addio prima di morire in battaglia?).
Due storyline, quelle di Jaime e Brienne, da sempre legate l'una all'altra e in qualche modo complementari: da un lato un vero cavaliere apparentemente privo delle qualità morali associate al suo titolo (la difesa degli innocenti, la fedeltà alla parola data, l'onore), e dall'altro il personaggio che più di chiunque altro incarna gli ideali medievali di cavalleria ma manca di un vero titolo in quanto donna. Ora, prima della battaglia più terribile che abbiano mai combattuto, entrambi sono finalmente davvero cavalieri.

La nomina di Brienne avviene davanti a un improbabile gruppo di testimoni: oltre a lei e Jaime ci sono Tyrion, Podrick, Davos e Tormund, tutti riuniti in una sala di Grande Inverno a temporeggiare - e bere - prima dell'arrivo del Re della Notte. Non succede nulla, è vero, sono solo chiacchiere, ma è un momento di introspezione che ci ricorda che, prima dei draghi e delle battaglie, il pubblico si è innamorato di Game of Thrones per l'attenzione dedicata ai personaggi e alle loro dinamiche - ora più appiattite e senza tutte quelle sfumature tratteggiate grazie all'adattamento dei libri, ma sempre e comunque cuore della serie. E quindi è bello se non addirittura doveroso seguire i personaggi e vedere come trascorrono le ultime ore di quiete prima della tempesta: mentre Podrick intona le note di Jenny of Oldstones (poi riarrangiata nei titoli di coda da Florence + The Machine), vediamo i meno interessanti Verme Grigio e Missandei che progettano di tornare a Essos, Arya e Gendry che trascorrono la notte insieme (e non chiamiamolo fanservice: già nella seconda stagione - e nei libri - si poteva intuire un certo interesse da parte di entrambi), Theon e Sansa che mangiano dopo che lui è tornato per difendere il castello e gli Stark, il Mastino e Beric Dondarrion che bevono al freddo, Sam con Gilly e il piccolo Sam.

Dany e il potere

E poi naturalmente c'è il confronto tra Dany e Jon, con lui che finalmente le rivela la verità sulle sue origini dopo un episodio in cui si è mostrato - comprensibilmente - freddo e distaccato nei confronti della - ora possiamo chiamarla così - zia. La confessione di Jon rivela tutta la sete di potere di Daenerys, che di colpo si sente minacciata da un nipote che potrebbe avere delle più legittime pretese al trono rispetto a lei.

A Dany ormai interessa soprattutto questo, il potere e la corona, come si intuisce anche nella scena con Sansa: i punti di incontro tra le due ci sono, ma Sansa resta sospettosa e dimostra di ragionare sul lungo termine, come ha imparato negli anni in cui ha visto all'opera strateghi più bravi di lei. È riconoscente nei confronti di Dany per il suo aiuto nella lotta contro gli Estranei, certo, ma non perde di vista ciò che per lei è più importante: la gente del Nord, il loro benessere e la loro protezione da (potenziali) tiranni. Del resto, prima che Daenerys entri nella stanza sentiamo Sansa chiedere di tenere i cancelli di Grande Inverno aperti ancora per qualche ora per potere accogliere più gente possibile e proteggerla dai non-morti. E nel lungo termine la protezione del Nord passa dalla sua indipendenza, ma Daenerys non sembra ancora disposta a cedere così facilmente il più ampio di sette regni. Sempre che del Nord rimanga ancora qualcosa settimana prossima, dopo l'arrivo del Re della Notte.