Il Grande Gioco Recensione: gli intrighi del calcio nella serie Sky

Giochi di potere e vendette personali, il calciomercato diventa una corte regale per uno show intrigante ma dalla realizzazione semplicistica.

Il Grande Gioco Recensione: gli intrighi del calcio nella serie Sky
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Ci aspettano i mesi freddi di un inverno passato lontano dai nostri campionati, fermi a causa di una competizione intercontinentale sommersa dalle polemiche e priva di quel fascino tutto estivo che la rendeva un evento imperdibile: ci pensa la sezione seriale di Sky a colmare il vuoto lasciato dai club, associandosi ai colleghi dello sport per creare una fiction che utilizzi il nebuloso contesto del calciomercato per ricreare intrighi di corte e storie di ambizione smisurata.

Il Grande Gioco arriva sul catalogo Sky e Now di Novembre 2022 portando sui piccoli schermi quelle dinamiche a cui abbiamo purtroppo fatto l'abitudine durante le sessioni di mercato, tra intermediari sanguisuga e procuratori pronti a sfruttare i loro assistiti come degli asset, forzando le società calcistiche a vendere e comprare atleti così da soddisfare le loro smanie di potere. Una cornice quantomeno peculiare quella scelta dal colosso dello streaming, ma indebolita da una messinscena fin troppo vicina alle esagerazioni tipiche della fiction all'italiana.

Giochi pericolosi

La disillusione è un tratto divenuto ormai solidissimo tra le schiere dei tifosi, costretti ad arrendersi alla durezza di trofei che vengono calamitati soltanto dalle società più facoltose, all'interno di un mondo calcistico strabordante di denaro proveniente da fonti più o meno limpide.

Il cinismo di questo sport è sottolineato con ancora maggior convinzione durante le sessioni di calciomercato, nelle quali prendono vita strane macchinazioni che smuovono sogni e speranze, ma soprattutto tonnellate di banconote e generose percentuali di commissione: in questo scenario che sembra scimmiottare le manovre di Wall Street, la ISG fondata da Dino de Gregorio (Giancarlo Giannini) fa la voce del padrone, essendo un conglomerato che riunisce decine di procuratori e di conseguenza ha tra le mani l'intero mercato italiano. Nelle sue file non milita più il promettente Corso Manni (Francesco Montanari), privato della sua licenza a causa delle indagini sul calcioscommesse ed ormai ex-marito di Elena de Gregorio (Elena Radonicich), la figlia del grande boss della ISG che ha imparato tutti i segreti del mestiere dal padre seguendo con orgoglio le sue orme.

Arrivato in età avanzata e stanco di un lavoro nel quale il calcio giocato non ha più alcun valore, Dino vuole però lasciare le redini della società al figlio Federico (Lorenzo Cervasio), nonostante la sua aggressività lo porti a scelte di cui pentirsi e complicate da spiegare agli azionisti. Questo scenario viene ulteriormente complicato dall'incombente arrivo della Plustar di Sasha Kirillov (Vladimir Aleksic), un procuratore russo pronto a cannibalizzare il mondo delle procure italiane, dando il via ad una danza di tradimenti ed alleanze che si ripercuote sulle sorti di giocatori e società.

Tra realtà ed esagerazione

Cospirazioni, trame machiavelliche ed insperate amicizie si muovono all'interno di un contesto che potrebbe risultare destabilizzante a chi non mastica pane e pallone tutti i giorni, ma presentato con efficacia da una sceneggiatura che accompagna lo spettatore in queste plausibili macchinazioni calcistiche, prendendosi giusto i primi due episodi per mettere in mostra ruoli e personaggi, per poi lasciarli scannare tra di loro alla ricerca di una soddisfazione personale difficile da raggiungere.

La nuova serie Sky Original rimane comunque un prodotto decisamente rivolto agli appassionati di calcio, i quali riconosceranno purtroppo molto bene i classici schemi che guidano le sessioni di mercato - tra grandi calciatori mossi come pedine e meteore approdate in team blasonati soltanto per fare un favore a qualcuno - ed anche le strabordanti personalità di procuratori diventati squali della finanza, pronti a qualsiasi cosa per ottenere le loro commissioni e finanziare progetti paralleli.

Piegandosi a qualche drammatizzazione nella sfera personale dei suoi protagonisti, lo show riesce ad intrattenere quando rimane ancorato alle logiche di una società scossa dall'imminente passaggio del testimone, richiamando ai giochi di potere che prendevano vita nelle corti dei nobili (un ripassino della recensione di House of the Dragon è quindi d'obbligo per capire il contesto), ma lasciando volontariamente lo sport sullo sfondo: non aspettatevi giocate assurde e minuti di recupero vissuti col cuore in gola, il calcio giocato c'entra poco o nulla con i movimenti finanziari della ISG, ed anche gli atleti vengono mostrati attraverso le loro difficoltà umane, tra famiglie da mantenere e complicati rapporti coniugali.

Un pathos smisurato

Nella gestione di queste molteplici intimità si palesa però una forte tendenza scenica al pathos, la quale si riverbera in una recitazione molto intensa che potrebbe far storcere il naso di fronte ad un contesto invece realistico.

Sguardi torvi e reazioni smisurate diventano la prassi all'interno di dialoghi pomposi, mentre una sessualità rappresentata alla maniera delle soap opera lascia a volte perplessi nella sua inconcludenza: Il Grande Gioco sembra voler affrontare anche il tema di un mondo cinicamente maschilista attraverso due figure femminili forti e competenti, ma proprio a causa della sua attitudine al fan service finisce col renderle volgari e vuote, ben disposte a percorrere la strada più facile verso un obbiettivo che meriterebbero di raggiungere grazie alle loro abilità. In seguito alle intriganti premesse iniziali il canovaccio perde di freschezza nel corso degli episodi, appesantito dalla sua stessa pulsione all'eccesso che accentua la sottigliezza di protagonisti macchiettistici, per arrivare ad un finale probabilmente troppo ricamato che lascia ampio spazio di manovra ad un'eventuale seconda stagione. Sulla stessa falsariga si imposta una regia tendente all'esagerazione, tra zoomate improvvise e fluttuazioni della telecamera che tentano di spettacolarizzare le numerose conversazioni dello show.

Nel contesto sportivo e giornalistico architettato dagli sceneggiatori si inseriscono con naturalezza le figure del pantheon Sky Sport, tra un Gianluca Di Marzio avvilito per una falsa notizia e la coppia Compagnoni-Marchegiani alla telecronaca dell'unico match della serie, mentre ovviamente i calciatori coinvolti nelle trame della ISG sono inventati ed i club (questi sì, reali) vengono mostrati come degli agnelli sacrificali, indifesi contro i piani diabolici dei procuratori.

Il grande gioco Il mondo del calciomercato visto attraverso la lente di mediatori incontentabili e procuratori disposti a tutto per ottenere le loro generose concessioni: Il Grande Gioco è una serie tv che accosta le manovre di questi squali della finanza agli intrighi di una corte regale, imbastendo dolorosi tradimenti ed insperate alleanze all'interno di uno scenario sportivo che lascia volutamente il calcio giocato in secondo piano. Uno spettacolo affascinante ma appesantito da una tendenza all'esagerazione che, dopo aver guidato le interpretazioni intense degli attori ed una regia artificiosa, finisce col rovinare una narrazione che si dimostra sempre meno credibile nel tempo, non del tutto capace di rendere onore alle buone premesse iniziali.

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