Goliath 3: Recensione della nuova stagione della serie Amazon Original

Ecco il nostro giudizio finale sulla nuova stagione della serie prodotta da Amazon, disponibile sulla piattaforma streaming da inizio ottobre.

recensione Goliath 3: Recensione della nuova stagione della serie Amazon Original
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Dopo aver svelato le nostre prime impressioni sulla terza stagione di Goliath, è arrivato il momento di mettere sotto la lente d'ingrandimento i nuovi episodi del legal drama targato Amazon Prime Video. Il tre sarà finalmente il numero perfetto? Lo abbiamo scoperto al termine della visione del prodotto, disponibile sulla piattaforma streaming dedicata agli abbonati Prime da inizio ottobre.

Un nuovo Golia

L'avventura parte con un reset rispetto alle vicende intorno alle quali si era conclusa la seconda stagione. Questa volta Billy Mc Bride (Billy Bob Thornton) viene catapultato nel mezzo della Central Valley per difendere la memoria di una sua vecchia conoscenza, Bobbi (Sherilyn Fenn), coinvolta in un intreccio tra danni idrogeologici e poteri forti. Proprio uno squalo dell'imprenditoria locale, Wade Blackwood (Dannis Quaid) è il nuovo villain del racconto, le cui vicende sono supportate dagli intrighi della sorella Diana (Amy Brenneman). Così come già accaduto in passato, di grande aiuto per il protagonista saranno le bizzarre trovate della compagna di lavoro Patty Solis - Papagian (Nina Arianda).

Archiviate le suggestioni del primo episodio, la narrazione inizia a prendere una direzione più corale, fotogramma dopo fotogramma, donando comunque il giusto spazio all'interpretazione (come sempre ben calibrata, tra introspezione, ironia e azione) di Billy Bob Thornton (vincitore di un premio Oscar e Golden Globe nel 2017 proprio per quest'avventura televisiva).

La storia, stavolta, punta i riflettori sul delicato tema della gestione del potere. Le fragilità di Wade Blackwood rappresentano forse la vetta qualitativa raggiunta dagli sceneggiatori, messe al servizio di una buona prova di Lawrence Trilling dietro la macchina da presa. I disastri operati dall'uomo sulla natura (il tema della salvaguardia dell'ambiente sembra essere divenuto imprescindibile nelle produzioni di questa era televisiva) e il viaggio nelle contraddizioni californiane rappresentano gli altri ingredienti di questa interessante ricetta seriale, che, seppur ben calibrati, non tratteggiano una rivoluzionaria novità nel già ricchissimo dedalo dell'offerta televisiva del genere.

La narrazione, infatti, è fin troppo diluita nell'esigenza introspettiva del protagonista (che su carta ha grandi potenzialità), ma che non graffia come dovrebbe. Tra le interpretazioni degli attori di supporto, da promuovere a pieni voti quella di Paul Willams, chiamato ancora una volta a prestare il volto all'eccentrico JT. Sul versante tecnico, poi, c'è da segnalare la marcatissima alternanza tra l'eccellente livello del comparto audiovisivo (strabiliante la destrezza con cui sono portati in scena gli effetti speciali che danno vita alle deliranti visioni oniriche del protagonista) e le discutibili mancanze nella colonna sonora, che diviene marginale rispetto all'elevata scelta qualitativa operata nei primi episodi.

Fratelli coltelli

La creatura di David E. Kelley raggiunge finalmente un giusto equilibrio tra introspezione e azione, ma la maturità creativa del franchise trova concretezza nel racconto del tormentato rapporto tra i fratelli Blacwkood. Novelli Commodo e Augusta Lucilla proiettati nella California delle slot machine, Wade e Diana domano un equilibrio solo apparente: l'intreccio narrativo porterà anche su questo fronte numerosi e repentini cambiamenti, fino alle imprevedibili e inattese battute finali. Particolarmente interessanti le sequenze che li vedono interagire in parallelo, in cui il regista opera una vera e propria analisi psicologica dei due spietati imprenditori, attraverso inquadrature cariche di pathos e adrenalina.

La riuscita dell'innesto dei personaggi è garantita dall'interpretazione eccezionale di Dannis Quaid e Amy Brenneman, in grado di aggiungere una caratterizzazione del tutto personale e convincente alle loro controparti immaginarie.
Così come nel primo episodio della stagione, anche negli altri è possibile scovare, più o meno nascosti, tributi disseminati tra una sequenza e l'altra. Tra tutti, basta citare la capra nella villa dei Blackwood, espressione nonsense di sfarzo e opulenza, quasi "gemella" di quella messa in scena da Paolo Sorrentino nel suo Loro.

Si tratta della punta dell'iceberg di un racconto maturo, ma ancora di nicchia per un pubblico così vasto ed esigente come quello di Amazon Prime Video. Il viaggio, comunque, prosegue con una propria identità fino al colpo di scena finale, che arriva all'ultimo inaspettato tornante dopo un epilogo apparentemente prevedibile e rassicurante. Resta a questo punto interessante capire come proseguirà il destino di Goliath, visto il trend in crescita del franchise e le potenziali nuove direzioni che la trama può prendere. Ci sarà un capitolo quattro? Ai posteri (e ad Amazon) l'ardua sentenza...

Goliath - Stagione 3 La terza stagione di Goliath rappresenta un prodotto maturo e coraggioso, tuttavia ancora troppo di nicchia per essere recepito dal vasto pubblico di Amazon Prime Video. Il racconto prende una direzione finalmente decisa, senza troppe sbavature. Un Billy Bob Thornton in stato di grazia prende di nuovo sulle spalle il destino del franchise, ma è supportato questa volta dalla magistrale interpretazione di Dannis Quaid e Amy Brenneman, gregari di lusso per una serie televisiva. Il finale a sorpresa getta le basi per una nuova stagione, potenzialmente ancora più preziosa per accrescere il valore della serie.

7.5