Gomorra 3: Recensione del quarto episodio della serie Sky

Il quarto episodio di Gomorra 3, soprattutto nella sua parte conclusiva, alza ulteriromente l'asticella della miglior serie italiana di sempre...

recensione Gomorra 3: Recensione del quarto episodio della serie Sky
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Ed eccoci di nuovo qui, dopo una settimana dal season premiere di Gomorra - La Serie 3 e una decina di giorni dall'anteprima cinematografica promossa dai cinema The Space, che ha portato sul grande schermo con qualche giorno di anticipo il primo e il terzo episodio della nuova stagione. Per questo motivo l'analisi legata alla prima delle due puntate andate in onda la sera del 24 novembre su Sky Atlantic la troverete nella recensione del season premiere. Qui, invece, ci soffermeremo sull'episodio successivo, il quarto: era possibile alzare ulteriormente l'asticella di una serie che, arrivata alla terza iterazione, ha ancora moltissimo da dire? La risposta è un sì grande quanto una casa.

Ritorni e ricorsi

Dopo la lunga ma sublime parentesi del nostro Ciro in Bulgaria, un'affascinante visione della camorra in formato europeo con un episodio dalle tinte quasi noir, torniamo a Secondigliano. Grandi ritorni e improbabili alleanze ci hanno tenuto compagnia nel corso della puntata: come è possibile vedere anche nelle anticipazioni della settimana scorsa, Gomorra 3 riaccoglie Annalisa "Scianel" Magliocca: e per fortuna. Il talento immenso di Cristina Donadio traspare sin dalle sue prime battute, dal suo sguardo e da ogni movenza compiuta dalla tremenda criminale, le cui vicende si intrecceranno fortemente a quelle di Patrizia. L'episodio, in effetti, si svolge su due binari differenti: uno, più breve, con le due donne decise a riprendersi il controllo di Secondigliano valutando una possibile alleanza con i Savastano, e un altro, ben più corposo e complesso, che ci porta a Roma dalle parti di Genny, Gegé e del tremendo suocero del protagonista interpretato dal sempre eccelso Salvatore Esposito, il signor Avitabile. Continuano le macchinazioni che vedono protagonista Gennaro: Stefano Sollima, Claudio Cupellini e soci continuano a raccontarci il lato più imprenditoriale ed economico delle mafie. Ma senza dimenticare che, quando qualcosa va storto, subentra nuovamente la violenza. Non si scherza col fuoco, non si gioca col potere: quando voli troppo vicino al sole, le tue ali finiscono con lo sciogliersi.

Il gioco del potere

È interessante vedere come i due episodi proposti nella seconda tornata dello show mostrino due lati completamente diversi della violenza che vuole raccontare Gomorra: nell'avventura solitaria di Ciro c'è depressione, rassegnazione, ma poi anche riscatto e redenzione. Quasi lo spiraglio di un barlume di speranza, una briciola di bontà e compassione che si traduce nella parentesi tra il personaggio interpretato da Marco D'Amore e la giovane albanese, lasciata in un autogrill con un po' di soldi, un cellulare e la speranza di un domani migliore. Ma poi torniamo dai camorristi, quelli veri, ed è qui che la serie riprende a raccontarci la cruda realtà, ci sveglia dal sogno vissuto tra i night club e le strade bulgare, Gomorra 3 ci mostra quello che forse è il lato peggiore delle mafie: la vendetta. Come bambini a cui hai rubato una caramella, se provi a rubare a un camorrista dei soldi, i suoi soldi, non può finire bene. Dai vicoli di Napoli, da uno sguardo sui nuovi componenti del "Sistema" e sulla camorra che verrà, ci si sposta altrove e si arriva alla parte conclusiva del quarto episodio: i minuti finali di questa puntata di Gomorra 3 sono letteralmente da capogiro. Qui lo show targato Sky Atlantic ci regala uno dei momenti più alti in assoluto, e lo fa liberandosi da quell'aura di forte "italianità", propria del racconto e dell'estetica della produzione, portandoci in una sequenza da violentissimo gangster movie americano - complice anche una sottile ma apprezzabilissima citazione di stampo ‘tarantiniano'.

Luci soffuse, continue e sfocatissime soggettive ci permettono non di guardare la scena, ma di viverla, di entrarci dentro e travolgerci con un uragano di emozioni. L'epilogo dell'episodio ci lascia quasi spiazzati, ci permette di capire piuttosto chiaramente in che direzione andrà il racconto di Gomorra 3: ma, intanto, i primi quattro episodi della serie ci regalano ogni volta 50 minuti di spettacolo, pregni di estetica e di significato. E con un messaggio forte, chiaro, pesante: se giochi con il potere, il potere poi gioca con te.

Gomorra - La serie Neanche quattro episodi che Gomorra 3 si trova già a un importante giro di boa: la quarta puntata dello show targato Sky Atlantic alza ulteriormente l'asticella con grandi ritorni, solite grandi interpretazioni e, soprattutto, un finale da capogiro. La macchina da presa di Sollima e soci vuole raccontarci anche la malavita organizzata al di fuori dei quartieri di Napoli, e lo fa fondendo anche la sua estetica sopraffina con alcune soluzioni visive degno dei più grandi gangster movie americani. Gli ultimi minuti dell'episodio 4 sono semplicemente scuola: lasciano intendere piuttosto chiaramente in che direzione andrà il racconto, certo, ma lo fa con la solita maestria estetica e narrativa.