Gomorra 3: recensione del season finale della serie Sky

Non ci sono vincitori né vinti nella conclusione della terza stagione di Gomorra La Serie: solo sangue e un abisso che attende i protagonisti...

recensione Gomorra 3: recensione del season finale della serie Sky
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Ci siamo. Ogni finale di stagione è accompagnato da giorni di attesa, speculazioni, previsioni, aspettative. È il mondo seriale che va così, e che ai suoi livelli più alti genera veri e propri fenomeni di culto, isteria di massa, asservimento totale all'opera, alle storie, ai personaggi soprattutto. Un rito che, ormai, mette sull'altare del sacrificio i nostri eroi e antieroi preferiti, in un gioco à la "dieci piccoli indiani" che permea ogni opera seriale che si rispetti, una giostra che gira e che a ogni finale di stagione ti porta a chiederti quale protagonista ti lascerà per sempre. E Gomorra non è da meno, al pari del Game of Thrones o The Walking Dead di turno: un orgoglio tutto italiano che, nel corso degli anni, si è elevato a prodotto di caratura internazionale, con una storia e un linguaggio tutti da raccontare e in grado di tuonare possentemente con voce propria nell'Olimpo della serialità. Gli episodi 11 e 12 sono andati in onda la sera del 22 dicembre su Sky Atlantic, non On Demand, ma esclusivamente in prima TV, perché la nuova tornata di episodi - gli ultimi due per questa incredibile, affascinante ed esplosiva terza stagione - erano un appuntamento esclusivo da non perdere assolutamente.

Vendetta

Gomorra 3, nel corso di queste settimane, ci ha raccontato due valori importantissimi - la lealtà e il tradimento - sotto diverse luci, scambiandoli tra di loro in una continua giostra di colpi di scena, risvolti, doppi giochi e morti violente. Un sali-scendi di alleanze e pugnalate alle spalle, di vecchi personaggi che ne hanno incontrati di nuovi, di passaggi di testimone: il tutto costantemente in equilibrio sul filo sottile di una lama, che si insinua profonda nella carne di Napoli e la trafigge, infettandola e ferendola sempre di più. È questa la camorra, che con i suoi giochi di potere mette in scena un teatro degli orrori le cui prime attrici sono uomini che giocano a fare dei e re, giudici e boia. È il messaggio sociale che traspare da questa terza stagione, che parla per bocca dei protagonisti e con i proiettili da essi esplosi: dopo tanto sangue versato, dopo la morte di tanti innocenti, la pace è fatta. I boss dei clan Confederati di Napoli Centro, per prevenire una guerra ancora più sanguinosa, sono decisi a fare la pace con Genny, disposto a tutto pur di riavere la sua famiglia strappatagli violentemente dal suocero. C'è un prezzo da pagare, però: la propria lealtà. I Confederati vogliono la testa di Enzo Sangue blu, ma anche quella di Ciro, vero deus ex machina dell'ascesa del personaggio interpretato da Arturo Muselli al trono criminale di Forcella. E il Savastano, che in questa stagione ha giocato perfettamente il ruolo di voltagabbana, accetta senza riserve: sua moglie, Azzurra, e suo figlio, Pietro, per la vita di un alleato e un fratello con cui aveva condiviso tutto. In un climax sempre più ascendente, la macchina da presa di Claudio Cupellini ci racconta ogni istante che separa Genny dalla sua famiglia, ma anche dal suo più grande e apparente tradimento, in una sequenza di immagini che si esplicano nel solito, superbo utilizzo della fotografia. L'episodio 11 mette in scena un'epica di stampo western, tra stalli infiniti e primissimi piani di grande impatto caratterizzati da sguardi intensi, i colori caldi della sabbia e del tramonto: una cornice degna del miglior Sergio Leone, che dimostra ancora una volta quanto Gomorra - La Serie abbia, sotto il profilo tecnico e registico, delle frecce potentissime al proprio arco.

‘E Savastano nun se toccano

Il penultimo episodio di Gomorra 3 sa tanto di lieto fine, perché in fondo giustizia è fatta. Gli sforzi (e gli inganni) congiunti di Genny, Ciro, Enzo e persino l'ambigua Patrizia hanno tolto di mezzo gran parte dei Confederati e persino Giuseppe Avitabile. Genny è ora il re di Secondigliano, Sangue blu ha Forcella, allo Stregone è rimasto il resto di Napoli. Ma restano in gioco delle pedine che, evidentemente, sono scomode al sistema e alla trama del racconto. Ed ecco che, con il dodicesimo e ultimo episodio, inizia un nuovo climax verso il rocambolesco finale, una serie di fortissimi pugni nello stomaco che tuttavia chiudono un cerchio iniziato anche più di una stagione fa. Un season finale che dà senso al personaggio di Patrizia, mai davvero traditrice verso l'unica famiglia che le ha dato qualcosa: i Savastano. E "'e Savastano nun se toccano": finalmente la donna, recitata egregiamente da Cristiana Dell'Anna può prendersi una vendetta a lungo meditata e attesa contro Scianel: ed ecco la prima vittima illustre di questa terza stagione, un personaggio che ci ha regalato alcuni dei momenti migliori sotto il profilo narrativo e recitativo, grazie al talento immenso di Cristina Donadio, alla quale è impossibile non volere un gran bene. Ma ora tocca fare di nuovo la pace, sedersi al tavolo e discutere di affari: nel senso di vittoria dei protagonisti serpeggia un malumore, figlio di questioni irrisolte e sospetti mai realmente sopiti. La narrazione dell'episodio 12, dopo i primi ed esplosivi minuti, procede con una lentezza esasperante, voluta, ponderata, verso un finale sofferto e da urlo. Il nuovo status quo della camorra impone che, mentre allo Stregone rimarrà la zona centrale di Napoli, Enzo e Genny si divideranno Forcella, con Secondigliano che resta sotto la presa del protagonista interpretato da Salvatore Esposito. Ma l'avidità, la voglia di potere, il senso di invincibilità non sono mai abbastanza: Genny vuole di più, vuole arrivare laddove suo padre non è mai arrivato, ed è lo stesso per Sangue blu. In mezzo ai due fuochi c'è Ciro, ancora e sempre più tormentato dai suoi fantasmi, certo di essere alla fine del suo percorso. Un percorso fatto, appunto, di lealtà e tradimenti, che ha visto l'Immortale passare per paradiso, inferno e purgatorio: ma c'è un ultimo cammino da percorrere, che passa finalmente per le tombe di Deborah e Maria Rita - che non ha mai avuto il coraggio di visitare - e che lo porterà a camminare al fianco di Genny verso i suoi ultimi istanti. Verso la redenzione.

L'Immortale è muort'

È lui la seconda morte illustre di Gomorra 3, è Ciro Di Marzio che la serie di Sky ci strappa violentemente in questo season finale. Invitati a festeggiare il nuovo status quo dei paranzini su uno yacht di lusso, i due protagonisti indiscussi dello show si ritrovano con le spalle al muro, con un Enzo più vendicativo che mai, ben conscio che dietro l'omicidio di sua sorella Carmela poteva esserci soltanto un manipolatore come Genny, che ha abilmente mosso le fila della guerra tra i ragazzi di Forcella e i Confederati per giocare il tutto a proprio favore e che - forte di un senso di invincibilità ed eccessiva sicurezza, forse troppa per il personaggio che Saviano e soci hanno costruito in questa stagione - si è fidato ciecamente dell'invito sibillino di Sangue blu.

Ed è qui che avviene la svolta, in cui assistiamo increduli all'Immortale che si prende la colpa per qualcosa che non ha fatto. Il grande prezzo da pagare per espiare tutte le vite che ha tolto o che ha rovinato, per dare un senso ai suoi continui tradimenti e cambi di fronte: una redenzione che passa per un gesto che, nel suo contesto, sa tanto di eroismo, cercando di salvare la vita al suo migliore amico, Genny. Gli ultimi minuti di Gomorra 3 sono un concentrato di tristezza, ma anche consapevolezza che l'Immortale è giunto alla fine del suo tortuoso e complicato percorso: minuti che, ancora una volta, danno prova della recitazione eccelsa dei due attori protagonisti, che si guardano intensamente negli occhi mentre l'uno - costretto da Enzo Sangue blu - preme il grilletto contro il petto dell'altro. E Gomorra 3 termina così, con un'immagine fortemente evocativa - oltre che metaforica - del cadavere di Ciro che sprofonda sempre di più nel mare di Napoli, verso l'abisso che l'Immortale ha sfiorato più volte, riuscendo ogni volta a risalire la china per un nuovo inizio. Stavolta non sarà così. Stavolta non si torna a galla. La serie targata Sky Atlantic saluta il suo protagonista più carismatico, nonché uno dei suoi interpreti più talentuosi: Marco D'Amore, sin dal primo episodio della serie, ha portato in scena magistralmente un personaggio fortemente poliedrico, intenso, pieno di sfaccettature e demoni interiori, senza dubbio il protagonista più mutevole dell'intero show. Sapere che Gomorra dovrà sopravvivere senza il suo Immortale, dopo tre anni di onorato servizio, provoca una sensazione strana; ma avere la consapevolezza che la qualità, l'estro e la maestria di chi guida e interpreta lo show potranno permettere a questa storia di andare avanti senza una pedina così importante non fa che confermare l'importanza che questa produzione riveste nel panorama dell'intrattenimento italiano - e non solo.

Gomorra è di tutti

Un'altra stagione è finita: Gomorra 3 ha confermato quanto di eccelso fatto vedere nelle due stagioni precedenti, portando avanti un racconto che ormai pare perfettamente bilanciato tra una storia criminale appassionante, un ottimo prodotto artistico d'intrattenimento e un crudo, tremendo e quanto mai veritiero ritratto del lato più marcio e oscuro della nostra società. Se c'è una cosa che hanno insegnato i nuovi episodi della serie, e in generale l'intero show, è che in questa realtà non esistono vincitori né vinti, mai: è una ruota che gira, puntando il mirino verso la prossima testa, vittima dei giochi di potere e delle ambizioni di chi crede di poter salire sulla vetta del mondo sfruttando l'illegalità, la morte e la paura. Ma la scrittura che si cela dietro la caratterizzazione di ogni personaggio insegna un'altra, importante lezione, che è poi il fondamento del cinema d'intrattenimento derivato dalle storie criminali e che trovano in Gomorra - La Serie soltanto l'ultimo interprete di una lunga serie di grandi prodotti artistici. Dietro il sangue, i proiettili e la droga si nascondono uomini e donne comuni, fatti di timori e debolezze, ansie e paure, affetti e ossessioni.

Sentimenti, fantasmi e dinamiche che evidenziano il lato più umano dei criminali, andando a determinare quegli antieroi che rendono affascinante una buona storia. Ma tutto ciò non è volto a mitizzare, o in qualche modo elevare, la figura del criminale, del mafioso o del camorrista, come molti sarebbero portati a pensare. Gomorra non è esaltazione del Male: è messa a nudo di certi valori negativi, è dimostrazione di quanto la conoscenza sia preziosa e inestimabile, di quanto nessuno - neanche il più apparentemente intoccabile e mitizzato degli antieroi che ne popolano le storie - sia davvero al sicuro e possa fuggire dalla spirale di morte e paura di cui le mafie sono portatrici. Perché, in fondo, la luce non può esistere se non c'è l'oscurità e il Bene non può vincere se non c'è anche un Male che vi si oppone: che sia da lezione in un prodotto di finzione o nella vita di tutti i giorni, tra le strade di Napoli, di Palermo e di tantissime altre città italiane dilaniate dalle mafie, che sia un monito nella vita quotidiana per tanti innocenti, per le tante famiglie in difficoltà o per i giovani in cerca di punti di riferimento. Perché Gomorra muoia, c'è bisogno innanzitutto che viva, nella mente e nella memoria di tutti noi.

Gomorra - La serie Termina un'altra stagione di Gomorra - La Serie: la produzione targata Sky Atlantic si è dimostrata più in forma che mai, tra una narrazione dai ritmi serrati (molto di più rispetto alla seconda stagione) e non pochi esercizi di stile che hanno elevato lo show anche sotto il profilo estetico. Mai come ora Gomorra si è scrollata definitivamente di dosso quell'aura di italianità che per certi versi ancora permeava il suo linguaggio, proponendo episodi dalle cornici fortemente evocative e che strizzano l'occhio a grandi produzioni di genere, come il noir o il western. Al di là di ogni virtuosismo, la vera forza di Gomorra 3 è da ricercare nell'ottimo mix tra finzione narrativa, valore artistico dell'opera e capacità di fornire dei violenti ma crudelmente veritieri spaccati di vita quotidiana camorrista. Ancora una volta la sensazione è che il racconto possa anche fermarsi qui, ma sappiamo bene che la penna di Roberto Saviano e soci, così come la macchina da presa di Sollima e Cupellini, hanno ancora tanto da raccontare.

8.5