Gomorra 4, la Recensione: la Camorra non cambia mai

Giunge a conclusione la quarta stagione di Gomorra: meno d'impatto rispetto alle precedenti, ma sconvolgente come dovrebbe essere.

recensione Gomorra 4, la Recensione: la Camorra non cambia mai
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La morte. Fredda, glaciale, implacabile. Sembra essere divenuta l'unica costante di rilievo in un prodotto d'intrattenimento: chi morirà nella prossima puntata? Molti hanno identificato questo mantra, tipico delle grandi produzioni televisive come Il Trono di Spade, in un altro eccezionale prodotto tutto italiano: Gomorra La Serie, l'opera seriale più preziosa e rivoluzionaria che il nostro Paese abbia mai prodotto. Perché in Gomorra la morte non è un becero divertissement, ma sembra essere l'unico sbocco possibile per chi, come gli anti-eroi creati da Roberto Saviano, persegue la strada del Male. La quarta stagione di Gomorra, per certi versi più sottotono rispetto alle uscite precedenti ma pur sempre rispettosa dei crismi che hanno reso grande la serie originale Sky, è giunta al termine con l'ennesimo finale sconvolgente. Un epilogo crudo, terribile e infame. Attenzione: l'articolo contiene spoiler!

Il gioco dei troni di Napoli

Tramite i nostri articoli precedenti, dalle prime impressioni su Gomorra 4 alla disamina su luci e ombre di questa stagione, avevamo già evidenziato come nello show prodotto da Cattleya si sentisse piuttosto forte la mancanza di figure carismatiche, al pari delle edizioni passate. I protagonisti assoluti si sono ormai ridotti a tre: Patrizia, Enzo Sanguebu e Genny Savastano. La prima si era ritrovata suo malgrado all'interno del sistema fino a ottenere il trono di Secondigliano da un Genny (Salvatore Esposito) che, ormai stanco di una vita criminale, decide di seguire il consiglio del suo defunto amico, Ciro (Marco D'Amore, qui alla regia degli episodi 5 e 6), mentre Sangueblu (Arturo Muselli) continua a comandare il quartiere di Forcella e il clan Capaccio.

È interessante notare come lo sviluppo del racconto in Gomorra 4 ripercorra in maniera piuttosto speculare quello della Stagione 2: un intreccio lento, in cui il fulcro della narrazione si concentra sullo sviluppo (ascesa e decadimento) di singoli personaggi, che perlopiù finiscono col diventare vittime sacrificali in nome dell'evoluzione dei pilastri assoluti di Gomorra La Serie. Perché la parabola di Valerio, il giovane rampollo di Posillipo che ha abbandonato studi e famiglia per abbracciare la fratellanza criminale di Sangueblue, si conclude tragicamente per fare da trampolino alla figura di Enzo, sempre più tradito e sempre più solo mentre i suoi scagnozzi di Forcella tramano alle sue spalle insieme agli uomini di Capaccio.

Gomorra 4 è la stagione degli intrighi e dei tradimenti, come dimostra l'incredibile percorso compiuto da Patrizia, personaggio sempre più profondo e (forse) il più evoluto di tutti. La nipote di Malammore ha compiuto un cammino stratosferico, merito degli sceneggiatori e dell'immenso talento interpretativo di Cristiana Dell'Anna: ritrovatasi come boss di Secondigliano, Patrizia ha poi dovuto fare i conti con la famiglia Levante, rappresentazione della camorra di campagna, clan tutto familiare e ancorato alle tradizioni, il cui secondogenito (Michelangelo) si innamora perdutamente dell'ex fiamma di Pietro Savastano.

I due danno vita a un rapporto intenso, profondo, che mette a nudo tutta l'umanità di Patrizia e il suo desiderio di appartenere finalmente a qualcuno. Ma "la verità è che per quelli come noi i sogni non esistono": è la fase lapidaria che Genny pronuncia nell'episodio 12, una consapevolezza fredda e crudele che vale per se stesso e per gli altri personaggi coinvolti nella spirale di malavita che ruota attorno all'hinterland campano. Se le prime puntate ci avevano mostrato il giovane Savastano, ormai padre di famiglia, nel tentativo di condurre una vita onesta, partendo dall'acquisizione di un terreno per costruire il secondo grande polo aeroportuale della Campania, col tempo ci si è reso conto dell'esatto opposto.

Al di là dei territori, delle faide e dello spaccio, l'unico vero boss è sempre lui, Genny, alpha e omega di tutto Gomorra. Ed è proprio al termine della Stagione 4, dopo aver assistito alla sua tremenda carneficina, che possiamo gridarlo con forza: dopo aver trucidato i Levante, configuratisi come la principale minaccia per lo status quo degli antieroi di Gomorra 4, Gennaro si macchia di uno degli omicidi più violenti e spiazzanti della serie. Dopo aver fatto credere a Patrizia, che a causa dei Levante è stata rinchiusa in carcere, di potersi rifare una vita, Savastano le punta una pistola alla testa. Ricordandole di averle detto di non fidarsi mai di nessuno, e quindi neanche di lui stesso, il rinato boss di Secondigliano preme il grilletto contro colei che, appena un anno prima, aveva contribuito a salvare la sua famiglia e a ripristinare lo status quo dei Savastano su Secondigliano, in seguito all'uccisione dei Confederati e al sacrificio di Ciro. Ci saluta un personaggio che, partito dai vicoli di Secondigliano fino ad arrivarne ai vertici della gerarchia criminale, aveva più volte dimostrato la sua lealtà: "Che c'è Genna', ti credevi che mi ero ‘avutata'?", aveva detto Patrizia dodici episodi fa. Un anno dopo, scoprendo la sua maschera, dicendo addio alla sua famiglia e assumendo la consapevolezza di essere intrappolato in un vortice di sangue, è proprio Gennaro Savastano ad aver tradito l'unica persona rimasta in vita che gli sia mai stata davvero fedele.

Mostri di ieri e oggi

Gomorra 4 ci lascia con un finale sconvolgente, a cui tuttavia siamo arrivati grazie a una scrittura lenta in cui (come abbiamo evidenziato più volte) la critica di Saviano alle moderne strutture marce della società si è fatta ancor più serrata. Checché se ne dica, nella Stagione 4 della serie Sky convergono molti dei temi e dei "valori" tipici della camorra contemporanea: dalla terra dai fuochi agli illeciti finanziari, fino ad arrivare alle più classiche faide tra clan criminali e ai continui giochi di potere volti a scavalcare il boss di turno.

Se nelle precedenti stagioni, tuttavia, al centro della narrazione erano presenti personaggi di grande spessore (da Salvatore Conte a Don Pietro, da Scianel allo stesso Ciro Di Marzio) qui l'ossatura dei protagonisti è ridotta al minimo, e lo è ancor di più al termine del dodicesimo episodio: è un messaggio chiaro, da parte degli autori, su come Gomorra sia, oltre che una straordinaria epopea criminale, un racconto familiare, in cui dall'inizio alla fine assistiamo alle sventure, alle vendette e alle macchinazioni dell'ormai immortale clan dei Savastano.

La scena finale dell'episodio 12 porta Genny laddove meriterebbe di essere: in uno scantinato freddo, oscuro, nascosto dalla luce del sole e da chi, inevitabilmente, si farà avanti per il trono di Scampia. È questo che è destinato ad essere: un re nell'ombra, perché nell'ombra non ha fatto altro che agire, mettendo da parte persino la famiglia che aveva così disperatamente cercato di riottenere, gettando al vento la promessa per cui Ciro Di Marzio ha dato la sua vita. Perché è questo che racconta Gomorra, da molti anni a questa parte: mostri, non uomini, che si dimenano con ferocia in un abisso sempre più oscuro, da cui è impossibile fuggire.

Gomorra 4 non ci ha soddisfatto come le edizioni precedenti, perlomeno non nella sua interezza: l'intreccio, lento ma doveroso ai fini dello sviluppo, ci ha proposto personaggi forse non abbastanza carismatici, eppure capaci di appassionarci grazie alla qualità della scrittura e della messinscena, due valori che restano altissimi. In termini di regia e fotografia Gomorra è, sempre e comunque, un'eccellenza italiana di livello internazionale, capace di accompagnarci nell'introspezione dei suoi protagonisti con movimenti di macchina e scorci visivi mai banali, a volte persino mozzafiato. E fatecelo dire, in tutta onestà: nell'altalena di morti e sacrifici, nella capacità di mettere da parte un numero sempre maggiore di personaggi, si cela un coraggio rivoluzionario ai fini del nostro intrattenimento. Forse anche più di Game of Thrones: perché la Camorra, molto più degli Estranei, è implacabile. E non redime. Mai.

Gomorra - La serie Cosa accadrà a Genny? Cosa farà Sangueblu? Chi è il Maestrale? Sono tutte domande che Gomorra 4 lascia aperte al termine di una stagione qualitativamente alta, ma non appassionante come le precedenti. Eppure è questa la forza del prodotto seriale più importante dell'industria italiana: tenerci aggrappati al destino dei suoi tragici e oscuri antieroi e attendere come l'ossigeno la Stagione 5, che sarà l'ultima e chiuderà l'epopea dei Savastano. Prima, però, ci aspetta un appuntamento importante: a Natale, nei nostri cinema, scopriremo i retroscena dietro L'Immortale...

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