Gomorra 5x07 e 5x08 recensione: a un passo dalla fine

Analizziamo insieme il settimo e l'ottavo episodio della quinta stagione di Gomorra, pilastri inamovibili per un finale tutto da vedere

Gomorra 5x07 e 5x08 recensione: a un passo dalla fine
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Gomorra - La serie giunge ormai alla penultima coppia di episodi prima del suo gran finale. Questa quinta stagione ha presentato situazioni sempre più complesse per poi esplodere in tutta la sua violenta verticalità - come osservato nella nostra recensione di Gomorra 5x05 e 5x06. Il ritorno di Ciro e le sue nuove alleanze stanno mettendo alle strette Gennaro, che ora si ritrova costretto ad agire in fretta per proteggere i suoi e per assicurarsi il predominio su Napoli. Ci troviamo sul ciglio del baratro, a pochi passi dall'ultimo salto che consegnerà lo show agli annali.

Proseguendo sul binario tracciato con il giro di boa della scorsa settimana, Cupellini e soci confezionano due puntate dal grandissimo carico emotivo e d'importanza cruciale per il finale. Dopo aver sorpreso con una brutalità molto simile agli sprazzi delle prime stagioni, Gomorra riprende il proprio percorso tornando a concentrarsi sugli intrecci fra i personaggi e sui loro legami. Il tema dell'amore trova un nuovo viatico nella fede, elemento fondamentale per rappresentare su schermo le vicende. Ecco le nostre considerazioni sugli episodi 7 e 8.

L'alba della guerra

Gennaro (Salvatore Esposito), ancora adirato per la situazione del carico, capisce che Ciro (Marco D'Amore) ha stretto una nuova alleanza con Donna Nunzia (Nunzia Schiano) e sta vendendo la sua droga nelle piazze. Mentre il boss cerca di ottenere altra droga, Azzurra (Ivana Lotito) sembra sempre più distante da suo marito. Allo stesso modo, Donna Luciana (Tania Garribba) non intende stare con le mani in mano.

Sfruttando il malcontento di Azzurra, Luciana chiede direttamente a lei di tradire Gennaro per ottenere tutti i nomi che le servono. Questa scelta si rivelerà però fatale, perché Azzurra avviserà il marito e O'Munaciell (Carmine Paternoster) riuscirà a stanare Enzo Sangueblu (Arturo Muselli).

Nell'ottavo episodio, Carmelo, l'uomo fidato di Donna Nunzia e di O'Galantomm, si costituisce alla polizia. Interrogato dal magistrato Ruggieri, l'uomo rivela che a uccidere il suo capo è stato Gennaro Savastano. Genny, intanto, si interroga sulle intenzioni di O'Maestrale. Nel frattempo, Gennaro comincia a muovere le piazze per vendere droga a un prezzo inferiore rispetto a quello di Ciro e soci, così da recuperare terreno.

Una nuova Crociata

Il penultimo appuntamento con l'ultima stagione di Gomorra presenta un dedalo di trame convergenti verso lo stesso punto, con due episodi colmi di scenari e dialoghi che diventano estremamente densi nella loro messa in scena. Sono forse gli episodi con più scambi fra i personaggi, ma anche le puntate in cui comincia a palesarsi il risultato di un caos montato in ogni suo aspetto e ormai pronto a esplodere.

In piena continuità con l'appuntamento della scorsa settimana, pare proprio che il tempo delle attese sia finito, con i protagonisti spinti all'azione dalla propria emotività e non dai freddi calcoli.

Che si tratti di vendetta, dolore o desiderio di protezione, Gomorra porta ormai all'estremo il meccanismo che l'ha resa celebre e che abbiamo analizzato nella nostra analisi dell'eredità di Gomorra, concentrando i propri sviluppi in un'ottica di costante umanizzazione. Claudio Cupellini, al timone di questi due episodi, si fa sempre più verticale nel suo racconto, creando uno scolo verso il quale tutti i personaggi possano confluire in qualche modo o forma. C'è spazio per poco, pochissimo riguardo ai volti di contorno, e ormai i comprimari ancora attivi vengono delegati all'azione vera e propria. Salvo sporadiche eccezioni, infatti, le puntate appaiono chiaramente come un costante botta e risposta tra Ciro e Gennaro. Analizzando questa stagione con una visione più ampia, ciò che prima era intuibile adesso si fa lampante: lo scontro tra le due anime della serie è più serrato che mai, e come su un ring di pugilato la serie si lancia in un intenso scambio di colpi.

Frustrati e spinti dal proprio dolore, i personaggi interpretati da Marco D'Amore e da Salvatore Esposito non sono mai stati più distanti: se quest'ultimo vede ogni cosa intorno a sé crollare, vacillando sulla propria rabbia e sulle proprie incertezze, il primo incarna perfettamente un diavolo destinato a tornare, redivivo, finché ogni peccato non sarà espiato. Nel farsi carico di temi e affronti sempre più pesanti, questa coppia di episodi riprende catarticamente il tema della fede.

La Fede e l'Oblio

Evolvendo quel dualismo contrapposto fra i due volti della serie, Gomorra accenna a più riprese derivazioni e analogie religiose mentre lascia giocare i suoi figli come meglio credono. Da una parte si crea così la cruda realtà criminale di chi intende proteggere e proteggersi, dall'altra una realtà inesorabile, esaltata dall'idolatria. Gennaro, come pronosticato da un Ciro sempre più superiore nell'ideologia, perde fiducia in chiunque pur avendo un intero esercito su cui contare; l'Immortale, invece, può contare sull'inestinguibile fede di ogni persona che gli sta vicino.

Questo aspetto fondamentale trova la sua massima esaltazione nei finali dei due episodi, inquadrando definitivamente Ciro come profeta di una nuova era per Napoli. In questo, le inquadrature di Cupellini esaltano la figura mistica dell'Immortale, presentato in maniera tale da incarnare un Dio giusto, l'unica figura in grado di racchiudere luce e oblio e di dispensarne in quantità a seconda del proprio giudizio.

All'amore e all'intensità di ogni sua parola emerge l'immagine parallela di un mietitore sul campo di battaglia, che si muove lento e inesorabile indossando il cappuccio nero della morte. Al di là dell'intreccio narrativo, l'aspetto più intrigante di questa coppia di episodi risiede proprio nella mistica ascesa di Ciro, contrapposta alla caduta di un Gennaro sempre più sconfitto.

Nell'esplorare le sfaccettature umane attraverso le dinamiche criminali, Gomorra sale sempre più in alto, scomodando temi sempre attuali ed esaltandosi dinanzi all'idea che una guerra senza quartiere possa tramutarsi in crociata purificatrice. La fede, che sia nell'altro o in qualcosa di superiore, diventa quindi il motore più potente del conflitto, tra fiamme di una speranza che divampa e sparuti fuochi di un'altra che si aggrappa disperatamente alle sue ultime braci.

Gomorra - La serie Il settimo e l’ottavo episodio di Gomorra - La serie alternano fondamentali intrecci preparatori a sequenze di puro caos, evidenziando ancora una volta la miriade di differenze tra i due schieramenti e ponendo un accento molto marcato su intriganti questioni di fede. La regia di Cupellini stuzzica la mente con simbolismi e riferimenti oculati, aprendo le porte a un finale che lascerà sicuramente il segno.