Grey's Anatomy: recensione della sedicesima stagione

"Grey's Anatomy" chiude prematuramente la sua sedicesima stagione. La serie di Shonda Rhimes non brilla come un tempo, ma ci prova, con risultati alterni.

recensione Grey's Anatomy: recensione della sedicesima stagione
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In un periodo di pandemia, in cui tutto si è fermato, anche le serie televisive hanno subito una battuta d'arresto. Inevitabilmente i piani degli autori si sono dovuti infrangere contro l'impossibilità di far girare agli attori scene che presupponessero il contatto fisico. Per la sedicesima stagione di Grey's Anatomy quest'emergenza ha rappresentato un'interruzione brusca, che ha fatto accantonare intere linee narrative ed ha affrettato la risoluzione di alcuni nodi della trama. Su Sky e Now Tv è appena andato in onda il ventunesimo episodio del medical drama di Shonda Rhimes, sacrificando ben quattro dei venticinque episodi totali, incluso il finale di stagione.

La stagione 17 di Grey's Anatomy andrà in produzione a luglio e l'intenzione potrebbe essere quella di recuperare le storyline troncate nella sedicesima. Non si esclude inoltre che i prossimi episodi di Grey's Anatomy possano trattare il Coronavirus. Impossibile naturalmente dare un giudizio completo su questa sedicesima tornata, che ne esce monca e solo in parte rispondente alle intenzioni. In ogni caso, data l'impostazione dello show, ormai alquanto desueta, è comunque possibile avanzare un'opinione in merito.

Meredith non farà più il medico?

La sedicesima stagione di Grey's Anatomy si apre con un grosso quesito: Meredith andrà in carcere, in quanto imputata per frode assicurativa? Questo, come se non bastasse, comporterebbe la perdita della sua licenza medica. Anche Alex Karev e Richard Webbern navigano in cattive acque, licenziati in seguito alla frode perpetrata da Meredith, sebbene quest'ultima fosse a fin di bene, volta ad aiutare chi non avrebbe potuto permettersi un intervento di vitale importanza.

Per il Dott. Karev inizia una nuova vita professionale nel peggior ospedale di Seattle: il Pac North. Alex raccoglie la sfida di migliorarlo e si fa aiutare proprio dal suo mentore, il Dott. Webber. Al Grey Sloan intanto la vita continua, tra pazienti e storie d'amore. Amelia Sheperd è incinta, ma non sa se il bambino sia di Owen o di Luke, cosa che fa andare su tutte le furie quest'ultimo, il quale chiede che venga effettuato il test del DNA. Teddy, ormai stabilmente con Owen per via delle sue paure, si riavvicina a Koracick. Dalla Svizzera Cristina fa un regalo a Meredith e porta al Grey Sloan il Dottor Hayes, che come la Grey è vedovo con figli, ma è soprattutto un ottimo medico.

Una stagione troppo lunga

Ormai sono pochissime le serie che si possono permettere o che hanno davvero bisogno di sforare la soglia dei venti episodi a stagione. Un tempo era la regola, oggi non più. Complice il binge watching o l'attenzione per la trama orizzontale, che ha preso il sopravvento su quella verticale, se una serie oggi arriva a sedici episodi è un'eccezione. Grey's Anatomy rappresenta quindi un retaggio d'altri tempi, nei quali si susseguivano gli episodi di settimana in settimana e lo spettatore poteva anche dimenticare quello che aveva visto la settimana precedente, perché le trame erano per lo più autoconclusive.

Per fortuna Shonda Rhimes è al corrente di questi cambiamenti e, sebbene la serie si basi comunque su uno schema datato, lo show ha visto intensificarsi la sua continuity interna. In sostanza, la sedicesima stagione di Grey's Anatomy è divisa in due grossi blocchi. Da una parte la storia di Meredith, del suo processo e del Pac North, dall'altra l'arrivo di Hayes, la malattia di Webber, e le infinite pene d'Amore che hanno sempre distinto la serie.

Una serie col pilota automatico

Inutile aggiungere che Grey's Anatomy sia ormai una serie che funziona con il pilota automatico inserito. Non c'è molta differenza tra le diverse stagioni e la struttura non è cambiata negli anni.Cii sono vari casi clinici da affrontare, ci sono le relazioni tra i personaggi, che vanno e vengono, e c'è una storyline che fa da sfondo a tutto il resto. Tutto condito da ottime interpretazioni ed una regia che ha fatto scuola, per quel che riguarda il genere medical drama. Nulla più.

I fan affezionati saranno sicuramente contenti e non si aspetteranno altro, se non qualche morte illustre o l'introduzione di personaggi che siano minimamente all'altezza di quelli delle prime stagioni. Dopotutto Grey's Anatomy, con la sua formula rodata, mette a proprio agio il pubblico, che sa cosa aspettarsi, sa quali emozioni proverà, sa quante lacrime spargerà e quando sorriderà.

Alex Karev

Un paragrafo a parte non poteva che essere dedicato ad Alex Karev, il quale, assieme a Meredith, era l'unico rimasto della prima truppa di specializzandi, le cui gesta sono state raccontate dalla serie. Dopo la morte Georgie e la partenza di Izzie e Cristina, restavano solo Meredith ed Alex, il quale sembrava aver trovato una propria dimensione, avendo anche sposato Jo, dopo infiniti ostacoli. Invece, complice la decisione improvvisa di Justin Chambers di rescindere il contratto a metà stagione, gli autori si sono trovati nell'impossibilità di dare un finale credibile e coerente alla storia di Alex.

Così facendo il personaggio è stato posto in una posizione invisa a molti, nonostante i fan non mancheranno di versare lacrime per lui. Senza voler riferire spoiler o rivelazioni che possano rovinare la sorpresa, basti dire che l'episodio dedicato all'epilogo della storia di Alex Karev, raccontato attraverso delle lettere che lui invia alle persone a lui più care, non gli fa fare bella figura. Una di queste missive, inviata a Jo, contiene addirittura i moduli per il divorzio, per via di una relazione con un'altra donna!

Se non fosse stato per la questione di Jo, il finale di Alex sarebbe stato quello che tutti i fan di Grey's Anatomy avrebbero voluto, ma non in questo modo. La chiusura dell'arco di Alex risulta quindi incoerente con tutto quanto mostrato in precedenza, tradisce il personaggio e, soprattutto, sporca la bellissima relazione e il sentimento che aveva costruito con Jo.

Gli autori avrebbero potuto riservare un miglior trattamento al personaggio, confezionare un epilogo coerente, nonostante il tempo esiguo a disposizione. Da questo punto di vista la scelta di narrare attraverso le lettere, dove la lettura si affianca alle immagini, risulta comunque godibile. Sicuramente sarebbe stato più efficace raccontare la vicenda di Alex per immagini e non attraverso una narrazione epistolare, ma l'episodio funziona comunque nella forma, seppur non nel contenuto.

Finale di stagione

Il finale affrettato della sedicesima stagione di Grey's Anatomy punta tutto sull'individuazione della malattia del Dottor Webber, il quale sta perdendo le sue capacità fisiche e mentali e non si riesce a capirne i motivi.

Di certo non ci troviamo dinanzi al miglior finale in assoluto, ma, da questo punto di vista, gli autori hanno sicuramente dovuto lottare per chiudere dignitosamente la stagione nei tempi prestabiliti, vista l'emergenza in corso. In ogni caso Grey's Anatomy ci aveva abituato a ben altro ed anche questo si ripercuote su uno show che procede a singhiozzi e che stenta a decollare dopo il successo iniziale.

Grey's Anatomy - Stagione 16 Grey’s Anatomy è come una vecchia auto lenta che, nonostante gli acciacchi, tutto sommato non tradisce la sua natura. La serie funziona come ha sempre funzionato, nelle dinamiche delle storie, nei loro sviluppi, nelle azioni e reazioni dei personaggi. La visione risulta ancora a tratti accattivante - Shonda Rhimes sa come fare televisione -, ma deve confrontarsi con una serie che un potenziale narrativo che accusa i segni del tempo e che continua a proporre e riproporre sempre le medesime dinamiche. Una menzione d'onore va all’introduzione del Dottor Hayes, che finalmente porta di nuovo nel cast un uomo deciso e sicuro di sé, un personaggio che sicuramente potrà entrare nei cuori del pubblico. Non aiuta sicuramente la fine prematura della stagione, a causa dell'emergenza Coronavirus, e si sente la mancanza di un finale all'altezza, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Alex Karev. Ci mancano i finali potenti, come quello della sesta stagione, ad esempio, in grado di risollevare le sorti di una stagione che a tratti diverte, specie la trama di Meredith e del Pac North, ma che ricorda ancora una volta che le serie hanno una data di scadenza, oltre la quale si cade nel mero manierismo.

5.8