Halo Recensione: una origin story che guarda al futuro, non senza problemi

Halo ci ha accompagnato per nove settimane facendoci capire che la prima stagione non è altro che una grande introduzione a tutto il resto.

Halo Recensione: una origin story che guarda al futuro, non senza problemi
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Un budget altissimo, aspettative altrettanto forti e un team produttivo che prometteva scintille. La serie televisiva di Halo è arrivata alla conclusione sposando l'atipica scelta di Sky di mandare in onda il giovedì sera la versione sottotitolata e il lunedì sera quella doppiata. Si è in alcuni punti trascinata fino alla fine, mentre in tanti altri - per fortuna - ha saputo tenerci incollati allo schermo per scoprire cosa sarebbe accaduto a Master Chief. Con l'espediente della Silver Timeline, (recupera qui il nostro speciale sulle differenze tra i videogiochi e la serie tv di Halo) così da non dover andare a gestire integralismi narrativi figli della saga videoludica, la produzione Paramount ha saputo portare in scena la propria versione di Halo, col desiderio di raccontare l'uomo dietro la maschera e umanizzare una figura che per tutti questi anni è stata imperscrutabile da tutti quanti noi.

Alla ricerca di Halo

Master Chief è uno Spartan, un umano che è stato modificato e potenziato per essere l'arma più forte della UNSC, la forza militare degli umani. Il suo passato, però, è avvolto da tanti misteri, che lui stesso non ha mai preso in considerazione. Grazie al ritrovamento di un artefatto, una Keystone, e al contatto con quest'ultimo, riuscirà a capire di esser stato strappato dalla sua famiglia quand'era piccolo per entrare a far parte del programma Spartan, capitanato dalla dottoressa Catherine Halsey.

Desiderosa di scoprire quante meraviglie nasconde l'universo, la scienziata della UNSC si lascia sedurre dal potere della Keystone e fa in modo che John-117, l'uomo dietro l'armatura di Master Chief, possa in qualche modo recuperarla e portarla alla base. Nel frattempo, però, la rincorsa all'artefatto vede come partecipanti anche i Covenant, una razza aliena che si è affidata a Makee, un'orfana allevata come consigliera, per il ritrovamento di un'altra Keystone. La trama di Halo gira fortemente intorno all'intenzione di raccontarci l'umanità di personaggi che avevamo imparato a conoscere solo come macchine da guerra nei videogame. John è un uomo dietro il suo casco, ha dell'altro al di sotto dell'armatura e vuole trasmettercelo (recuperate qui il nostro speciale sul nuovo canon di Halo). Riesce a farlo nel momento in cui decide di togliersi il casco, per mostrarci il volto, ma anche nel non eseguire ordini di uccisioni arrivate dall'alto. Come lui anche altri membri del Silver Team finiranno per riscoprire le emozioni umane, il loro passato, il desiderio di conoscere quanto più possibile su ciò che si nasconde dietro la loro natura.

Sullo sfondo restano tantissimi quesiti, tra cui il perché dell'interazione tra John e la Keystone generi un tuffo nel passato, ma soprattutto perché a lui è spettata l'unicità di questa reazione. Come Master Chief anche Makee, la già citata consigliera dei Covenant, nasconde il potere di poter attivare l'artefatto, dimostrandoci di essere in qualche modo collegata allo Spartan, ma non sappiamo come.

La trama della prima stagione di Halo prosegue in maniera lineare, pur peccando in diversi punti di una scrittura troppo leggiadra e poco approfondita. Tra queste la parentesi dedicata a Madrigal, il pianeta sul quale parte la nostra avventura, e a Kwan Ha, il personaggio originale creato appositamente per la serie: la ragazzina dopo aver avuto un buon numero di pose a schermo si ritrova a essere protagonista di un intero episodio a lei dedicato, salvo poi sparire completamente per la parte finale dello . Raramente capita di vedere qualcosa seminato e poi non raccolto, ma in questo caso è successo. Lo stesso personaggio di Makee, inizialmente presentato con una vena di cattiveria e di desiderio vendicativo nei confronti degli umani, finisce per essere molto più fragile del previsto e in grado di farsi sedurre dalle parole di Master Chief. Sono davvero pochi, dinanzi a questa scrematura, coloro che riescono a mantenersi convincenti per l'intera prima stagione: Halsey su tutti, affiancata dalla crescita di Kai, un membro del Silver Team, e dello stesso John.

Un'enorme introduzione al futuro

L'intera costruzione di questa prima stagione ha il sapore di una introduzione a ciò che dovrà avvenire nella prossima, tra l'altro già annunciata. Sono fin troppi gli elementi che vengono accennati e non riescono a essere sviscerati, a partire dal rapporto che intercorre tra John e Makee, finendo anche a tutta la costruzione dell'innesto di Cortana all'interno di Master Chief. L'intelligenza artificiale, ben nota a tutti i videogiocatori della saga, compie la propria crescita e il proprio attaccamento a John in maniera graduale, arrivando a compimento di un'operazione che dovrebbe anche permettere alla community gaming di sotterrare l'ascia di guerra per un po'. Anche in questo caso, però, il tutto sembra essere solo anticipato, come un enorme cliffangher che poi dovrà produrre qualcos'altro non sappiamo tra quanto.

Quella sensazione di incompiuto, di accenno, di scintilla narrativa che non deflagra mai in una storia fatta e finita pervade le nove puntate, che andando avanti perdono dei pezzi, si dimenticano di alcuni personaggi e di altrettanti ambienti mostratici. Come se il team produttivo fosse stato costretto a eliminare qualcosa o a condensare molto di più l'intero racconto, figlio sicuramente delle difficoltà intercorse a causa del Covid-19. Ciò che rimane più carente nello show è sicuramente l'azione: quello che era - e continua a essere - uno sparatutto in prima persona, vede nella sua controparte televisiva l'azione relegata a cinque precisi momenti in nove puntate, seminati qui e lì in maniera nemmeno costante. Tutta la potenza di Master Chief viene messa in secondo piano, per esaltare quella scelta umanizzante del personaggio stesso, con buona pace di chi sperava di poter assistere a un altro genere.

Dal punto di vista tecnico è indubbio che il lavoro svolto per ricreare alcune delle scenografie è degno di nota, ma è altrettanto giusto sottolineare la disparità tra alcuni ambienti e altri. Se Madrigal si presenta come un pianeta fatto e finito, per quanto il deserto abbia risucchiato tutto il possibile, e allo stesso tempo la base della UNSC è rigogliosa e ci permette di avere una panoramica di come vivono gli umani nel futuro, risulta posticcio il pianeta sul quale Master Chief raggiunge la Keystone nel finale. Quest'ultimo è solo uno degli esempi più lampanti e riconoscibili, ma capiterà spesso di ritrovarsi dinanzi anche a distese di vuoto sulle quali far muovere i protagonisti della serie. Un vero peccato per uno show costato 200 milioni di dollari.

Halo: The Television Series - Stagione 1 La prima stagione di Halo non è esente da problematiche, sia dal punto di vista della scrittura che nella resa della CGI, come abbiamo già spiegato. Nonostante questo, lo show messo in campo, per quanto abbia tutti gli stereotipi classici dei drama americani, riesce a tessere le basi per una seconda season e a lasciarci con tante domande e tanti quesiti che potranno essere risolti soltanto andando avanti nella storia. La riscrittura del personaggio di Master Chief è divisiva, ma noi siamo della scuola che la scelta va premiata, perché raccontarci l'uomo dietro il casco era un punto di svolta chiave per mettere in scena anche una sua origin story fino ad oggi rimasta sopita.

6.3