Happy!, la recensione della prima stagione: unicorni blu, sangue e psicopatici

SyFy porta sul piccolo schermo l'irriverente e geniale fumetto di Grant Morrison in un crime-fantasy divertente e irrefrenabile.

recensione Happy!, la recensione della prima stagione: unicorni blu, sangue e psicopatici
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Giocare con l'immaginazione. Modellare la fantasia ricollegandola a una parte bambina ormai sparita, esplosa come una bolla col passare della vita, con l'arrivo di una maturità carica di problematiche, di nuove aspettative, di diverse esigenze. Questo fa nella sostanza e nella sua invidiabile semplicità la ben riuscita Happy! di SyFy, nuova serie televisiva tratta dall'omonimo fumetto di Grant Morrison, artista di caratura visionaria appartenente alla feconda new wave fumettistica di autori britannici degli anni '80-'90. Oltre ad aver concepito il fumetto di partenza, Morrison è anche co-creatore della serie insieme a Brian Taylor, regista di chicche cult del genere action come Crank e l'ultimo Mom and Dad con Nicolas Cage. Date la basi, insomma, era chiaro dovessimo aspettarci un prodotto politicamente scorretto e dall'anima pulp, ma Happy! è riuscito ad andare ben oltre la soglia di una sperata accettabilità (visto il canale di appartenenza), risultando invece un titolo spesso sofisticato anche nella regia, molto ispirata, e divertente grazie al suo rozzo protagonista, Nick Sax, interpretato da un Christopher Meloni in stato di grazia confusionale.


"The Happy horse so full of fun, of course!"

Happy! è in realtà un titolo che nasconde più significati, anche se il primo, quello più importante, è semplicemente il nome del co-protagonista. Dietro quello che potrebbe apparire come un semplice pseudonimo si nasconde in realtà un amico immaginario, un piccolo unicorno blu e rosa partorito dalla fantasia della dolce Hailey Hansen.

A doppiare l'esserino c'è il grande Patton Oswalt, che grazie alla sua voce suadente e all'accento americano marcatissimo dona ancor più colorito e profondità a un personaggio creato completamente in CGI, dallo stile buffo e cartoonesco. Questo è già di per sé un primo segno di contrasto con il background dove Morrison e Taylor vanno a lavorare con la narrazione: New York, la Grande Mela, "chiamata così solo nei film", spiega il buon Sax. Dietro alle atmosfere natalizie festose e cariche di una gioia malinconica, infatti, si nasconde una città marcia dove pullulnoa malessere e malaffare, specie nei bassifondi, quelli frequentati da Nick, che dopo essersi lasciato alle spalle la carriera in polizia ha cominciato a lavorare come sicario per il boss mafioso Francisco Scaramucci, dal volto di Ritchie Coster, che mescola l'italianità alla Robert De Niro con un look alla Walter White di Breaking Bad. Il primo incontro con Sax avviene infatti nel lurido bagno di un trasandato bar di periferia dove lo sboccato protagonista tenta di smaltire una sonora sbornia, con tanto di allucinazioni ad accompagnare il già triste quadro di partenza. Ha una missione affidatagli da Scaramucci, ma un volta portata a termine tutto prenderà una piega particolare quando, nel bel mezzo di un infarto, comincerà a vedere Happy, "il divertentissimo cavallino, ovviamente!". Certo, è l'amico immaginario di Hailey, ma purtroppo la piccola è stata rapita nientemeno che da un uomo vestito da Babbo Natale. Trovandosi nei pasticci, allora, la bambina ha inviato Happy a cercare aiuto: l'amichetto tenterà quindi di trovare in Nick, che sì, riesce a vederlo. Grant Morrison ha infatti creato un mondo fantasy urbano fatto di amici immaginari che aiutano chi ne ha bisogno, che possono essere visti solo da bambini solitari o da chi sguazza nell'infelicità della propria misera esistenza. Il lavoro di Happy e colleghi è quello di risollevare il morale dei propri "pazienti", quasi fosse una sorta di terapia, per poi scomparire e passare al prossimo caso (cosa che però non li lascia indifferenti, tanto che gli animaletti si ritrovano addirittura in terapia di gruppo in una delle scene più riuscite della serie).

E qui entra in gioco un altro significato del titolo, questa volta ossimorico, perché in Happy! non c'è assolutamente nulla di felice, dato che tutto è affogato in un cinismo concettualmente aggressivo e pungente. Happy! si lascia andare anche a un certo citazionismo, dal taglio dell'orecchio ne Le Iene di Tarantino ai giocattoli parlanti di Toy Story.
Happy! in conclusione è un prodotto pensato per chi ha voglia di credere in qualcosa, che si tratti di una bella serie prodotta da SyFy o che riguardi la ricerca della felicità in un mondo allo sbando. Morale e compromessi non trovano spazio, se non quello tra i denti di un destino beffardo e divertito che sogghigna continuamente in faccia ai protagonisti, lasciandogli intravedere pezzetti ormai marci di speranza per poi mostragli il dito medio, lo stesso che Nick e Happy! spezzeranno per andare oltre il fato e salvare Hailey.

Happy!-Stagione 1 Happy! è una serie irriverente, sboccatissima, visionaria e moderna. La creatura di Grant Morrison e Brian Taylor racconta con cinismo e ironia il contrasto tra la purezza di un immaginario fantasioso e il marciume del mondo reale, il tutto in un urban fantasy dalla regia ispirata, fatto di altissimi momenti citazionistici e una storia crime pulp, divertente e violenta. Ci sono le idee, c'è la qualità nelle interpretazioni e c'è la voglia di intrattenere in modo efficace e originale. Forse Happy! non sarà adatta a tutti i palati, ma è sicuramente adatta agli appassionati di fumetti che aspettavano nuova energia in un panorama televisivo ormai dominato nel genere da Netflix e CW.

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