Hawkeye 1x03 Recensione: quando la semplicità è un punto di forza

Dopo il mezzo scivolone della seconda puntata, Hawkeye ritorna con un episodio solido e convincente, dove la semplicità regna e conquista.

Hawkeye 1x03 Recensione: quando la semplicità è un punto di forza
Articolo a cura di

E in un batter d'occhio ci troviamo già allo snodo di metà stagione per Hawkeye. Una serie che non ha suscitato forte clamore e interesse nei fan del MCU - è stato un debutto deludente per Hawkeye- e che, rispetto alle altre produzioni seriali Marvel, è stata sempre poco discussa anche nei mesi precedenti la sua uscita, sebbene non mancassero spunti intriganti e rumors capaci di far spiccare voli pindarici all'immaginazione. Dopo però il mezzo passo falso di una seconda puntata - ne abbiamo parlato nella nostra anteprima di Hawkeye - fin troppo scanzonata e un po' fine a se stessa, lo show Marvel si è ripresentato su Disney+ con un episodio solido e soprattutto molto coerente.

Chi si aspettava magari delle atmosfere leggermente più dark rimarrà certamente deluso, ma almeno tutto è in linea perfetta con il modo in cui Clint Barton è stato trattato nel Cinematic Universe, breve parentesi di Ronin a parte. E un simile dettaglio, insieme alla piacevole direzione fumettosa dell'insieme, non può che dare vita ad un prodotto convincente. Siamo lontani dal trovarci al cospetto di un capolavoro, questo è ormai chiaro; più che altro è una serie ben confezionata e che riesce ad intrattenere senza remore.

Echi nella semioscurità

Avevamo lasciato il nostro insospettabile duo di arcieri in balia della Tracksuit Mafia e li ritroviamo appunto legati in procinto di essere interrogati, non prima di battibeccare su quanto per Kate (Hailee Steinfeld) sia importante la comunicazione mentre Clint (Jeremy Renner, sempre più a suo agio nel ruolo di un Occhio di Falco scocciato e disilluso) le rimprovera di avere rovinato il suo piano. Presto, tuttavia, entra in scena la vera protagonista morale della puntata, anticipata dal titolo stesso, ovvero Maya/Echo (una convincente Alaqua Cox) che fa la sua prima vera apparizione nel MCU prima di avere un'intera serie dedicata.

E partiamo proprio da Echo, un esordio riuscito a metà: se da una parte la presenza scenica è di ottima fattura, il suo essere sorda è trattato con una commovente naturalezza e le scene d'azione che la vedono in gioco sono realizzate squisitamente, d'altro canto ci troviamo ancora ad uno stato precoce della sua caratterizzazione, più interessata a contestualizzarla all'interno del tessuto narrativo di Hawkeye che a sviluppare un personaggio.

Parlare di occasione mancata ci sembra un'esagerazione melodrammatica, poiché in fondo fa la sua figura e un'ottima prima impressione, ma siamo molto curiosi di cosa ci riserverà nelle prossime puntate. Tra l'altro, durante il flashback che la introduce - già il secondo grande flashback per chiamare in causa un personaggio dopo Kate, qui Hawkeye pecca un po' in creatività - si intravede solo la mano di un certo suo zio e nei fumetti Echo è in un certo senso figlia adottiva di Kingpin. Lungi da noi lanciare speculazioni...

Intrattenimento genuino

Tornando alla puntata, è divisa nettamente in due tronconi, entrambi sviluppati con competenza: la fuga dalla Tracksuit Mafia e un momento di quiete per raggrupparsi e decidere il prossimo passo. Le sequenze più action sono di gran lunga le migliori fino ad ora ammirate nella serie Marvel, poco importa che si tratti di combattimenti ravvicinati o dell'immenso inseguimento in macchina intravisto già dai trailer.

E, di nuovo, ritorna quella simpatica direzione fumettosa, in particolare quando Clint affronta gli scagnozzi da solo senza arco e predomina l'arte dell'arrangiarsi con ciò che si ha a disposizione. Anche i momenti di calma riescono a convincere e la dinamica tra Occhio di Falco e Kate si dimostra elemento centrale assolutamente vincente della produzione.

Tra Clint e la giovane Bishop, così come tra Renner e la Steinfeld, vi è una deliziosa chimica che nel terzo episodio culmina nella scena della telefonata, sinceramente emozionante nella sua genuinità e semplicità. Alla fine potrebbe essere proprio questa la parola chiave di Hawkeye, una serie semplice dallo sviluppo molto trasparente e diretto - che evita le eccessive diramazioni di un Falcon and The Winter Soldier -, che non vuole rivoluzionare un genere o settare nuovi standard. L'obiettivo è intrattenere con pochi elementi sfruttati bene e, esclusi scivoloni medievaleggianti, ci sta riuscendo.

Hawkeye Dopo il mezzo passo della seconda puntata, fin troppo scanzonata e fine a sé stessa, Hawkeye torna su Disney+ con ciò che serviva: un episodio molto solido e convincente. A dominare le scene è innanzitutto l'esordio di Maya/Echo, che si può tranquillamente definire riuscito per l'ottima presenza scenica, la naturalezza con cui viene trattato il suo essere sorda e le deliziose sequenze action che la coinvolgono. Manca più che altro un po' di caratterizzazione, ma siamo ancora a metà stagione e Echo avrà oltretutto un'intera serie a lei dedicata; ci sarà sicuramente il tempo. Oltre alle migliori scene d'azione che Occhio di Falco ha offerto finora, continua a convincere meravigliosamente la dinamica con Kate, che raggiungono un primo e dolce culmine emotivo. Hawkeye sembra voler essere proprio questo: una serie semplice, lontana dall'essere un capolavoro e più concentrata nel trattare poche cose - pochi personaggi, una trama trasparente e diretta - nel miglior modo possibile. E per ora, a parte qualche scivolone, riesce ad intrattenere senza problemi.