High Maintenance: recensione della seconda stagione

A quasi due mesi dalla premiere e con dieci episodi sul groppone, si è conclusa la seconda stagione di High Maintenance, raffinata comedy griffata HBO.

recensione High Maintenance: recensione della seconda stagione
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È sempre bello quando un grande network americano concede fiducia anche a progetti che, fino a qualche anno fa, sarebbero rimasti relegati unicamente nei cassetti degli sceneggiatori più estroversi. Ne abbiamo parlato proprio su queste pagine giusto qualche settimana fa, in occasione della premiere della seconda stagione di High Maintanence, una comedy anomala nello scenario seriale odierno. Una serie che, pur essendo incentrata sulle avventure di uno spacciatore di marijuana porta a porta, si focalizza poco o nulla su questo eccentrico aspetto narrativo, concentrandosi invece su tutto quello che vi ruota attorno: vite normali di persone che si arrabattano quotidianamente, ma sempre col sorriso sulle labbra, e magari concedendosi di tanto in tanto un break psicotropo che, in certe latitudini degli Stati Uniti, è evidentemente visto in modo decisamente meno restrittivo rispetto a quanto accade dalle nostre parti.
In High Maintanence non c'è però alcun elogio della marijuana: c'è semmai un focus, sempre leggero, sulla filosofia di vita all'insegna del "chilling out". Insomma, i presupposti di High Maintenance, il cui formato originale era quello della web series, non sono affatto canonici. E questa seconda stagione è un netto passo in avanti rispetto alla già ottima season di debutto su HBO.

"That's okay bro, hakuna matata"

Quello che High Maintenance sembrerebbe aver trovato in questa sua seconda annata è quella maturità che nella passata stagione sembrava mancare, perdendosi a volte in metafore troppo didascaliche o esageratamente enigmatiche. Emblematico è il quarto episodio, in cui il tema dell'omosessualità si mischia a quello della solitudine e dell'accettazione di se stessi, in un trionfo di colori, musiche e tempi di regia che diventano serrati quando meno ce lo si aspetta, e non risultando per questo avulsi dal mood generale di High Maintenance. Eppure, a dispetto di ciò, l'accoppiata Sinclair & Blichfeld non ci porta su un ottovolante emozionale, in quei climax ipertrofici tipici soprattutto nelle serie TV di Netflix e Amazon, in cui la fruizione non avviene settimana per settimana ma a discrezione dell'utente, e dunque anche tutta d'un fiato. Nonostante ogni episodio duri circa venticinque minuti, High Maintenance è una serie TV che va centellinata per essere interiorizzata a dovere, e per metabolizzare almeno buona parte di tutte le sfumature che essa comprende. Questo perché, pur mantenendo i piedi sempre ben piantati per terra, il lavoro di Ben Sinclair e Katja Blichfeld cerca di parlare, banalmente, delle persone. E non sempre High Maintenance ci riesce, nonostante i notevoli miglioramenti su tutta la linea rispetto alla stagione precedente; ma ci prova e riesce anche a commuovere con metafore mai troppo didascaliche che riguardano il nostro stesso quotidiano.

Un protagonista più presente e caratterizzato

Altro cambiamento rispetto alla scorsa annata è il ruolo di The Guy, lo spacciatore protagonista della serie, interpretato dallo stesso Ben Sinclair. Un personaggio da sempre molto apprezzato dagli spettatori, anche a dispetto del suo essere sempre confinato ai margini negli eventi narrati all'interno delle puntate, in cui era relegato al ruolo di collante narrativo. Anche da questo si percepisce la maturità di una serie TV: Sinclar e Blichfeld hanno ascoltato i suggerimenti dei propri fan, restituendo al proprio protagonista sempre maggiore spessore lungo il corso di questi dieci episodi, sino a renderlo protagonista di diverse linee narrative che vanno a intensificarsi e intersecarsi sul finire di stagione. Anche in questo caso il risultato non sempre è riuscitissimo, ma centra l'obiettivo principale degli sceneggiatori, ovvero dare spessore a un personaggio che, finalmente, riesce a ergersi come vero emblema della stessa serie TV di cui è protagonista: un barbuto quasi sempre di buon umore, che cerca di sopravvivere, col sorriso sulle labbra, in quella giungla di storie e lacrime qual è New York, cuore dell'Occidente. A tutto ciò, poi, High Maintenance aggiunge una serie di chicche disseminate qua e là lungo il corso degli episodi, come le citazioni metatestuali a The Wire, o ancora la presenza di romanzi acclamati come Lincoln in the Bardo, senza contare poi la colonna sonora, sempre in linea con la narrazione e in grado di sorprendere anche gli appassionati di musica indipendente.

High Maintenance - Stagione 2 Nonostante qualche piccolo passo falso disseminato lungo una stagione comunque più lunga rispetto a quella d’esordio, High Maintenance riesce a combinare alla perfezione elementi più pop e recepibili dal grande pubblico a altri più di nicchia, pur mantenendo inalterata la propria anima scanzonata. E in tutto ciò, riesce ad alzare, e non di poco, l’asticella qualitativa rispetto al già ottimo esordio del 2016.

8

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