Homecoming: recensione della serie Amazon con Julia Roberts

Affascinante e frammentato, Homecoming è un esperimento riuscito e coraggioso da parte di Amazon, seppur con qualche ombra

recensione Homecoming: recensione della serie Amazon con Julia Roberts
Articolo a cura di

Creare una serie tv da un podcast è un'idea un po' folle, perché sembrano medium troppo distanti per incontrarsi in un felice compromesso: uno piuttosto ristretto e lento per natura, l'altro ampio, vario e bisognoso di un ritmo costante ma non necessariamente sbrigativo. Eppure se Eli Horowitz e Micah Bloomberg hanno creduto così tanto in un progetto del genere, evidentemente sapevano bene cosa stavano facendo. Amazon Prime Videoha avuto il coraggio di accettare il rischio, puntando anche su nomi importanti come Julia Roberts e Sam Esmail, rispettivamente protagonista (e produttrice esecutiva) e regista unico di Homecoming. E la scommessa si può assolutamente considerare vinta, perché la nuova serie thriller (disponibile su Prime Video dal 2 novembre) è una delle sorprese più gradite di questo 2018. Diretta in maniera eccezionale, Homecoming è, al netto di alcuni difetti, una serie magnetica e affascinante come poche, un thriller psicologico capace nel giro di una scena di passare da una delicatezza squisita a una freddezza implacabile. Ecco la nostra recensione.

L'importanza del regista unico

Heidi (un'immensa Julia Roberts) è un'impiegata all'Homecoming, un'isolata struttura gestita da una misteriosa corporazione, il cui scopo è quello di agevolare il ritorno alla vita civile per i veterani di guerra. Quattro anni dopo, Heidi fa la cameriera e viene rintracciata da Thomas (Shea Whigham) del Dipartimento della Difesa, nell'ambito di un'indagine proprio sulle attività e sul suo lavoro all'Homecoming, in particolar modo sulle sessioni con un certo Walter Cruz (Stephan James). L'aspetto che immediatamente impressiona è la suddivisione su due linee temporali, una bipartizione non solo narrativa, ma anche tematica e stilistica: la serie, infatti, è un agrodolce thriller psicologico nelle sequenze ambientate nel passato e un cupo dramma incentrato sulla corruzione e sul complotto (temi non casualmente vicini a Mr. Robot, di cui Esmail è il deus ex machina) nel presente. Inoltre, sono state girate in stili radicalmente diversi, che aiutano a far comprendere in un mix di citazioni e originalità senza limiti l'avvenuto passaggio temporale tra le due linee. Da Hitchcock a Lynch passando per Scorsese e Bergman, Esmail ha dato libero sfogo alla sua fantasia, confezionando per ogni puntata un piccolo gioiellino di regia e dando dall'inizio alla fine un'uniformità e una visione d'insieme che purtroppo ancora di rado si vedono nel mondo seriale.

Un paradiso fin troppo piacevole

È però il ritratto della quotidianità all'interno dell'Homecoming a prendersi le luci della ribalta: le sedute di Heidi con Walter, i pasti comuni in caffetteria, gli esercizi per riadattarsi a normali situazioni sociali come un colloquio di lavoro, lo stesso senso di cameratismo che i soldati non riescono a lasciarsi dietro sono i momenti in cui la sceneggiatura brilla di più, inscenando dialoghi di una delicatezza e di una genuinità davvero non comuni. Scene a dir poco meravigliose, non importa per quanto estemporanee, dallo scatto di ira di Shrier (Jeremy Allen White) alla voglia di andare avanti di Engel (Marcus Henderson) durante l'attesa che un pellicano abbocchi alla sua trappola.

Sono minuscoli squarci superficiali di un problema ben più complesso e stratificato come il disturbo da stress post-traumatico, ma riescono sinceramente a sorprendere ed emozionare grazie a una dolcezza disillusa, mai sdolcinata o carica di facili cliché. È impressionante come Homecoming riesca in un attimo a cambiare tono e atmosfera nell'istante in cui Heidi risponde alle numerose chiamate di Colin (Bobby Cannavale), supervisore del progetto per l'ambiguo gruppo Geist, anzi si può dire che le sezioni nel passato vivano di questo affascinante contrasto. Tutto diventa più gelido, distante, impersonale, sono le conversazioni in cui inizia ad emergere il male della corporazione dietro un intento nobile, visto il disinteresse di Colin verso qualunque cosa riguardi il benessere dei soldati.

Sul momento più bello...

Ma le conversazioni telefoniche rappresentano anche l'unico indizio collegato al presente nelle mani dello spettatore: qualcosa in questo esperimento non ha funzionato e Heidi si mostra estremamente restia ad aprirsi con Thomas. La narrativa di Homecoming non è e non vuole essere troppo lineare o prolissa, e anzi per metà stagione tende a formare un intrigante puzzle scomposto che bisogna iniziare a comporre tramite piccoli e sparsi indizi. Poi, però, le sezioni nel presente iniziano ad assumere sempre più importanza e spazio, in linea con la tensione che le discussioni via via più accese tra Heidi e Colin nel passato riescono a suscitare mentre il marcio dietro un'oasi di ristoro e recupero viene a galla. È una gestione brillante della narrazione, oltretutto evidenziata da un escamotage che giustifica il progressivo abbandono del passato e il focus maggiore nel presente. Purtroppo, è un passaggio idealmente geniale che non si concretizza nel migliore dei modi. Innanzitutto le sezioni puramente investigative risultano molto meno incisive di quelle nel passato, sia a causa di un personaggio come Thomas che fatica a risaltare all'inizio, sia per una qualità dei dialoghi piuttosto inferiore. Non sono pessime, sono comunque interessanti e godibili, ma si nota un netto scarto qualitativo, almeno fin quando il ritmo non si alza e si raggiunge il momento di svolta contemporaneamente nelle due linee temporali. Il mistero si svela, i contrasti esplodono e si assiste a scene dall'impatto emotivo devastante. E qui, proprio sul più bello, arriva uno schiaffo, il vero grande difetto di Homecoming: le ultime due puntate aggiungono poco o nulla, i ritmi si abbassano fino allo zero quasi assoluto, in sostanza l'ultima ora abbondante di visione è un lentissimo giungere a un finale toccante. Si tratta di una scelta ai limiti dell'incomprensibile quella di arrivare al climax troppo presto, alzare vertiginosamente i ritmi per poi abbassarli in maniera estenuante per due interi episodi. Non intacca il fatto che questa serie Amazon sia una delle più interessanti, originali e particolari degli ultimi tempi, ma mina in parte le ambizioni di un prodotto che avrebbe potuto essere quasi rivoluzionario.

Homecoming - stagione 1 Affascinante, frammentata, magnetica, Homecoming è sicuramente una serie particolare e unica, nonché una scommessa vinta da Amazon. Un prodotto che racchiude due anime, un thriller psicologico delicato e al contempo crudele e un dramma investigativo sui complotti di una corporazione - due anime ben realizzate ma su cui dominano incontrastati i ritratti della quotidianità dei soldati in procinto di tornare alla vita civile. In queste sequenze è racchiusa la forza dirompente di Homecoming, su cui aleggia lo spettro del misterioso gruppo Geist. le interpretazioni notevoli di attori come Julia Roberts e Bobby Cannavale e la regia semplicemente squisita di Sam Esmail confezionano un pacchetto da non perdere, che però crolla all'improvviso e anche in maniera molto brusca nel lungo finale dopo il suo momento migliore. Un peccato, ma questa serie nata da un podcast rimane a nostro avviso imperdibile.

8