Recensione Homeland - Stagione 4

Nuova ambientazione, nuovi intrighi e nuovi personaggi.. ma Homeland resta sempre pronto a sorprenderci.

recensione Homeland - Stagione 4
Articolo a cura di

Resta sempre difficile dover valutare un prodotto come Homeland: così introspettivo, psicologico, profondo, diverso da molte serie che attraversano ripetutamente i palinsesti televisivi americani, ma proprio per questo affascinante e intrigante al punto giusto. Dopo il finale della terza stagione poi ripartire con un nuovo ciclo di episodi che portino in auge nuovi punti cardine della serie (visto che gran parte dei precedenti sono stati spazzati via con un ending che definire conclusivo è poco) non era di certo impresa facile, come non lo era ricatturare l’attenzione di un pubblico e di fedelissimi ormai affezionati a determinati personaggi e determinate situazioni. Una sfida ardua e coraggiosa quella di rigettare la cara Carrie Mathison e i vari Saul, Peter e co. in pasto ad eventi e rivelazioni del tutto nuove, stanziati in quel di Islamabad e Kabul, nuova e ricorrente location di questa quarta stagione. Ma Homeland, a conclusione di questo ennesimo ciclo e con un biglietto di ritorno già confermato per il prossimo anno, ribadisce la sua imponenza e, seppur con qualche riserva, la capacità di rinnovarsi, laddove forse ben poche serie l’avrebbero fatto in maniera così riuscita.

Un lento inizio..

Siamo a Kabul, vari mesi dopo gli eventi che hanno portato a quel finale tanto straziante nonostante il suo essere “conclusivo”. Carrie, seppur ora a capo di un nuovo gruppo e intenzionata a sventare le minacce del “bad guy” talebano di turno, Haissam Haqqani, porta con sé gli strascichi delle tragedie che l’hanno irrimediabilmente segnata, e favorisce la creazione del forte spaesamento che lo spettatore si ritrova a vivere, catapultato in una nuova realtà “urbana” con nuovi personaggi e nuovi obiettivi. Un raid effettuato da droni durante un matrimonio senza la minima preoccupazione, un ragazzo sopravvissuto alla vicenda finito sotto la sua “ala” tutt’altro che protettiva e rapporti familiari sensibilmente compromessi denoteranno il forte cambiamento che la protagonista ha subito, con una première straniante e particolare, dove si respira un atmosfera di paranoia e decadenza, quasi di fastidio. Sensazioni che continuano per vari episodi, e fanno da apripista alle varie sottotrame che si svilupperanno gradualmente e che sfoceranno in un unico, grande, machiavellico dipinto, mostrando il vero leit motiv della storia. Fortunatamente, accantonate anche le vicende relative alla famiglia Brody, forse da sempre vero tallone d’Achille dell’intera serie. Carrie sembra priva di sensibilità, incapace di affezionarsi ancora ed in grado di abusare di tutto e di tutti (nel vero senso del termine) pur di raggiungere il suo obiettivo, noncurante di sforare anche in tabù piuttosto delicati. Intorno a lei, nuovi e vecchi personaggi fanno capolino tirando le fila di una vicenda che nel midseason è destinata a scoppiare come una vera e propria bomba ad orologeria, confezionando a catena episodi esemplari pregni di tensione e dove la parola d’ordine è non fidarsi di nessuno in alcun modo, ora più che mai. L’essenza di Homeland quindi resta invariata, e nonostante il lento carburare delle vicende appena entrati nel fulcro della storia ci sentiamo ancora una volta rapiti, affascinati, sedotti da un prodotto che non accenna a calare in alcun modo, ma che anzi riesce sempre nel momento forse meno probabile a colpire e andare a segno. Come sempre, merito va dato anche ai vari Mandy Patinkin (Saul), Rupert Friend (Peter Quinn) e Tracy Letts (Lockhart), che insieme alla sempreverde Claire Danes conferiscono spessore e anima ad ogni scena.

Un finale inaspettato..

Seguendo le orme delle passate stagioni ci ritroviamo ancora una volta ad analizzare i singoli comportamenti che le due fazioni principali della serie (la CIA e il terrorismo Islamico) assumono nel corso degli episodi, nel tentativo di giungere al proprio scopo. E, come sempre, è difficile capire il confine che separa il giusto dallo sbagliato, laddove entrambi i lati, seppur con i propri ideali, riescono a spingersi fin troppo spesso oltre punti limite rendendo la valutazione praticamente impossibile. Insomma, come in passato, è solo una questione d’interessi camuffati da ideali ad alimentare le stragi e le situazioni, e non esistono buoni o cattivi, ma sono tutti vittime e protagonisti di un unico teatro di guerra. Ancora una volta, sembra sia questo l’intento prefissato dagli autori, ossia quello di raccontare una storia che non abbia un lieto fine, ma che anzi risulti amara, tagliente, quasi irrisolta. Ed è lo stesso finale di stagione a donare queste medesime emozioni: dopo episodi letteralmente esplosivi, ci ritroviamo con una puntata particolarmente calma, molto introspettiva, dove a far da padrone ritroviamo i rapporti interpersonali tra i vari personaggi, riuniti dopo una catastrofe apparentemente irrisolvibile, che in realtà celava ben altri piani e misteri al suo interno. Viene fuori il vero fulcro della storia, una rivelazione che riporta tutti ad una situazione iniziale, e che riconferma l’animo corrotto dei singoli personaggi, nessuno escluso.
Un finale che ha fatto sicuramente storcere il naso a coloro che si aspettavano una conclusione molto più “canonica”, magari che non fosse eccessivamente conclusiva come quella della stagione precedente ma ugualmente appagante, e così non è stato; tuttavia con questo ending, in attesa di vedere come si evolveranno gli eventi, gli autori hanno ancora una volta ribadito lo spirito della serie, ben diversa da molti prodotti dello stesso genere, e proprio per questo valida e meritevole di visone e d’attenzione.
In definitiva, si è trattato di una stagione diversa dalle altre, che inizia in maniera lenta ma che procede spedita provocando una tensione in continuo aumento fino ad arrivare ad un finale che non tutti gradiranno, ma che pone le basi per un futuro sicuramente interessante.

Homeland - Stagione 4 Homeland, nonostante le riserve iniziali, riesce a sorprenderci ancora una volta, mostrando una storia amara e pungente, dove nessuno è innocente e dove esistono solo gli interessi personali, a qualsiasi prezzo. A dispetto di una stagione complessivamente valida e funzionale ritroviamo una parte finale forse un po’ troppo introspettiva, di forte impatto psicologico e poco “canonica”, che riesce però a dimostrare come ci si trovi dinnanzi ad un prodotto completamente diverso rispetto a tanti altri dello stesso genere.