House of the Dragon 1x02 recensione: l'ombra del trono

Dopo un inizio da record, lo spinoff di Game of Thrones continua il suo racconto mostrando i primi sviluppi e le prime macchinazioni

House of the Dragon 1x02 recensione: l'ombra del trono
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Dopo una lunga attesa, House of the Dragon ha debuttato sugli schermi di tutto il mondo raccogliendo consensi più che positivi. House of the Dragon ha battuto ogni record di visioni della piattaforma HBO, guadagnandosi anzitempo il rinnovo per House of thr Dragon stagione 2. Con molta probabilità, mantenendo le premesse mostrateci nei primi episodi, lo show di Ryan Condal e George R.R. Martin avrà l'opportunità di alzare ulteriormente l'asticella grazie a una struttura solida e coraggiosa.

Mettendo in mostra una caratura degna delle più grandi stagioni della serie madre, con tanto di enfasi su effetti visivi e comparto registico, le nostre prime impressioni su House of the Dragon sono state davvero incoraggianti. Nell'attesa di fornire una visione più completa del prodotto visto nella sua interezza, analizziamo il secondo episodio di House of the Dragon, dove il gioco del trono inizia a mostrare i primi vicoli di un dedalo d'intrighi e macchinazioni.

Sangue e nomi

Il secondo episodio dello show è il primo a mostrare la reale longevità interna alle vicende. Come accadrà anche nelle puntate successive, House of the Dragon copre un arco temporale assai ampio e ogni episodio prende corpo in periodi differenti. Questo, in particolare, è ambientato sei mesi dopo la scioccante dipartita della regina Aemma Arryn, e proprio dalle conseguenze di questo evento deriva il principale tema dell'episodio: il Re deve risposarsi per rafforzare la propria posizione.

Nonostante la nomina di Rhaenyra come erede possa garantire un futuro ai Targaryen, infatti, gli uomini in seno al concilio non sono particolarmente concordi sulla nomina della ragazza e sull'idea di una donna regnante sul trono di ferro. Dal canto suo, Rhaenyra è più che mai decisa a dimostrare a tutti coloro i quali hanno giurato al suo cospetto di essere degna dell'eredità Targaryen e non soltanto un elemento da sfruttare per allontanare dal trono le pretese dell'imprevedibile zio Daemon.

In questa doppia prospettiva si palesano tutti i dubbi, le colpe e i conflitti di re Viserys, il quale si trova costretto a mettere davanti le garanzie della corona al proprio lutto e al proprio dolore. Otto Hightower, suo Primo Cavaliere, sfrutta il momento in maniera esemplare e fa sì che sua figlia Alicent, cara amica di Rhaenyra, si avvicini al sovrano per alleviare le sue pene. Mantenendo il focus sui pretendenti al trono e su un conflitto a est che sembra imminente, attorno a Viserys si innalzano diverse ombre e pensieri sul futuro dopo la rivelazione della profezia (o promessa) del Ghiaccio e del Fuoco.

Mentre la principessa vuole mettersi in mostra e Daemon crea più di qualche grattacapo, le prospettive di una guerra si alternano alla corsa per trovare una degna compagna per il re, con diverse famiglie pronte a far carte false per piazzare una delle proprie discendenti sul trono. Tra macchinazioni e costanti contrasti mai del tutto velati, le sorti dei Targaryen giungeranno presto a un punto di svolta fondamentale per lo sviluppo delle stagioni a venire.

Maestria al servizio dell'opera

Per ciò che concerne gli elementi presentati, pare evidente che questa seconda puntata intenda concentrarsi prevalentemente sul plot e sul tessere le proprie trame, lasciando che l'azione esploda negli episodi successivi. Dopo il setup del primo episodio e le sue importanti rivelazioni, lo stile qui mostrato ricalca sotto molti aspetti i fasti di Game of Thrones sia per ritmo, sia per complessità nella scrittura. Eppure, le differenze in termini di gestione e concretezza sembrano persino esaltarsi rispetto a GoT.

Tutti i personaggi riescono a emergere nella loro caratterizzazione e l'intera gestione narrativa appare affascinante dall'inizio alla fine senza rallentamenti di sorta. In pieno stile caratteristico dello show HBO, dramma e inganni sono dietro l'angolo; l'atmosfera che si crea, tra scenografie sensazionali e atmosfere accattivanti, riesce a tenere incollati allo schermo facendo letteralmente volare il tempo della visione. Ciò che continua a spiccare è l'interessantissimo comparto registico, che sotto la direzione prima, e il coordinamento esecutivo

poi, di Miguel Sapochnik sta dando sfoggio di tutto il suo potenziale - con grande risalto a ogni frangente delle vicende e a ogni minima espressione dei personaggi, in attesa di grandi squilli action. Spiccano, proprio in questo senso, le interpretazioni attoriali in un contesto, quello della fortezza rossa, estremamente simile a quello di un palcoscenico teatrale: le caratterizzazioni dei personaggi emergono in tutta la loro unicità e permettono a molti di brillare. Su tutte, spiccano le interpretazioni di Paddy Considine, capace di mostrare un re ben più sfaccettato e complesso rispetto alla sua controparte cartacea, e di un magnetico ed enigmatico Rhys Ifans nei panni di Otto Hightower. A rubare lo show in ogni sua apparizione, tuttavia, è ancora una volta il principe Daemon di Matt Smith. A differenza del primo episodio il suo spazio su schermo è ben più risicato, visto quanto accaduto e visto il suo ritiro a Roccia del Drago, ma ogni momento in cui appare lascia il segno e ruba la scena con carisma e metodismo tipici di un antieroe completamente enigmatico e imprevedibile.

Con questo particolare personaggio, ben deciso a non cedere alle sue pretese verso il trono e disposto a qualsiasi cosa per riottenere il proprio titolo, lo show crea i presupposti per uno scontro ben più intricato e contorto di quelli che comprendevano i rampolli delle diverse casate di GoT. Non si raggiungono picchi come quelli del primo episodio in termini di violenza e crudezza, ma anche in questa puntata il comparto visivo mostrerà un preludio succulento ai grandi momenti bellici, tra Draghi in azione e sequenze mozzafiato.

All'ombra del trono

Confermando quanto mostrato nel suo episodio di debutto, House of the Dragon ha tutto per sfondare e riesce a mantenere un ritmo e una qualità elevatissime per prodotti della sua portata. Il rischio di fallimento è dietro l'angolo, ma la sapiente scrittura di Condal e la mano evidente e costante di Martin danno peso e possanza a uno show destinato a stupire non poco. Il successo del primo episodio era tutt'altro che casuale e l'opera in questione è sorretta da idee chiarissime così come da un budget d'altissimo livello.

Pur ricalcando le atmosfere di GoT, questo spin-off ne offre un superamento in termini di resa e di efficacia che potrà certamente risollevare il morale dei fan di vecchia data. Efficienza e chiarezza sono le parole chiave di un successo che sta prendendo largo e che mostra come HBO avesse le idee chiarissime in merito all'adattamento di Fuoco e Sangue. Con un comparto tecnico che si conferma sontuoso, salvo leggere sbavature in termini di effetti speciali, House of the Dragon racconta la propria storia in maniera eccellente. Attendiamo che gli eventi possano esplodere in tutto il loro caos.