House of the Dragon 1x05 recensione: punto di non ritorno

Dopo un intenso quarto episodio, lo spin-off di Game of Thrones alza ulteriormente l'asticella per accogliere i fan in un vortice di puro caos

House of the Dragon 1x05 recensione: punto di non ritorno
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Giunta ormai al giro di boa e a metà stagione, House of the Dragon conferma con grandissima forza di non aver più bisogno di presentazioni (e lo dimostrano anche i numeri impressionanti di House of Dragon). Lo spin-off di Game of Thrones è riuscito nel corso delle puntate mostrate sinora a riportare in auge lo stile che aveva fatto le fortune della serie ammiraglia, elevandone però lo spirito e la concretezza nella messa in scena. Con gli ultimi episodi ormai alle porte e un crescendo narrativo che non accenna ad arrestarsi, non è affatto avventato ritenere lo show di Ryan Condal e di George R.R. Martin un assoluto successo.

Come accennato nella nostra recensione di House of the Dragon 1X04, la serie in onda su Sky e NOW sta offrendo ai fan di GoT tutto ciò che avrebbero potuto desiderare: intrighi, tradimenti, draghi e battaglie fanno da spettacolare contorno a un'opera pensata in ogni dettaglio, dalle scenografie ai copioni. Cast e crew stanno dando il meglio di sé per offrire agli spettatori un prodotto talmente ambizioso da potersi distinguere a tutti gli effetti dal proprio progenitore televisivo, e finora ogni scelta sta pagando o addirittura superando le attese. Analizziamo insieme il quinto episodio.

Oscure Verità

Riprendendo la narrazione a pochissima distanza dagli eventi accaduti nell'ultimo, avvolgente episodio, lo show pare ricomporsi e mettere ordine dove precedentemente si era riversato il caos. Re Viserys (Paddy Considine) sembra ormai vessato dalle sue condizioni di salute e non può più offrire chiare garanzie in merito al proprio governo: ecco perché mettere al sicuro la propria discendenza diventa una priorità assoluta e Rhaenyra (Milly Alcock) non può che accettare il proprio destino di erede al trono.

Per quanto il sovrano sia inamovibile sulla propria decisione, adoperandosi in ogni modo per far sì che il suo volere possa compiersi, la visione di molti non è concorde con la prospettiva di una regina sul Trono di Spade. Riunire due importanti casate dell'antica Valyria sembra quindi l'unica decisione forte da prendere in considerazione. Rhaenyra sposerà Laenor (Theo Nate), figlio di Lord Corlys (Steve Toussaint), e insieme governeranno i Sette Regni assicurando un futuro roseo a tutta Westeros.

Le decisioni della principessa, tuttavia, hanno finora creato più di qualche grattacapo alla corona, al punto da portare all'allontanamento di Otto Hightower (Rhys Ifans) dalla posizione di Primo Cavaliere. Mentre la regina consorte Alicent (Emily Carey) si ritrova a fare i conti con le pressioni del padre e con ben più sconcertanti rivelazioni, intorno al trono si muove ben più di una mano invisibile. Lyonel Strong (Gavin Spokes) e la sua casata ottengono i principali favori del Re nel momento più critico della corona, tra i disordini causati da Daemon e i segreti di Rhaenyra.

Dopo quanto accaduto nella scorsa puntata, infatti, pare evidente che la principessa intenda preservare il proprio rapporto con ser Criston Cole (Fabien Frankel), mentre quest'ultimo sarebbe pronto a prendere decisioni ben più drastiche. Il conflitto del protettore di Rhaenyra sarà centrale in tutto l'episodio e segnerà uno dei più importanti punti di svolta che porteranno alla famigerata Danza dei Draghi.

Un futuro incerto

Se la scorsa puntata aveva dato spazio in modo particolarmente intrigante a una folle sequela di eventi scandalosi, il quinto episodio di House of the Dragon porta l'intensità a vette sorprendenti sia in termini di ritmo, sia in termini narrativi. Qui, lo show non sembra più lasciarsi agli ammiccamenti e al fascino, bensì colpisce direttamente chi osserva scena dopo scena: sfruttando appieno una cornice eccezionale, complice una fotografia splendida e degli scenari mozzafiato, lo sguardo della regia indugia sui momenti chiave enfatizzando al massimo ogni istante del dramma.

Lo sviluppo della trama volge verso angoli bui e spirali senza uscita, ma proprio qui Martin e soci trovano terreno fertile per tessere la propria tela e lasciare che lo spettatore affondi in un abisso di macchinazioni colme di pathos. In tal senso, tutti i dialoghi assumono sfaccettature estreme nella loro dinamica, lasciando ampio spazio all'emotività degli interpreti. Complice una colonna sonora sensazionale, soprattutto in alcuni frangenti, questa puntata offre almeno un paio di momenti da pelle d'oca - al pari, se non persino leggermente superiori, ai momenti apicali di Game of Thrones. Come già accennato a più riprese, la qualità in sede di scrittura e la versatilità del cast si configurano come i principali punti di forza di una serie che intende ancora stupire. In questo frangente, quasi tutti riescono a esaltarsi in favore di una maggiore spettacolarità per ogni azione o reazione: Frankel si rivela centrale nel suo conflitto interiore, mentre la Carey si esalta nei momenti clou della puntata in uno dei momenti più memorabili di tutta la serie.

Neanche a ribadirlo, Matt Smith e Milly Alcock rubano nuovamente la scena con la loro alchimia esplosiva, contribuendo a garantire una perfetta drammatizzazione degli eventi in attesa di ciò che verrà. La loro relazione è forse uno degli elementi più intriganti dello show, e l'idea di un prossimo recast per molti dei giovani interpreti lascia più di qualche sospiro per l'eccellente lavoro svolto dalla Alcock - sperando che Emma D'Arcy riesca a render giustizia a un personaggio tanto apprezzato dai fan.

Ottimizzando il tempo a disposizione, non sembra esserci una sola linea di dialogo che non appaia funzionale alle vicende o alla presentazione di personaggi più o meno noti. Il ritmo si mantiene costante e serrato mentre le vicende si alternano su schermo, lasciando a più riprese spazio per concentrarsi su un particolare punto di vista o sulle dinamiche di corte che più alludono a misteri e inganni. Pur ricalcando alcuni degli elementi tipici di GoT, anche quelli non propriamente innovativi, ogni elemento presentato svolge una specifica funzione e funge da preparativo alle scene successive.

La guerra che verrà

A rischio di risultare ridondanti, è sempre più evidente che HBO stia dando fondo a tutte le proprie energie per offrire agli spettatori del franchise un prodotto memorabile. Con l'arrivo della mid-season è tempo di prepararsi ai tanto paventati cambiamenti ormai all'orizzonte. L'ennesimo salto temporale che ci attende segnerà, con molta probabilità, il passaggio definitivo al tempo in cui una delle più sanguinolente guerre intestine ha cambiato per sempre il destino dei Targaryen e del Trono di Spade.

Pur non raggiungendo il fascino estremo della scorsa puntata, l'intensità di questo quinto episodio di House of the Dragon si mantiene su una posizione simile e per alcuni frangenti superiore, scaldando gli animi in vista del conflitto con una summa esemplare di tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di Game of Thrones e del suo stile inconfondibile. Con un lavoro così intrigante e ben congegnato, l'opera di Condal, Martin e Sapochnik rende l'attesa per le settimane a venire sempre più trepidante.

House of the Dragon Premendo l’acceleratore con grande astuzia, il lavoro di Condal e Martin non smette di stupire e appare sempre più convincente. Sorretto da una compattezza e da un equilibrio fra le varie parti della produzione senza pari, il progetto ispirato a Fuoco e Sangue è ormai consolidato e intende alzare ulteriormente l’asticella nella seconda metà di stagione. Prepariamoci a importanti cambiamenti, nella speranza che l’opera possa mantenere quanto di buono mostrato finora.