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Il mio grande amico Dude: recensione della serie teen comedy su Netflix

Una storia di amicizia e superamento dei propri limiti, creata per un pubblico giovane, ma con importanti spunti di riflessione

recensione Il mio grande amico Dude: recensione della serie teen comedy su Netflix
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Le commedie per i più giovani rischiano spesso di essere tacciate di eccessiva superficialità. Il mio grande amico Dude, comedy pre-adolescenziale disponibile tra le serie TV Netflix di gennaio 2020, riesce a smentire questo luogo comune, rappresentando con originalità, sensibilità e piglio leggero un problema comune a molti giovani che si devono rapportare con il mondo. Creata da Erica Spates e Sam Littenberg-Weisberg, questa serie suscita al tempo stesso divertimento e riflessione, man mano che lo spettatore segue le imprese del protagonista alle scuole medie.

Il disturbo di ansia sociale in una rappresentazione originale e adatta a tutti


L'undicenne Noah Ferris (Jace Chapman) è affetto da tempo da un forte disturbo di ansia sociale, che lo ha costretto a essere educato a casa dal padre. Con l'inizio delle scuole medie, Noah decide tuttavia di tornare in classe, aiutato dalla presenza di un cane da supporto emotivo, il simpatico Dude (a cui presta la voce originale l'attore Steve Zahn). Grazie a Dude e ai nuovi amici Simon (Mauricio Lara) e Amara (Sophie Jaewon Kim), Noah compie ogni giorno tanti piccoli passi per affrontare situazioni scolastiche quotidiane, in una storia non sempre perfetta sul superamento dei propri limiti e sul valore dell'amicizia. Nonostante sia diretta a un target principalmente adolescenziale o pre-adolescenziale, Il mio grande amico Dude ruota attorno a una problematica seria e ai suoi risvolti, spesso molto pesanti per chi ne è affetto.

È il tono leggero della serie a smorzare le punte più drammatiche, conducendo il protagonista attraverso un percorso edificante.
L'ansia sociale è un disturbo che si manifesta con un forte disagio nei confronti delle attività di socializzazione, per la paura di essere giudicati anche nelle più semplici azioni. Talvolta, in caso di ansia sociale o in presenza di altri tipi di disturbo, può essere d'aiuto la cosiddetta Pet Therapy. È proprio così che entra in scena Dude, cane di supporto emotivo tutt'altro che perfetto, ma molto attento ai bisogni del suo padroncino.

Accanto alle buone interpretazioni degli attori protagonisti e dei personaggi secondari, il punto forte de Il mio grande amico Dude risiede proprio nella rappresentazione del disturbo d'ansia sociale.
Con la maggiore diffusione di disagi come l'ansia e la depressione non è sempre facile dare loro la giusta visibilità. Il rischio di banalizzare questi problemi è sempre dietro l'angolo, soprattutto quando la loro rappresentazione nei media è diretta a un pubblico giovane.

La serie Netflix riesce a raffigurare l'ansia sociale sia con maturità che con originalità, evitando che gli spettatori vivano il problema di Noah come una condizione a loro del tutto estranea. I creatori della serie abbattono le distanze tra protagonista e pubblico, permettendo a chi osserva di percepire l'inquietudine di Noah, di sentire la paura di essere giudicato.

Questa volontà di suscitare empatia viene agevolata dall'uso sapiente e ironico degli effetti speciali. In una qualunque situazione di disagio, Noah non prova solo ansia, ma crede di essere inghiottito dal pavimento, rincorso dagli zombie, minacciato da pirati e pagliacci inquietanti. Non sarebbe servito a nulla, di fronte a un pubblico di giovane età, spiegare l'ansia sociale a parole, ma la rappresentazione simbolica dei suoi sintomi rendono la serie eloquente, innovativa e gradevole.

Situazioni realistiche e personaggi che conquistano

Si percepisce - nella regia, nei dialoghi e nelle situazioni - quale sia il vero target della serie. Il mio grande amico Dude mantiene sempre i toni della commedia, pur senza banalizzare gli eventi che più sconvolgono la tranquillità di Noah. Come molte altre teen comedy, rischia tuttavia di presentare alcuni stereotipi e di tralasciare qualche approfondimento importante.
Il ventaglio dei personaggi è al tempo stesso un punto forte e un difetto di questo titolo, poiché alla profondità di alcune figure si affianca la scarsa indagine psicologica di altre. Il racconto di Noah e del suo disturbo è frutto di una buona analisi, così come il ruolo di Dude nella lotta all'ansia sociale del ragazzino. La brevità dei soli otto episodi non permette tuttavia di approfondire anche la vita familiare di Noah.

Possiamo vedere la vicinanza di due genitori molto apprensivi e il supporto della sorellina di nove anni, Embry (Laurel Emory), ma non abbiamo modo di assistere più attentamente al rapporto tra queste figure.

Anche il buffo e vitale amico Simon non sfugge a qualche cliché, ma risulta comunque un elemento valido nella serie. Spiccano per determinazione e sicurezza di sé l'amica e la sorella di Noah, la prima intelligente e razionale, la seconda intraprendente, spigliata e più matura della sua età.

Il mio grande amico Dude Grazie a un tono amichevole e all'originale rappresentazione del disturbo d'ansia sociale, Il mio grande amico Dude riesce nell'intento di raccontare con leggerezza una problematica molto diffusa, soprattutto nei più giovani. La simpatica presenza di Dude, il rapporto che il cagnolino instaura con il protagonista e il supporto di alcune ottime figure di supporto, rendono questa serie teen un prodotto gradevole e divertente, sebbene in alcuni personaggi manchi un ulteriore approfondimento psicologico.

7.5